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La Musica Italiana secondo noi
a cura di Leonardo Marrone
Benvenuti nello spazio dedicato alla musica italiana. Aggiorneremo periodicamente questa pagina scegliendo alcune opere tra gli artisti italiani tra
passato e presente. Abbiamo percio' creato ad hoc tre sezioni in cui troverete le nostre scelte: una prima ''Indie'' (Musica indipendente)
intendendo perlopiu' artisti giovani o che in un particolare periodo della loro carriera hanno scritto opere molto particolari o totalmente fuori ogni
schema (Area, Cccp, Skiantos, Bugo, Giardini di Miro' eccetera eccetera). Una sezione ''Popular'' dedicata invece agli artisti di maggior successo
che hanno attraversato e attraversano tuttora le classifiche e che un po' tutti gli italiani, per amore o per odio, conoscono (Vasco, Elisa, Baglioni,
Tiromancino eccetera eccetera). Un ultima sezione ''I classici del passato'' con alcune delle opere che ormai fanno parte della cultura popolare
italiana (Battisti, De Andre', Dalla eccetera eccetera).
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Qualcuno forse lo ricorderaf, agli inizi degli anni ottanta, nei panni dell'affascinante front man dei Moda: una delle comete che attraversarono il panorama musicale italiano di quegli anni e che per un istante sembrarono la risposta autoctona alle mode new romantic di matrice anglosassone (fra tutti i "falsi miti di successo", parafrasando una verso di Battiato, citiamo per importanza e longevitaf almeno i Duran Duran). Proponevano un pop intelligente, raffinato, ben fatto ma soprattutto, aspetto distintivo, cantato in italiano. Questfultima caratteristica era un particolare non indifferente che mostrava un notevole coraggio e un'ingenuita' di fondo ammirevole. Una scelta di stile che fece poi scuola a tutta una pletora di band italiane. Lo scotto che si pagava all'epoca scegliendo l'una o l'altra strada ("italiano si, italiano no") poteva essere molto caro; rispondendo piu' o meno positivamente a esigenze commerciali e di autoaffermazione piuf consitenti. Cantare in inglese (o in tedesco o in francese...) era una mezza garanzia (o cosi sembrava) e poteva significare riuscire a creare intorno a se' un'aura meno "provinciale", tentando cosi di promuoversi anche al di fuori dellfItalia. Insieme ai Moda pero' furono tanti i progetti che dopo le prime smanie giovanili convissero spontaneamente questo ritorno progressivo all'uso dell'italiano, allfidioma dantesco. Di primo acchito ci vengono subito in mente gli intramontabili Litfiba, i CCCP, i Diaframma. Fu forse il riflesso condizionato di un'insieme di aspetti: da una parte, con tutta probabilita', la sicurezza in una maggior padronanza nell'uso della propria lingua rispetto allfinglese; dall'altra, una piu' controllata "coscienza" poetica nellfesprimersi con il proprio idioma; piu' semplicemente per seguire una voglia del tutto irrazionale e rivoluzionaria. Si cominciava cosi, sempre piu' spesso, a scegliere di cantare in italiano le proprie liriche (con risultati anche di grande pregio) innestando pero' una sensibilita' tutta "italica" su modelli musicali ancora non mediterranei.Riassaporare con le orecchie di oggi alcuni dei brani dellfepoca firmati dai Moda ef una sfida non indifferente. Fatto ef che le tracce inserite in questa bellissima collezione dal titolo gChimentidanzasilendah (spiegheremo piu' approfonditamente il titolo qualche riga piu' sotto) come gSe fossih e gAmericah(da "Canto Pagano" del 1987) messe proprio in apertura del cd, non sfigurano affatto accorpate insieme al materiale che lfautore ha realizzato solista negli anni a seguire sino ad oggi (da gLa maschera del corvo nero ed altre storieh del 1992 a gVietato morireh del 2004). La delicatezza della sua voce, capace perof anche di bruschi cambi di registro, lo accosta ad un autore inglese con il quale Andrea ha collaborato e ha realizzato insieme la bellissima elegia "Ti ho aspettato". Stiamo parlando di David Sylvian. Tutto sommato il percorso dei due artisti, praticamente coetanei (Andrea ef del f59, David del e58) ha diversi punti comuni: tra cui gli inizi, che conciliano in entrambi pulsioni sperimentative a soluzioni marcatamente pop, il successo commerciale quasi sfiorato, la carriera solista volta ad un maggiore intimismo poetico e di ispirazione. Fino allfincontro, diretto, di questi due poeti della musica contemporanea e alla realizzazione di un'opera insieme (il brano sopra citato).
Danza Silenda ef una retrospettiva. Non la solita collezione. Questo innanzitutto per la scelta dei brani che ricostruisce agilmente, senza particolari lacune e invece con molti pregi nella selezione, lo sviluppo di Andrea come cantante e come autore delle proprie canzoni. In secondo luogo per lfidea di allegare al cd musicale un dvd che crea quattordici sfondi ad altrettanti brani che compongono la collezione stessa. I filmati sono realizzati in collaborazione con Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo per la compagnia di Danza Silenda (Caen-Bassa Normandia-Francia) del duo fondatore "Festina Lente" (Laura Simi e Damiano Foa) che danza e coreografa quattordici delle sedici tracce del disco. Il lavoro di questa compagnia e' concentrato intorno al movimento inteso come "il pensiero fisico". Come amano definirsi, si tratta di gcollezionisti di movimentih interessati al processo di trasformazione delle emozioni in movimento. Collaborano spesso con altri artisti e sono continuamente impegnati in rappresentazioni che coinvolgono i bambini delle scuole materne, elementari e medie, bambini in difficoltaf, persone della terza etaf, ragazzi del liceo, studenti universitari, professori, amatori di danza e teatro, attori, danzatori. Il legame tra immagini e musica rimane costante e con rari momenti di scollamento. Un ottimo esperimento, sempre gradevole e seppur di approccio improvvisativo e sperimentale, estremamente fruibile e godibile. La raccolta gChimentidanzasilendah risulta cosi il migliore dei modi per avvicinarsi allfopera di Andrea assaporandone i molti aspetti della sua arte e dei suoi passaggi nel tempo. Nulla togliendo al piacere e alla fruizione di chi invece vuole semplicemente acquistare un cd, metterlo nel proprio lettore e degustarsi unforetta di buona musica! (e nel caso del dvd, godersi invece un bello spettacolo di danza). Ricordiamo che nel frattempo lfetichetta Soffici Dischi si ef presa premura di rimettere in circolazione il capolavoro gperdutoh dellfautore, gLfalbero Pazzoh(Soffici Dischi/Santeria, 2007) uscito originariamente tredici anni or sono per la serie economica gI taccuinih dellfallora attivissimo Consorzio Produttori Indipendenti. Un pezzo importante della musica italiana che fa da pari con questa ultima compilazione e che chiude il cerchio, almeno per ora, sullfopera di un autore colto forse poco visibile ma di una importanza imprescindibile per lo sviluppo del cantautorato italiano in questi ultimi due decenni. Unfultima curiositaf: troverete tra i filmati contenuti nel dvd in allegato allfultima versione deluxe di Siberia dei Diaframma (cd+dvd, Self 2007) alcuni preziosi ed interessanti frammenti di interviste e di sequenze live dei Moda finite del box dei Diaframma per una strana e fortuita coincidenza. Si tratta infatti di un documentario dellf84 (o dellf85) nel quale venivano messe a confronto due promettenti giovani band del momento: i Diaframma di Fiumani e di Sassolini, per lfappunto, e i Moda di Chimenti. Tra il serio e lo scherzo, questi enfant prodige proponevano la propria visione dellfArte e della Musica in un periodo di forti contrasti non solo in ambito artistico e musicale (tutta la questione sul rapporto immagine-contenuto sollevata delle mode musicali del tempo) ma anche sociale e politico. Consigliatissimo! Abbiamo parlato con Andrea, qualche tempo fa, proprio nei giorni delle elezioni in America... ne ef uscita una interessante intervista. Grazie anche alla preziosa intercessione del suo manager, Roberto Bardelli, responsabile della bella etichetta Soffici Dischi. Leonardo: Ti vorrei chiedere una cosa che forse ti sembreraf un pof strana e spero non la troverai offensiva (non ef nelle mie intenzioni!) e con la quale iniziare lfintervista; una prassi che qui e' qualcosa di molto importante nella vita sociale dei giapponesi, nellfinterazione con lfaltro: la propria presentazione. Andrea: Principalmente sono una persona emozionata di vivere... cerco di tradurre questa emozione e trasmetterla attraverso la musica, il teatro e quando posso attraverso lfimmagine. Il mio primo mestiere e' stato disegnatore di cartoni animati, ma con gli anni la musica ha preso il sopravvento diventando la mia occupazione principale. Oggi scrivo canzoni, musica per film e teatro. L.: Tempo fa (scusa la lunga premessa alla domanda) proprio come abbiamo fatto ora con te, abbiamo raggiunto per mail Federico Fiumani. Usciva un suo libro e tante band gli tributavano un cd di cover intitolato, non a caso, gil Donoh(Self 2008). Ci sembrava il momento giusto - oltre che qualcosa, nel nostro piccolo, di dovuto - per intervistarlo e pubblicare poi questo testo, anche in giapponese, nel nostro sito. Alla nostra proposta lui ha evitato di replicarci con un diniego secco, rispondendoci con il distacco intellettuale che solo un personaggio della sua cifra riesce a gestire con tale nonchalance: ci ha detto gnon credo che qualcuno in Giappone possa essere interessato alla mia musicah. La sua affermazione (comprensibilissima, ma che ci ha un pof rattristato, sminuendo in parte anche il significato del nostro lavoro in toto!) riassume in effetti un problema: la trasmissione di un messaggio pensato in una determinata lingua (e con un certo background culturale) che viene tradotto in un idioma di un paese parecchio distante, anche culturalmente, dallforigine. Tralasciando ora gli aspetti che avvicinano e allo stesso modo allontano due artisti e due interpreti della musica italiana come Fiumani e Chimenti, ti vorrei allora chiedere, in merito a questo discorso: ritieni che esistano realmente delle barriere che, ad esempio, possano filtrare le attenzioni e gli interessi di ipotetici fruitori dellfArte, della Musica in particolare, tra un parte e lfaltra, nel mondo?Anche la gsensibiltafh avrebbe dunque dei luoghi geografici, fisici, ben precisi, delle ginfrastruttureh che realmente la provincializzerebbero? A.: Ricordo un aforisma di Confucio: gPer natura gli uomini sono vicini, l'educazione li allontana.h Io credo che la Musica, la Poesia, lfArte in generale abbiano proprio lo scopo di riscoprire la vera natura dellfUomo, andando a cogliere il centro, il significato ultimo, quello che sta allforigine. Quando lfarte arriva a cogliere il reale significato di cio' che ci circonda diventa totale, parte di un tutto dove tutti sono cittadini. Come la stessa frase di Confucio riesce a comunicare un messaggio importante a me dopo 2500 anni provenendo da una diversa cultura dettata non solo dalla geografia ma anche dal tempo, credo che allo stesso modo e con maggiore facilita' un contemporaneo possa comunicare il proprio gsentireh ad una cultura lontana. Ef proprio vero che spesso e' glfeducazioneh ad allontanarci creando inutili sovrastrutture che portano inevitabilmente a separazioni. Questo lo accetto nel semplice vivere del quotidiano, nella politica, folklore, usanze, costumi ecc... ma non nella comunicazione che passa attraverso il profondo, non nellfArte.
A.: La mia formazione nasce da molte cose disparate. Ho amato la musica classica cibandomi di questa per molti anni. Mio padre mi ha cresciuto insegnandomi ad amare questo genere di musica, avviandomi anche allfascolto del jazz , ma questfultimo non mi ha mai conquistato definitivamente. Ricordo che da ragazzo mi prestarono un disco di David Bowie g Dimond Dogsh. Rimasi folgorato dalla copertina in cui era ritratto Bowie mezzo uomo e mezzo animale...e' da li che ho iniziato ad appassionarmi al rock britannico che ha influenzato le mie scelte artistiche. Contemporaneamene ci sono stati autori italiani che ho apprezzato per la grande capacita' di cantare la loro poesia come Fabrizio De Andre', Fausto' (ricordo un suo album straordinario: gPoco Zuccheroh), alcune cose di Fossati. Ricordo negli anni f70 gli Area con la sperimentazione vocale di Demetrio Stratos, lo splendido disco gAriah di Alan Sorrenti. Poi sono seguiti gli anni f80 nei quali mi sono ritrovato uno dei protagonisti con il mio gruppo di allora i gModah, che insieme ai Litfiba, Diaframma e altri gruppi abbiamo in qualche modo aggiunto dei tasselli importanti alla storia musicale in quegli anni e sicuramente influenzandoci a vicenda. L.: Ef uscito questo tuo nuovo lavoro che raccoglie tanti tuoi brani del passato e un nuovo progetto in dvd. Con quale criterio hai scelto le canzoni a rappresentare il tuo percorso artistico nel cofanetto gChimentidanzaSilendah? Potresti parlaci allora un poco dei tuoi dischi e dei suoi progetti, entrambi tra quelli che hai realizzato in collaborazione anche con altri artisti, che ritieni fondamentali nel suo percorso artistico sino ad oggi? A.: A volte accade che certi avvenimenti influenzino il mio lavoro, credo che sia una cosa inevitabile per chiunque. Cerco pero' di non parlare in modo diretto di certe problematiche... ad esempio non amo che la politica si mescoli alla mia canzone... e' lo stato dfanimo che mi interessa, lfemozione che scaturisce dagli avvenimenti, privati o pubblici che siano. L.: Come ti poni nei confronti del mondo, non solo artistico, ma anche culturale, sociale e - scusami se te lo chiedo - gpoliticohdel tuo paese, oggi? A.: Sono molto critico nei confronti del mio paese, critico perche' lo amo molto. Purtroppo ogni volta che esco fuori dallfItalia mi vedo costretto a fare dei paragoni e il mio paese ne esce sempre perdente. Io sono molto di parte, me ne rendo conto, ma trovo che in Italia si faccia pochissimo per la cultura mentre, al contrario, si fa moltissimo per rimbambire la gente. Ormai e' un dato di fatto, basta accendere le nostre televisioni. La gioventu' e' traviata da uno stile di vita ridicolo che tende ad omologare e a svuotare le coscienze. Sembra di vivere in una sorta di prolunga del miracolo economico degli anni f60, ma dove tutti si lamentano e allo stesso tempo spendono in miriadi di stupidaggi inutili, viviamo in uno scenario fatto di impalcature che sorreggono una scenografia colorata che riesce a malapena a restare in piedi... dietro a tutto questo cfe' il nulla pronto a divorarci appena apriremo i nostri occhi. Credo che questo sia un male che ammorbi gran parte delfoccidente, ma lfItalia ne e' lfemblema diventandone quasi caricatura. L.: La Musica, oggi, sembra aver raggiunto il suo grado massimo di globalizzazione. A volte, spesso, si ha lfimpressione che sia stato giaf detto ed espresso tutto e ci si trovi sempre di fronte a qualcosa di giaf sentito; che lfArte sia arrivata davanti a un muro. Cosa pensi di questo fenomeno e quanto lo ritieni reale o meno?
A.: La contaminazione non e' una scelta, ma unf inevitabile strada da percorrere. Oggi io mi trovo a dover necessariamente interagire con altre culture presenti dove vivo. Lfunica strada e' la contaminazione e se questo non avviene e' la rottura prima di tutto sociale. Se non siamo disposti a mettere in discussione la nostra cultura, renderla permeabile a nuove realta' e' semplicemente la collisione e lfannientamento. Questo avviene anche in campo artistico, almeno per quella frangia che lavora in prima linea dove si sperimentano nuove soluzioni, nuovi linguaggi. In musica e' stata realizzata la nona sinfonia di Beethoven fino al silenzio di John Cage... e' stato espresso se non tutto... direi molto, moltissimo! La strada della commistione, della contaminazione e' quella che puo' regalarci vitalita' e speranza. L.: Un'ultima domanda... abbiamo contattato in questi giorni un altro artista italiano che apprezziamo molto: Garbo. Come te, ha percorso una strada a tratti non priva di punti in comune al tuo cammino artistico; raggiungendo perof, oggi, risultati e una maturazione certamente molto diversa dalla tua. Anche lui ha dato alle stampe, in questi ultimi mesi, un ottimo lavoro che ne segna profondamente la maturitaf. Se avessi lfoccasione di incontrare Garbo - diciamo anche virtualmente, come adesso ti offriamo noi tramite questo testo - per un veloce scambio di idee, che cosa vorresti dire a questo tuo gidealeh compagno di viaggio?
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"Disegna la parte finale del mio sogno!"Formula dirompente quella di Miro + Abbiamo raggiunto per mail, qualche tempo fa, Miro e Maurizio che come altri artisti contattati hanno risposto con estrema gentilezza alle nostre domande. Leonardo: Mi dicevi che se dovessi consigliare un tuo disco a ascoltatore giapponese sarebbe sicuramente gSiberia"... ci spieghi il perche' di questa scelta? Miro: Credo fortemente nella trilogia "Siberia"... "Tre volte lacrime"... "Boxe" i primi tre album dei Diaframma hanno "segnato" la storia del rock italiano... sono soltanto tre dischi e' vero ma... fanno parte di un percorso unico... concatenato... inseparabile... e come in qualsiasi trilogia (le arti figurative... il cinema ... la letteratura) vanno ascoltati tutti in ordine cronologico... l'ordine della crescita e della maturita' artistica. Probabilmente un ascoltatore giapponese lo farei iniziare da qui... dalle cose che ho fatto con i Diaframma negli anni 84/89; sembra pura presunzione... ma ti assicuro che non lo e'... (non me ne vogliano gli altri grandi gruppi del rock italico di allora!) inoltre consiglierei l'ascolto del "Progetto Van Der Bosch": il mio personale iter musicale dal 1992 al 1997 in pratica il "dopo Diaframma"... e' tutt'ora materiale inedito... pronto per essere valutato alla luce delle sonorita' attuali. L.: Maurizio, che ne pensi? Quali dischi regaleresti a un amico giapponese? Maurizio: Sicuramente mi piacerebbe che scoprisse i (P)neumatica con gLe cose cambianoh. Non tanto perche' realizzato in combutta con Miro, ma piuttosto perche' come ovvio, gli ultimi lavori per chiunque si esprima con una qualsiasi arte, sono i piu' attuali, fotografano la propria gsalute mentaleh in quel momento, sono i piu' maturi artisticamente. Dovrebbero poi non perdersi le cose che io ho amato negli ultimi 30 anni e che quindi mi sentirei di consigliare: gSiberiah dei Diaframma, gDesaparecidosh dei Litfiba , gAffinita'-divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore eta'h dei CCCP, per quanto riguarda gli anni f80. gCatarticah dei Marlene Kuntz per i e90. Sullfultimo decennio mi metti in difficolta'... L.: Cambiamo argomento... Questa domanda ef una sorta di provocazione...Tante volte in Giappone ci e' capitato di sentirsi citare, vuoi per scherzo, vuoi per caso, diversi stereotipi sugli italiani... in questo periodo, poi! Vuoi seriamente o vuoi anche soltanto per sentito dire. Gli italiani, anche per come vanno da sempre le cose nel nostro paese, spesso vengono etichettati, nel bene nel male, per quelli che dallfesterno sembrano essere gli interessi e le attivitaf principali, per antonomasia, dellfitaliano medio: hmangiare, cantare, amoreh. Quanto vi sembra reale questo stereotipo? Miro: Ef decisamente uno stereotipo... non solo in Giappone... questo non mi scalfisce piu' di tanto sappiamo quello che siamo stati... e quello che possiamo ancora offrire certo non possiamo ne dobbiamo affogare nella nostra memoria storica ne farci travolgere dalla bellezza della nostra arte... l'Italia possiede i due terzi del patrimonio artistico mondiale inoltre... ricordo a tutti che abbiamo un marchio di fabbrica che ci contraddistingue in tutto il mondo... il genio del nostro inimitabile stile certo... servono innesti di risorse innovative... che tengano il passo con i tempi stuprati e iperattivi del terzo millennio ma vi assicuro che vivere in questo paese e' meraviglioso la cosa che piu' detesto... in generale e' l'indifferenza verso il prossimo... l'inesistenza delle relazioni umane... la speranza ingannata... lo sbadiglio di chi se ne frega... la superficialita' del sorriso altrui... perche' alla base della convivenza fra i popoli esiste l'inizio di un ipotetico dialogo fra me... e chi la pensa diversamente... da me e per fare tutto questo devo essere capace di comunicare quindi offrire dell'ottimo cibo... cantare una bella canzone con voce tenorile... fare all'amore... e' il buon viatico del saper vivere direi che come "stereotipo"... non e' poi cosi male! Maurizio: Penso che questo sia uno stereotipo diffuso un pof dappertutto nel mondo. Ef un dato di fatto che quando siamo allfestero la prima cosa che ci viene in mente per sbarcare il lunario e lfarte del cucinare. In questo siamo imitatissimi, mi e' capitato di vedere ristoranti spacciarsi per italiani ma gestiti dalle etnie piu' disparate, dai nomi ridicoli e dai menu' pieni di errori di ortografia come la gPizzeria Napoli Erezioneh a Berlino, questa emulazione vorra' pur significare qualcosa. Per quanto riguarda la canzone poi non abbiamo rivali, i nostri classici, anche quelli della tradizione dialettale sono conosciuti e cantati da tutti. Per quanto riguarda lfamore invece siamo decisamente in calo, sia dal punto delle prestazioni che da quello della fama. In ogni caso e cosa che facciamo comunque e' importante avere stile, il famoso gItalian styleh.
Miro: Sinceramente allineo l'Italia... con tutti i suoi problemi... e le ataviche contraddizioni al resto dei paesi europei industrializzati... ne piu' ne meno veniamo da una situazione storica che ci accumuna da secoli ci siamo scambiati... imperatori... re... papi... santi... e malavitosi e' un grande imbroglio far sprofondare il mio paese nella melma... mentre il resto dell'Europa convive con i suoi innumerevoli fantasmi direi... invece... che questa fantomatica democrazia occidentale se e' realmente esistita... si e' persa nei meandri del Mediterraneo o fra le stanze segrete del parlamento europeo vedi... non so perche' mediaticamente tutto quello che accade in Italia viene amplificato all'ennesima potenza mentre cio' che succede altrove non e' altrettanto..."pubblicizzato" vorrei far notare che tutto nel vecchio continente e' collegato da una fitta trama visibilissima agli occhi di molti osservatori fatta da immigrazione... disoccupazione... ignoranza... razzismo... intolleranza... bestiale violenza mancanza di fede (una qualsiasi) mi domando?... se quello che riusciamo a vedere o ad intuire ci fa cosi tanta paura... tutto quello che non ci dicono le cose che non ci fanno vedere quello che accade e non ci viene riferito quanto puo' essere pericoloso? QUANTO? infine... vorrei sottolineare come sia semplice guardare il giardino dell'altro e constatare quanto sia sporco... senza far niente per il proprio... Maurizio: Ho vissuto gli ultimi due mesi a Berlino e sono quindi tornato in Italia da pochissimi giorni. Ho optato per il black-out dellfinformazione e devo ammettere che il rientro e' stato traumatico. Dal punto di vista mediatico in Germania non si parla granche' del bel paese tolte due interviste di approfondimento a Nanni Moretti e Massimo Carlotto ovviamente improntate sul gcavaliere neroh. Principalmente sono trapelate le immagini dei soldati e delle camionette nelle strade che fanno tanto Kabul dopo lfentrata in vigore del pacchetto sicurezza e qualche curioso fatto di cronaca. La cosa che mi ha colpito e' che in questo caso i tedeschi, quelli nelle gkneipeh, sono molto meglio informati di noi, ma soprattutto sono molto piu' preoccupati di quanto lo siamo noi della nostra stessa situazione. Allfaeroporto di Milano tre italiani che stavano andando in vacanza in Sardegna hanno discusso per almeno 15 minuti su quale acconciatura di capelli donava di piu' alla Pivetti, pseudo-presentatrice TV, leghista, la piu' giovane ex-presidente della camera dei deputati, il livello e' diverso. Tutto questo mi fa pensare che con gli illustri artistici e letterati antenati, lfattuale popolo italiano ha ben poco da spartire. Non e' neanche il caso di prendersela tanto con la classe politica che mai come attualmente e' degna e fedele rappresentanza del popolo. Non voglio fare di tutta un erba un fascio ne voglio essere troppo severo e disfattista nei confronti della nostra nazione. Non tutto e' da buttare ma per risollevarci bisogna lavorare davvero tanto. Per quanto riguarda lferba del vicino poi non tutto e' da esaltare e da promuovere, nella capitale tedesca ho dovuto aspettare tre ore ad un pronto soccorso e poi dicono della malasanita' dellfItalia meridionale...
Miro: Fin da piccolo ho sempre associato il Giappone alle formidabili onde di Katsushika Hokusai... uno dei mie pittori preferiti in assoluto le sue spettacolari trentasei vedute del monte Fuji... la forza dei particolari nelle scene quotidiane la sorprendente descrizione della sua terra... le meravigliose vedute d'insieme... il tratto di una contemporaneita' sconcertante per un artista dell'800 sono alla base della mia ammirazione per questo straordinario paese se attraverso il "Grand Tour d'Italia" tanto caro a Goethe... gli osservatori i viaggiatori del passato scoprivano il "bel paese" i grandi maestri della pittura giapponese... oltre a Hokusai... penso a Utamaro, Masanobu, Hiroshige, Harunobu, Moronobu, Ando... sono stati per me una vera rivelazione... posso dire che ho scoperto il Giappone attraverso i lori dipinti ancora oggi le arti figurative giapponesi contemporanee mi seguono ovunque... adoro Yamamoto e considero Yoshihara il piu' importante artista giapponese del XX secolo quando posso non mi lascio sfuggire una mostra... un evento sono d'accordo sul principio della forte convergenza fra due culture completamente opposte sulla diversita' che attrae... Maurizio: Ho grande e profonda ammirazione per tutti quei paesi che nonostante siano usciti con le ossa rotte dalla 2‹Guerra Mondiale, si sono risollevati riuscendo a diventare delle vere e proprie super potenze. Personalmente e contrariamente da quello che si possa pensare, sono affascinato da quello che ha rappresentato la cultura giapponese nellfantichita', quella classica e medioevale dei guerrieri samurai. Se un giorno mi dovesse capitare di visitare il Giappone e' proprio da li che inizierei il mio approfondimento. L.: Miro, se dovessi presentarti ad un paese che non ti conosce ancora, che cosa diresti di te stesso? Chi ef Miro Sassolini? Miro: Io... Miro? Abito l'Arte ma non gli pago l'affitto sono un uomo che si affida alle emozioni nel mio percorso non vorrei coinvolgere nessuno perche' se dovessi sbagliare... finirebbero per pagare (anche) gli altri non ho paura di imbattermi in un temporale non perdo tempo nel cercare un riparo tanto finirei con il bagnarmi lo stesso invece... aspetto che la pioggia inzuppi il mio corpo dopo un pof... la sensazione di essere un tutt'uno con essa e' stupenda... indescrivibile ecco cosa direi di me non sono un uomo qualunque... L.: Tra il tuo primo e storico album con i Diaframma gSiberia", passando per "Tre volte lacrime" e tutto il resto fino a questa ultima collaborazione con i (P)neumatica e in attesa di un nuovo lavoro tutto tuo, quale canzone (o quali canzoni), quale passaggio o melodia pensi ti rappresenti di piuf? Ci sono delle liriche o delle parole che hai scelto per i tuoi testi (o hai deciso insieme a Federico al tempo) delle line melodiche, delle sfumature della tua voce alle quali sei particolarmente legato o ami di piuf? Dove e quali? Miro: I testi scritti da Fiumani per Siberia... Tre volte lacrime... e Boxe sono stupendi del resto Federico continua a scrivere cose molto belle credo sia la sua principale caratteristica... saper scrivere ho un ricordo complessivo di tutto questo... un ricordo che si mischia agli umori del passato le frasi si accavallano... non ci sono preferenze... cose da ricordare come se dovessi ricomporre un puzzle ho vissuto la mia prima avventura artistica in un periodo storico/artistico irripetibile ho avuto fortuna... questo e' il segreto... non devo ricordare un momento in particolare..."ma... un mondo" la musica segue la stessa sorte... lo stesso approccio emotivo non so dirti qual'e' il brano dei Diaframma a me piu' caro... ma posso spiegarti perche' lo sono tutti... indistintamente amore per tutto quello che ho fatto in quel periodo con i Diaframma incondizionato amore... e la consapevolezza di avere una grande occasione davanti a me la gioventu' e una bella invenzione quando te lo puoi permettere quando ti viene "concessa"... L.: Ci parli, anzi parlateci, vorremmo sentire certamente anche Maurizio (Rocca), di questo gLe cose cambianoh. Come e dove ef iniziata questa collaborazione? Come si ef sviluppata strada facendo? Che cosa significa per Sassolini e per i (P)neumatica questo progetto? L.: Piuttosto che chiederti che cosa ne pensi di quello che ef stato, di che cosa era la musica quando hai iniziato con i Diaframma, accanto ai Litfiba e a tutti gli altri (una realtaf che comunque rimarrebbe lontana e inafferrabile a degli ipotetici lettori giapponesi, totalmente estranei a quel background distante, tutto italiano) vorrei invece sentire che ne pensi dello stato attuale dellfArte e in particolare della Musica italiana oggi.
Il mini album di (P)neumatica-Sassolini non e' stato ancora stampato. Fino a pochi mesi fa si poteva ancora ascoltarlo on line dalla pagina di myspace del gruppo. Per questo motivo, nel nostro "Ascolta" dedicato a Miro, non troverete un estratto da questa collaborazione ma soltanto un frammento di "Siberia" dall'album omonimo dei Diaframma; brano, quest'ultimo, che secondo noi rappresenta al meglio Miro al suo acme artistico, per voce ed interpretazione. A chi fosse invece interessato a reperire "Le cose cambiano", suggeriamo di rivolgersi direttamente agli autori visitando i siti indicati alla fine di questo spazio. Inoltre consigliamo vivamente di ascoltare anche le tracce dal progetto mai edito di Miro "Van Der Bosch" attraverso Miro Sassolini Music.
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Benvenuti al Bar la Muerte! Una piccola grande etichetta italiana ...e allfentrata un bel teschio piratesco (unficona@che tanto ci ricorda lfinsegna intermittente del One Eyed Jack dello sceneggiato Twin Peaks). Ma niente stramberie o mostri da baraccone, si tratta soltanto di musica realizzata e prodotta (retorica a parte) con zelo ed estrema selezione. Un progetto certo - questo di Bruno Dorella responsabile anche delle band OvO e Bachi da Pietra - che promuove artisti con forte propensione sperimentale, a tratti misteriosi e oscuri, talvolta di travolgente forza espressiva e poetica (come i citati Bachi e il loro cosiddetto gblues medievaleh). La musica e lfArte va a braccetto con la sperimentazione, lfavanguardia, il concetto di gmade by myselfh. Quanto di piuf lontano perciof dai prodotti nostrani nazionali di largo consumo. Proprio per questo di piuf facile sdoganamento; alcuni dei loro nomi sono oggi noti e finalmente apprezzati e distribuiti anche fuori dallfItalia. E cosi, tanto per citare alcuni degli artisti piuf interessanti tra gli esordienti, ci sentiamo di consigliare i Fuzz Orchestra. Interessantissimo ef il loro minialbum omonimo. Un groove confuso e dirompente (le cacofonie protopunk di Stooges e MC5) attraversato da intromissioni radiofoniche e voci dal dopoguerra. La zona tematica in cui sembra agitarsi lfintero progetto (vedi ad esempio le grafiche che ne riprendono anche il senso estetico) sembra essere il ventennio fascista o forse sarebbe meglio dire il ricordo edulcorato e contraffatto che se ha oggi troppo spesso in Italia di quei terribili anni. Questo anche attraverso i titoli dei brani, le parti documentaristiche dellfepoca, gli interventi e alcuni celebri commenti radiofonici negli anni dopo il conflitto; il tutto eccezionalmente mescolato alla musica.
Leonardo: Caro Bruno tra i tuoi progetti di maggior respiro inizierei parlando di Ronin. In giapponese, come saprai bene, questa parola ha diversi significati. Quello piu' comune, che indica uno aspirante studente universitario che non riesce a superare il test dfingresso e che deve percio' aspettare ancora un anno per ritentare lfesame. E poi quello, diciamo, piuf antico e a suo modo gpoeticoh e geticoh che invece ef la definizione di gguerriero senza signoreh (signore = padrone) e per esteso, usando una sorta di eufemismo, gun cane scioltoh. Perchef avete scelto questa sigla? Quali significati raccoglie? Cosa distanzia Ronin dagli altri tuoi progetti, musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando? Puoi farci dei parallelismi o evidenziarci le differenze sostanziali, le esigenze e i traguardi raggiunti o che ti sei / vi siete imposto/i in ogni progetto in cui sei presente? Bruno: Naturalmente il significato gantico e poeticoh e' quello che mi ha fatto optare per questo nome. Mi sento fortemente Ronin, soprattutto nellfaccezione piu' romanzata del termine. Senza un padrone ma con animo puro e nobile, un combattente destinato alla sconfitta ma a testa alta. Lferoe sconfitto e' uno dei concept della musica dei Ronin. Inoltre noi tutti nel gruppo siamo un pof Ronin, nessuno appartiene veramente al gruppo, tutti suoniamo anche in altri gruppi con i quali facciamo tuttfaltra musica... inoltre siamo sempre in tour... E' una vita un pof da Ronin, appunto. Ronin e' del tutto diverso dai miei altri progetti. Ci suono la chitarra, mentre negli altri gruppi suono la batteria, ed e' lfunico gruppo in cui scrivo io le musiche. Le differenze estetico musicali con OvO e Bachi Da Pietra poi sono abbastanza evidenti. Coi Ronin ho raggiunto un traguardo molto importante che e' quello che fare colonne sonore. Il gruppo e' molto cinematica, e speravo che prima o poi capitasse. Siamo stati fortunati, la proposta e' arrivata da una regista molto brava (Alina Marazzi) per un film molto bello (Vogliamo Anche le Rose). Questo e' un risultato importante. Ora dobbiamo riuscire a trovare il modo di suonare di piu' in tutto il mondo. Con gli OvO ho suonato in lungo e in largo in Europa e Nord America, con puntate in Messico, Israele, Turchia... ma coi Ronin le esigenze economiche, le spese e le vite di ognuno di noi ci hanno finora impedito di andare oltre lfEuropa, quando credo invece che le potenzialita' per un gsuccessoh internazionale sarebbero altissime, anche in altri continenti. Non sono mai venuto in Giappone con nessuno dei miei gruppi, nemmeno con gli OvO, il che e' clamoroso! aspettiamo inviti!
B.: I nomi sono tanti, ma su tutti direi i dischi del catalogo Wallace records. Come gruppi invece mi piace molto il modo in cui si stanno muovendo i Jooklo (fanno parte della famiglia anche Zurich vs Zurich e Hypnoflash), Jealousy Party e naturalmente Zu, che credo siano piuttosto noti anche in Giappone. L.: Quanto ritieni importante per lo sviluppo e la prosperazione dei tuoi progetti la componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore? Non ho ancora ripercorso approfonditamente tutta la storia dei tuoi nuclei artistici sino ad oggi ma immagino che con il potenziale comunicativo di certe cose che fai, avrai giaf avuto molte volte lfopportunitaf di esibirti dal vivo, al di fuori dellfItalia... dove e che tipo di riscontro hai raccolto? Hai in programma di raggiungere anche il Giappone?!? B.: Te lo dico subito: ucciderei per venire a suonare in Giappone. Non vedo lfora di vedere questo paese che mi incuriosisce in modo incredibile, so gia' che me ne innamorerei. Ma per ora non siamo ancora stati invitati, e voglio entrarci dalla porta principale, quindi aspetto che qualcuno mostri reale interesse e ci inviti. Per il resto, con gli OvO ho suonato praticamente in tutto lfOccidente, decine di toue europei e 6 tour americani. Coi Ronin come dicevo solo lfEuropa, coi Bachi Da Pietra, a causa della lingua, soprattutto lfItalia ma anche un pof dfEuropa con ottimi risultati. Ritengo il live la componente fondamentale del mio approccio alla musica, che e' un approccio onnivoro ed omnicomprensivo che include il viaggiare, il mangiare, lfamare la vita stessa. L.: Parlaci un pof dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi e spiegaci il perchef. Che cosfef Bar la Muerte? L.: Che ne pensi dellfimmagine e della fama che si ha del nostro paese all'estero e della realtaf tangibile, invece, e dellfessenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riversa (ha un peso reale, se lo ha) sul prodotto artistico dei tuoi progetti e degli altri artisti di Bar la Muerte? B.: Da due anni vivo in Germania, e noto che tutto quello che si dice del pressappochismo italiano e' assolutamente vero. Siamo fatti cosi, anche se/e quando proviamo ad essere diversi (e spesso ci riusciamo). Ma quella e' la nostra natura. Siamo geniali ma pigri, orribilmente disorganizzati ma capaci di risolvere problemi pazzeschi con niente. LfItalia non funziona, un paese che vota Berlusconi tre volte non pu? funzionare. Ma anche la Germania, ad esempio, ha i suoi difetti. Una societa' cosi regolata ma incapace di risolvere problemi che esulino dal previsto, tanto fredda e spietata nei rapporti umani e lavorativi normali, quanto esageratamente libera ed autodistruttiva nei momenti di gfesta comandatah, con una tolleranza allfalcolismo ed alla violenza ghettizzata secondo me esagerati. Ogni paese ha il suo modo di vivere. Il tempo dellfItalia cfe' stato, come cfe' stato il tempo dellfEgitto, della Persia... ora lfItalia e' lo gscherzo geograficoh di cui parlava Bismarck, e a quanto pare e' quello che ci meritiamo, nonostante tante cose positive e tante menti geniali escano (letteralmente, nel senso che se ne vanno) dal nostro paese. Ma una cosa deve essere chiara: amo lfItalia, maledizione. L.: Che idea hai invece tu del Giappone? B.: Lfidea che ho del Giappone, che potrebbe essere anche del tutto falsata dalla mia immaginazione e dallfeffetto dei media, e' duplice. Da un lato Tokyo e le altre grandi citta', caotiche, deliranti, coi concerti che si tengono ai 39esimi piani dei grattacieli, i karaoke, il cibo da strada , gli odori di pesce, le curiosita' gastronomiche che mi farebbero impazzire dalla mattina alla sera, i giocattoli e le insegne coloratissime in un alfabeto sconosciuto, dallfaltra invece il resto del Paese, molto piu' quieto, i villaggi di pescatori, le isole, le terme con le scimmie, le ciotole di riso, i templi, il te', i futon, un Giappone molto piu' tradizionale. Ascolto tantissima musica giapponese contemporanea. Dal rock di Zenigewa, Ultra Bide e Acid Mother Temple al garage di Guitar Wolf, dal noise di Merzbow, Masonna, MSBR, Fushitsusha, Yamatsuka Eye, alla classica contemporanea e allfavanguardia di Otomo Yoshihide, Ikue Mori, Mamoru Fujieda, Yuji Takahashi, Norman Yamada, Teiji Ito , passando per il mondo parallelo di Boredoms e Corrupted. Abbiamo fatto anche uno split con KK Null su Bar La Muerte, che mi piacerebbe fosse meglio distribuito in Giappone.
Giovanni: ...pare che il destino della mia vita come musicista sia quello di spiegare eternemente il significato del nome dei miei progetti e cose del genere, che musica facciamo, qual'e' il nostro messaggio. Solo dopo tre lustri che lo faccio comincio a perdere un po' di entusiamo e mi viene da dire a chi me lo chiede: ascolta. Facciamo dischi apposta. Ma bene bene, faro' ancora una volta il compitino... Bachi da pietra (come macchina da scrivere) significa bachi per fare la pietra e non la seta, come suggerirebbe il nome comune da cui e' tratto il gioco di parole (...difficile eh?); altre accezioni: bachi informatici in grado di intaccare la pietra; insetti che filtrano (inghiottono e cacano) pietra. Considera che pietra in inglese si dice rock. Ed ecco che hai la risposta anche alla domanda "che musica fanno i Bachi": rock, nel senso non classica contemporanea o folk. Quale branchia della musica comunemente nota come rock? Blues, che in realta' ne e' la matrice... tutto questo In modo assai essenziale, sfruttando il carattere fondamentale del genere, quello della reiterazione ossessiva ad esempio; che ritrovi anche nella house o nella tekno. Esatto. Quindi come il nome collega idealmente preistoria e futuro anche la musica collega idealmente radici e contemporaneita'. Esatto. Quindi una specie di tekno blues fatto a mano; qualcuno ha detto "blues medievale": non ha senso ma puo' dare l'idea... L.: Vorrei ricordare che il vostro disco gNon Iohef uscito per la Die Schachtel di Bruno Stucchi (precisando pero' che e' stato dato alle stampe lo scorso dicembre il bellissmo "Tarlo Terzo" per Wallace Records, acclamato da pubblico e critica): un'etichetta che si occupa fondamentalmente, per usare un definizione fin troppo di comodo, della pubblicazione di autori ormai gstoricizzatih, soprattutto nel contesto della musica moderna e dfavanguardia in Italia. In merito a questo discorso, non so, mi vengono in mente alcuni titoli che ho sottomano: Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza o le ultime pubblicazioni dellfetichetta; tra le ristampe: Zaffiri, Grossi e Bertoncini; tra le cose piuf recenti invece, Bosetti, Belfi, Pila... G.: Esatto. Pero' e' tutto fatto con strumenti ridotti all'osso, senza elettronica: chitarre (una alla volta, mai sovraincise), due tamburi e un piatto.. L.: "Non io" come gia' detto e' uno dei vostri capolavori... a parte il taglio musicale, quali sono le dinamiche mentali e artistiche che lo hanno ispirato? G.: "Non io" e' l'entita' che parlando di se' l'uomo contrappone all'"io" nel quale si riconosce. Di solito ci si riconosce come innocente, giusto, in piena ragione, mai colpevole; di solito nessuno accetta un minimo grado di responsabilita' per se' in ogni minima cosa, tendendo ad addossare la responsabilita' del male a persone ed eventi al di fuori di se'. Questo in Italia accade al sommo grado: lfabbiamo elevato a sistema. Per questo siamo i campioni del declino del mondo occidentale, siamo il terzo mondo del primo mondo; siamo migliaia di mondi in uno, tutti in conflitto tra loro. Le nostre mafie producono migliaia di morti ammazzati lfanno e governano il mondo deturpandolo come cancri, ma da noi quando si parla di problema gsicurezzah si intende solo quella da crimini collegati allfimmigrazione. Il mondo fittizio nel quale viviamo e' fondato sulla contrapposizione elementare e farsesca di bene male. La catena degli eventi narrata nel testo riproduce il ripetersi perpetuo della storia intesa come scenario della sopraffazione e della violenza, letteralmente, da una parola in su. Basta individuare un diverso, ritenerlo colpevole del nostro male ed agire su di lui. Che e' piu' facile e sbrigativo rispetto all'agire su di noi. Di solito queste dinamiche partono da coloro che si ritengono piu' gsanih: scavi di due centimetri e scopri che il panettiere o il dentista o il tale che saluti ogni mattina, ha dei figli, un lavoro, una casetta col giardino, e' pronto a trasformarsi per paura in un sanguinario, e' pronto a scatenere lfArmaggedon se solo ne avesse lfopportunita'. Ma se glielo chiedi lui ti dira' che gli altri, i nemici, sono i malvagi: non lui. Se leggi il testo queste cose ci sono? Io credo o presumo (presuntuosamente) di si. Ma ecco l'"aiutino". L'arcano e' risolto. Riaggancia , hai vinto mille milioni di euro.
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Grande e inaspettato il ritorno dei romani Gronge. Sembra essere passato un secolo dai tempi delle loro apparizioni travolgenti e spettacolari durante i loro concerti negli anni 80. Periodo in cui erano una delle realtaf piuf interessanti e innovative della musica in Italia. Mescolavano tanti generi, tante idee, tante esperienze, umane e artistiche. Raggruppando e riordinando tutto questo, quasi come se fossero tanti oggetti trovati e raccolti durante un lungo cammino, strada facendo. Istrionici e carnevaleschi, sempre impegnati socialmente ma mai vittime delle proprie ideologie. Nessuno probabilmente in Italia ha potuto e puof reggere il confronto con loro, in questo senso, anche oggi. Adesso il loro leader storico, Marco Bedini, dopo anni di meditazione, impegno artistico e politico ha rimesso insieme il progetto, riducendo allfosso lforganico. Coniglio nazionale ef una raccolta allora di canzoni collocabili in tutti i generi e in nessuno. Fondamentalmente un disco di rock elettronico (gHo visto coseh, gSquadroni della gioiah, gLfapparenza ingannah) con forti pulsioni improvvisative (gConiglio Nazionaleh, gNormal Killerh, gRimanevo a Romah ) e rapidi cambi di clima ("Strano Paese", "Karaokke", "Pigaciu'"). Godibile nonostante celi in sef delle urgenze espressive strabordanti e una forza drammatica dirompente. Consigliato a chi si intende di rock e vuole ascolatare qualcosa che lo allontani anche dai piuf nobili degli stereotipi della canzone italiana.Coniglio Nazionale... vieni fuori... non temere. Abbiamo ascoltato Marco Bedini, colui che, piuf di ogni altro membro, passeggero o gmomentaneamenteh stabile della formazione, rappresenta il vero spirito Gronge: Leonardo: Spieghiamo ai giapponesi il significato del titolo del tuo nuovo disco gConiglio nazionaleh: perchef questa scelta e perchef sulla copertina del vostro disco cfef la pubblicitaf di un coniglio ben spellato, pronto per essere venduto e cucinato? (n.b. in Giappone il coniglio in genere non si mangia, ef considerato un animale domestico alla stregua di un gatto o di un cane; e' quindi impossibile immarginarselo come portata in un pranzo tipico giapponese... per i cuori piuf deboli questo discorso ef addirittura un tabuf!) Marco: rispondo ai simpatici (eventuali) lettori nipponici che devono immaginare la copertina come se al posto di un coniglio ci fosse un cane oppure un qualsiasi animale ritenuto non commestibile in Europa e che possa rappresentare al meglio il popolo giapponese. Ovviamente scegliendolo dal catalogo di un supermercato qualsiasi.
In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare,@cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ( escludo gente tipo stragisti e pseudo esuli politici come Zorzi, purtroppo anche loro qui in Giappone) ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto ti sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto ti riconosci, se ti ci riconosci, in questo gmodelloh come italiano e come artista italiano?
L.: La componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, che ruolo e che importanza ha per voi? Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state di nuovo riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri concerti in altri paesi? M.: Allargare il fronte x quanto possibile e' sempre nei nostri pensieri desideri. Il rapporto gruppo fruitore e' l'anello cardine intorno al quale si muove tutta la nostra (mia) esperienza. Credo che il palcoscenico sia ormai da considerare una struttura medievale gia' in grossa parte sorpassata dallo sviluppo tecno-mediatico che ha sterilizzato quasi completamente ogni forma di spettacolo imbustandolo e deprivandolo di odori sapori e di qualsivoglia contatto epidermico. Ogni esibizione live deve necessariamente trasformarsi in uno stage yoga x avere qualche speranza di continuita'. Ogni incontro artistico deve offrire al fruitore un ponte catartico per accedere allo stato di grazia al quale un pubblico "sano" deve aspirare x fottere definitivamente il vuoto commercio che offre il mainstream.
Che cosa significa per te questo gesto artistico e che significato ha il testo della tua canzone? Come spiegheresti gin prosah quello che ha sviluppato in gversih in gRimanevo a Roma"? Dove sono vicine e dove completamente distanti le due visioni e il senso del rapporto con la propria citta' nella tua canzone e in quella di Remotti? Ironia a parte, che senso ha per te questo "andarsene, tornarsene , rimanersene"... Ha un significato oggi la (tua/vostra/nostra) romanitaf (e mi riferisco anche a certe esternazioni e a certi sintomi di parte del mondo politico e sociale attuale)? M.: Quella mia non era ispirata da Remotti che tra l'altro conosco personalmente ma una risposta... e nella fattispecie cercavo di far capire che se uno va via da un posto un altro rimane. E l'altro cioe' io non se ne andava semplicemente perche' non sapeva cosa significava andare via per il banale fatto che gia' spostarsi da una borgata in centro rappresentava allora un bel viaggio. Per spostarsi occorre una cultura dello spostamento non soltanto un bisogno. Remo era ed e' un borghese con ampie possibilita' materiali e spirituali io ero e sono un sottoproletario che ha acquisito proprieta' spirituali ma al quale ancora languono quelle materiali. Chiarito questo (senza polemica) vengo a spiegarti la romanita' vera o presunta tale; ma veramente ce n'e' ancora bisogno in un mondo di localismi esasperati che chiedono da ogni dove autonomie x paesi che contano 500 000 persone (gli abitanti di Cinecitta') ? La romanita' per tornare a Remotti non e' un attibuto di zona ma un sentirsi tale ed io nei miei viaggi complessi e forse mistici trascino ovunque un puro e semplice senso d'appartenenza. Chiaro? L.: Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste gesportareh di voi, della vostra Arte e dellfItalia in Giappone? M.: Esportare? io viaggiando di solito importo. L.: Che idea avete invece tu del Giappone? Se ti interessa, per quale motivo? Quali progetti o autori giapponesi preferisci o ti sembrano particolarmente interessanti? Hanno in qualche modo o qualche volta ispirato i tuoi/vostri lavori? M.: Il Giappone? kitano yakuza kitano e sushi.
Myspace e sito ufficiale: Tutte le foto all'interno dello spazio sono di Fabrizio Cerroni (Ghostwood) |
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...un Chitarrista; Cantautore e Scrittore Italiano. E' stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei successivi CSI.
Ma Massimo Zamboni ef gsoltantoh questo? Diciamo pure che sarebbe abbastanza, considerando il valore di galcuneh opere che ha ideato, realizzato e prodotto sotto le sigle sopra citate (gli album "Affinita' e divergenze tra il compagno Togliatti e noi" o "Kodemondo", tanto per fare due esempi esplicativi, sono pagine di Storia "nostra"). E' da qui, o quasi, che comincia la carriera solista di Zamboni. Nel 2004 - citiamo sempre lfineccepibile Wikipedia - ha pubblicato l'album gSorella sconfittah realizzato con Nada, Lalli, Fiamma Fumana e il soprano Marina Parente (...). Ha realizzato per il cinema diverse colonne sonore quali: "Passano i soldati" di Luca Gasparini, "Benzina" di Monica Stambrini, "Velocita' massima" e "L'orizzonte degli eventi" di Daniele Vicari. Questfultimo, donatoci da Massimo, si rivela come una sorta di meta-diario dellfautore stesso. Suddiviso in tre parti ef dedicato a tre cittaf: Berlino, Beirut, Mostar. Si capisce subito, scorrendo il libro, che per lo scrittore questi tre gcentri umanih sono distanti soltanto apparentemente e geograficamente. Al contrario, infatti, si rivelano tre cittaf fortemente vicine, per la loro essenza e per la loro storia, allfanimo e allo spirito dellfautore/narratore/protagonista del testo. E' lui stesso, in prima persona, che osserva queste tre cittaf (anche visitandole e soggiornandoci!) e le fa interagire nel testo come tre luoghi geografici, tre poli culturali e umani, tre cittaf gmadreh; lfautore ha legato indissolubilmente le proprie esperienze e la propria coscienza ad esse. Sente in profondita' il loro modo di trasformarsi, i loro conflitti interiori, nel tempo e nello spazio.
Non cfef da stupirsi allora se durante il suo ascolto si incappasse in degli ovvi dejaf vu; che si riuscisse improvvisamente a intravedere lo gspettroh di Ferretti nella voce di Zamboni (gPersona non gratah); che le chitarre ancora sfavillanti e melodiose ci riportassero alla memoria i C.s.i. (gProve tecniche di resurrezioneh e la coda di gDon' forgeth). Ma se questi sono dei glimitih ef bene considerarne anche i pregi: intanto per cominciare la fine tappezzeria elettro(nica)acustica che lfautore sceglie per le proprie composizioni, interessante anche se talvolta giaf sentita (gGloria gracileh); poi le voci, non soltanto la sua o quella di Nada ma anche quella di una cantante lirica; le bass line molto trip hop (gL'ovvio diritto al nucleare di una vergine iranianah con uno sfondo che sembra rubato da un pezzo gmai scrittoh dei Massive Attack!), la poesia cubista e romantica di Zamboni nei suoi testi. Tutto ciof confluisce in un disco molto ricco; un pof patinato, certo, punto di arrivo di un (cantante) autore capace ancora di sorprenderci e di deliziarci. Tutto sommato glfinermeh ef un bellfoggetto sonoro e visivo, incartato e impacchettato per il piacere nostro e di chi vorraf dedicargli, anche soltanto per pura e semplice curiositaf, un ascolto appassionato. In Italia, ci sentiamo di consigliarlo soprattutto a chi ha amato fino a oggi la collaborazione Zamboni-Ferretti, nei tempi in cui era ancora un matrimonio (artistico) navigato ma felice; in Giappone, a chi invece vuole partire dallfalto di una montagna (la lunga carriera e la decennale esperienza dellfautore) e scendere piano piano a valle, oltre, verso il mare: alla scoperta di un Emilia per niente gparanoicah(*). (*) nota per chi siavvicina per la prima volta al mondo dei CCCP: gEmilia paranoicah ef un brano storico dei vecchi CCCP, caratterizzato da un suono molto cupo e da un testo estremamente nichilista. Oggi Zamboni ha decisamente ammorbidito questo sound e alleggerito in parte i toni della sua poetica anche se rimane un musicista artisticamente e socialmente sempre molto impegnato e una figura di riferimento).
Abbiamo fatto una chiacchierata con Massimo che ci ha raccontato un pochino di lui, del suo passato, delle proprie esperienze come musicista e artista e soprattutto del suo presente come compositore, solista, scrittore e "essere umano".
Ho cominciato a suonare seguendo un percorso di salvezza personale, per una esigenza di vita piu' che di arte. A una eta' in cui allargare la frattura tra il se' che si vorrebbe e la costrizione sociale che ti circonda e opprime diventa un imperativo assoluto. Ho avuto fortuna, gli incontri e le possibilita' ricevute mi hanno lasciato seguire questa strada. Che e' diventata man mano piu' consapevole del carattere universale, salvifico, appunto, di questa ricerca. Fondare un gruppo come CCCP-Fedeli alla Linea, fondarlo su una urgenza immediata in una terra come lfEmilia Romagna che ha nella sua storia tutta la passione, gli ideali e le sconfitte suscitate dallfesperienza socialista del e900, significava prendere coscienza di chi si e', da dove si viene. Suonare gpunk filosovieticoh, significava inventarsi uno strumento di opposizione agli stilemi del rock e allfimmaginario filoamericano. I successivi CSI, molto piu' popolari di CCCP, sono stati un allargamento di queste gistruzioni per sopravvivereh e un aumento della coscienza della possibilita' di affrontare il nostro mondo con gli occhi dellfarte. Poi e' cominciato un percorso solista, che continua a indagare, con musica e scrittura, alcuni temi cardine del nostro vivere assieme: la sconfitta, lfinermita', la grande forza della irripetibilita' individuale e allo stesso tempo la serialita' del nostro esserci. Forse scrivo canzoni dfamore, senza un corpo fisico. Che cosa distanzia lfessenza dei tuoi lavori piu' recenti (come solista) da quella dei tuoi vecchi progetti: musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando? Il mio percorso assomiglia sempre piu' alla mia natura. Lavorare da solo ti sprofonda in un viaggio ben piu' profondo di quello offerto dalle dinamiche di gruppo. Dinamiche ricche, grazie alla diversita', ma che prima o poi si cristallizzano necessariamente in un punto di incontro che rende sterili. Essere soli non e' garanzia di per se', e fare musica non puo' essere una attivita' solitaria. Cosi' sono i compagni di strada, gli incontri casuali, spiazzanti, quelli capaci di dare nuovo fiato alla creativita'. Cfe' una gferociah negli obiettivi di un gruppo, che non sono in grado di sostenere, mi sento piu' adatto ai percorsi di deriva.
Molto importante, lfappartenere allo stesso spazio mentale e' insufficiente, senza la condivisione dello stesso luogo fisico. Il guardarsi negli occhi, le 2 chiacchiere veloci dietro il palco sono lo stimolo ulteriore per andare avanti. Io scrivo in Italiano, forse suono anche in Italiano, e come solista non sono mai stato allfestero. Il Giappone sarebbe un buon sogno, forse uno tra i pochi paesi dove sarebbe possibile oltrepassare la barriera delle lingue con immediatezza Parlaci dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi. Il primo 45 giri di CCCP, in vinile rosso, del 1984,"Ortodossia". Poche canzoni di punk filosovietico, dai titoli che sono gia' un programma: Live in Pankow, Spara Jurij, Punk Islam. Nasce tutto da li, da quelle intuizioni. "Linea Gotica", di CSI, il farsi carico della storia, capire il proprio segmento storico e portarlo in musica. Sorella Sconfitta, il mio primo album da solo, il primo sprofondamento personale dentro la condizione umana nella sua nudita', il carattere collettivo e salvifico della sconfitta Raccontaci invece della tua attivita' come scrittore. Dove si concilia con il mestiere di musicista e compositore e dove invece diverge e prende altre strade.
Che cosa ne pensi a proposito dellfimmagine del nostro paese e della sua fama allfestero; e in contrapposizione, della realta' tangibile e della vera essenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riflette sul prodotto artistico dei tuoi progetti, oggi? Questa e' una delle centralita' del mio lavoro, e della mia vita. Provo quotidianamente sulla pelle e nei pensieri la frattura e lfimbarazzo tra le tensioni alle quali tu alludi nella domanda, e questa italianita' di melassa del "volemose bene", e dellfitaliano "brava gente" e' una oppressione, in quanto carattere nazionale. Mi sento spesso come un esule in patria. Ho scritto su questi stimoli una canzone per il film Il mio paese di Daniele Vicari, si chiama La Mia Patria Attuale, dove alla ggrande cecita'h in cui siamo costretti a vivere sento di dover opporre una crescente gpassione accesah Che idea hai invece tu del Giappone? Conosco poco del Giappone, per una sorta di gtimore sottopelleh per una visceralita' che non so spiegare meglio. Ne sento il grande fascino, e amo lfessenzialita' e la coerenza di certe linee. Quei mondi interi resi con un solo dettaglio minimo... li sento molto vicini al mio procedere, ne ho anche descritto nel libro Il Mio Primo Dopoguerra. Ricordo un musicista anni f70, Stomu Yamashita, ovviamente conosco Ryuichi Sakamoto, lfimmancabile Banana Yoshimoto, ma confesso di conoscere poco altro. Ti ringrazio molto per questa preziosa chiacchierata. Massimo parlando di una sua visita ai villaggi Chatila e Sabra (Palestina): da Massimo Zamboni , il mio primo dopoguerra, Mondadori, 2005.
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Abbiamo fatto una stimolante chiacchierata con Federico Federici (nome e cognome interessanti, no?!) in merito alla sua etichetta. Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (molti infatti anche gli artisti, i grafici e il film-maker coinvolti) che in questo caso possiamo definire veramente gliberih; caratterizzati cioef da un senso estetico e da una filosofia artistica completamente fuori dagli schemi (oggi caratteristiche rare!). Tuttavia questo bizzarro entourage sembra avere dei punti di riferimento ben precisi. Il primo nome che viene in mente a noi e che ci cita lo stesso Federici come fonte di ispirazione dellfintero Madcap, ef innanzitutto il compianto Syd Barrett (genio e motore dei primi Pink Floyd... quelli piu' belli e piu' innovativi, per intenderci); dal titolo del suo primo album solista, "Madcap laughs", trae addirittura origine la sigla dellfetichetta. Ef soprattutto al suo modo di intendere la musica che si ispirano questi artisti: una sorta di bislacco folk vaudeville, attraversato da suoni moderni e di chincaglierie varie; e poi alla sua voce e al suo modo di interpretare il canto, pigolante e ammaliante. Al suo estro nell'appropriarsi e giocare con il senso delle parole e con la musica popolare stessa. Tutto questo si riversa, in chiave contemporanea e riaggiornata nel suono generale dei progetti accolti nel Madcap, tra "puro" weird e allegorie barocche di Fairport Convention e Incredible Strig Band (citazione da Blowup n. 125). A noi pero' viene in mente anche il folk primitivo e pericolante del grandissimo Moondog; i Gentle Giant; non so perchef ma anche Robert Wyatt e certo suono di Canterbury anche se meno serioso rispetto a quellfepoca magica e lontana e talvolta piu' misterioso... Tutti riferimenti indicativi che si dissolvono, come polvere di stelle, nelle musiche del carnevale folle allestito da questi artisti. Su tutti ci ef piaciuta molto Beatrice Antolini e il suo debutto nel 2006 gBig Saloon"h, simile ad una girandola frenetica o a un caleidoscopio dai folli contrasti cromatici; Father Murphy, e il loro suono oscuro e ossessivo; Gretel e Hansel, visionari e un pof residentsiani; Pentolino e il suo assurdo strimpellare folk...
Federico Federici: Il Collettivo Madcap nasce come una famiglia allargata. Segnati dalla cabala, i tre fondatori, nati in sequenza di tre anni uno dall'altro, trovarono in Madap un chiaro omaggio al 6, e al 3 di Syd (se invece provi con Barrett fa 7, non funziona, ma non diciamolo in giro). Federico Federici: A livello di artisti giapponesi, ti devo confessare la mia ignoranza. So che l'anno scorso Gomma Workshop ha coordinato alcuni seminari insieme ad un ragazzo giapponese molto conosciuto in patria, di cui purtroppo adesso non ricordo il nome. L'ambito era comunque sempre quello della performance video-sonora. Io personalmente ho avuto la possibilita' di organizzare alcune date agli storici Ghost, e di conseguenza anche Damon and Naomi, dove era presetne uno dei Ghost. Quando eravamo piu' piccolini ascoltavamo volentieri Zenigeva e Melt Banana, ma l'elenco penso potrebbe andare avanti ancora molto...
Federico Federici: La furia compositiva di molto progetti noise, la scrittura ossessiva che hanno anche quando cercano di seguire la forma canzone. Abbiamo amici che vivono tuttora in Giappone, ogni tanto ci segnalano questo o quel gruppo su myspace. Come anche nuovi tentativi di insegnarci alcuni piatti della cucina tipica. Io recentemente ti direi i peschi, i fiori di peschi. Con Father Murphy ci siamo ripromessi di provare a venire a presentare il nostro nuovo disco a primavera li in Giappone. Appena torniamo dal tour americano ci metteremo subito sotto! Che ne pensi dello stato attuale della Musica, dellfArte e della societa', oggi e in particolare in Italia? Federico Federici: E' una domanda complessa. Ti rispondo a livello personale. Cercando di rimanere piu' che altro sulla tematica della musica e delle produzioni, cosi di primo acchito ti risponderei che la rivoluzione di internet ha di certo contribuito ad abbattere molti ostacoli, dando la possibilita' a molti gruppi di poter essere conosciuti piu' facilmente all'estero. Un difetto e' la mancanza di filtri, anche se e' sempre difficile chi possa dirsi filtro o censore. Credo che per la musica italiana ci siano poche speranze finche' le persone si sentiranno al sicuro solo all'interno delle frontiere del proprio stato, la solita mamma che ci dice che siamo bravi a cantarcele e suonarcele tra di noi. Ci sono proposte di certo valide, tutte pero' con forti esperienze di vita e di attivita' live all'estero. Per chiudere con del romanticismo, penso che la situazione attuale possa avere uno spiraglio per non cemetarsi in una sorta di palude stagnate solo grazie alla riscoperta del supporto, in senso di produzione fisica che attesta un lavoro, un progetto. Il tutto ben mescolato alle enormi possibilita' date dalle piattaforme per la vendita digitale. Accontentare gli estremi, facendo andare in rovina schemi vecchi e classici come le distribuzioni. e' forse un po' estremo, ma penso renda l'idea. vendere solo vinili con dentro o il cdr, o un codice per poter una sola volta scaricare il disco ad alta qualita'. Oppure comprare direttamente dalla piattaforma, per poi aspettare con ansia che il gruppo passi a suonare piuf o meno vicino al luogo dove si vive, per comprarne i dischi.
Federico Federici: Beatrice abbiamo avuto modo di conoscerla grazie ad un amico in comune che aveva gia' notato questa sorta di affinita' elettiva. Pur avendo iniziato a collaborare da un punto di vista quasi esclusivamente professionale, adesso penso a lei prima come ad una amica e ad un membro del collettivo, che a quella matta artigiana di suoni e voci che e'. Penso che Beatrice sia proprio un esempio calzante. Il suo Big Saloon, disco d'esordio, ci ha dato innumerevoli soddisfazioni, ci siamo divertiti a seguirla mentre suonava su e gia' per la penisola. Il disco nuovo e' quasi pronto, e' una bomba. Ma in onesta' le abbiamo detto che speravamo potesse trovare una realta' piu' consolidata, per aver piu' visibilita', piu' possibilita' per suonare dal vivo eccetera eccetera. Lei fa parte di Madcap, ma e' giusto che segua il suo percorso. Adesso pero' non so se posso gia' dare informazioni in merito al suo prossimo disco, quindi mi fermo qui. (n.b. Federico fa riferimento al nuovo disco di Beatrice"A due" uscito per Urtovox questo ottobre; quando lo abbiamo intervistato, prima dell'estate, l'argomento era ancora"top secret"!) Ma non ho praticamente risposto alla tua domanda. Beatrice suona quasi tutto da sola quando registra. Si intende di registrazione, mixaggio e finalizzazione del tutto. Sa avvalersi sempre di ottimi collaboratori, vedi come ultimo Davide Cristiani del Bombanella studio che le ha registrato e premixato il disco negli ultimi 6-7 mesi. Penso che a volte Beatrice faccia fatica a trovar del tempo per fermarsi e respirare, ma di certo e' sempre molto onesta nel modo in cui si presenta, e questo secondo me e' uno dei suoi punti di forza. Penso che consiglierei a tutti, per accingersi al suo mondo, di provare ad assistere ad un suo concerto. Penso sia il modo migliore, insieme alla sua musica, per capire da dove possa venir fuori... Leonardo: Grazie Federico, speriamo di vedervi presto da queste parti.
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Band esordiente della Versilia (anche se in realtaf attivi giaf da molti anni).O meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa, in provincia di Lucca. Il loro debutto gDiferoedibotteh ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale. La musica, carica di tensione ma sempre orecchiabile e godibile nella sua essenza, lascia intravedere talvolta certe influenze: probabilmente soltanto delle somiglianze, vista la maturitaf e la forte caratterizzazione del loro sound. A tratti, ascoltando con sincero entusiasmo il loro disco, ci sono tornate infatti alla mente alcune complicate melodie dei Radiohead (quelli certamente piuf ispirati, dei dischi piuf recenti); altre volte, il loro impatto e il loro stile ce li hanno avvicinati alla forza espressiva di certe soluzioni melodiche e di alcuni particolari incastri ritmici, tipici del rock asciutto e epico dei Mogwai. Piuf in generale, si tratta perof di tutta farina del proprio sacco, senza dover ricorrere necessariamente a paragoni eccessivamente forzati. Su tutto si staglia la voce limpida ed espressiva di Fabio Angeli, talvolta affilata, altre volte dolcemente increspata; interprete capace, narratore di storie di persone e di stati dfanimo, di sconfitte e sguardi allo specchio, di "ferro e di botte".... Veramente un bel disco e un ottimo inizio (nel loro caso forse un "traguardo", vista la lunga gavetta!). Il fatto che la gstarh Vasco Rossi li abbia voluti accanto a se' nel suo ultimo tour in giro per lfItalia, non saraf mica un caso... Bravi, bravissimi. Abbiamo raggiunto per mail Fabio che ha risposto con entusiasmo ad alcune nostre domande. Innanzitutto grazie per la vostra risposta e per la disponibilitaf. Siamo veramente felici di poter accogliere Esterina tra le pagine del nostro nuovo sito. Immagino che in questo periodo sarete abbastanza occupati con la promozione di gDiferoedibotteh. Perciof non vi rubiamo tanto tempo. Leonardo: Se dovessimo tradurre cosi comfef, letteralmente, il titolo del vostro disco in giapponese non se ne capirebbe bene il significato e i perchef e soprattutto non si riuscirebbe a far comprendere se esiste veramente o meno una certa ironia dietro questa scelta. Gli ipotetici fruitori attribuirebbero la cosa al solito humor sornione, bizzarro e al nonsense che per i giapponesi risulta talvolta misterioso e inspiegabile, degli italiani e del loro modo di pensare. Perchef avete scelto gEsterinah e che cosa significa veramente gDiferoedibotteh? Quale significato o quali significati avete voluto dare a queste due scelte? Fabio: Esterina e' un nome di donna, diminutivo di un nome ormai poco diffuso, se non nelle persone anziane che il caso vuole gzittelleh (nubili) o vedove. In ogni paese delle nostre parti se c'e' un'esterina e' sola. Per questo noi la definiamo nella nostra biografia guna donna minoreh. E' una scelta di gsconsuetudineh e indipendenza dai gbattesimih roboanti dell'immaginario rock dove spesso le band cercano nel nome una sintesi improbabile e/o gagiograficah della loro attitudine. Esterina e' anche la prima parola e il soggetto della poesia gfalsettoh di Eugenio Montale : Esterina, i vent'anni ti minacciano; oltre che un film di Carlo Lizzani, dove si racconta, nell'Italia dell'immediato dopo guerra, la storia di una ragazza (Esterina appunto) che vuole scappare dalla campagna per la citta'. Noi siamo cresciuti e viviamo in un piccolo paese di campagna e tutte queste cose penso chiamino bene la nostra vicenda oltre che dargli un nome. Per di gdiferoedibotteh il discorso e' un po' diverso nel senso che e' un esperimento. gDi fero e di botteh e' un verso della canzone gferoh, parola dialettale che indica il ferro, ma come ho cercato di spiegare in altre occasioni, con un senso deteriore o iperbolico. Cerco di spiegarmi meglio: la parola fero nella mia esperienza (mio padre fa il fabbro) porta con se un rapporto semiotico diverso tra significante (fero anziche' ferro) e significato (il metallo) fero oltre a indicare il metallo ne indica nell'intercalare un materiale scadente per la sua debolezza alla ruggine o la pesantezza di un materiale duro da trasportare, cosi come viceversa, la capacita' di un uomo di sopportare gli eventi, ge' di feroh e' un espressione tipica per dire quanto uno sia capace di portare il dolore o la fatica, consapevoli del fatto che il ferro o meglio il fero non e' eterno. gdiferoedibotteh proviene dal verso ge' di fero e di botteh, verso che racconta di un uomo che e' fatto di gferoh (indistruttibile) e di gbotteh ovvero di percosse, di tonfi, di danni, perde il verbo iniziale e si contrae in un'unica parola che non esiste in italiano e che tenta di sintetizzare quello che ho cercato di spiegare fin qui con grossa difficolta'. Leonardo: Se oltre al vostro disco doveste consigliare qualche titolo ad un vostro potenziale ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? Quali altri titoli italiani secondo voi dovrebbe assolutamente non perdersi? Fabio: Non credo di poter consigliare dei percorsi conseguenti, che spero costituiscano l'esperienza che ognuno fa dell'arte in particolare e del mondo in generale. Cioe' non saprei. Forse bisognerebbe parlarne. Voglio dire se uno e' innamorato di Hemingway non e' detto che lo debba essere di Conrad ma magari di Camus si. Ho visto che sul vostro sito avete parlato de gle luci della centrale elettricah che e' una voce nuova nel panorama italiano e merita di essere conosciuto. Credo che uno dei lavori piu' importanti per quanto riguarda la canzone italiana (ma non solo) degli ultimi anni e per molti altri ancora sia gOvunque proteggih di Vinicio Capossela, (vado a braccio e per frequentazione piu' che per tassonomica classificazione) la voce di Nada, il nuovo cantautorato di Moltheni e Marco Parente, le parole di Emido Clementi dei Massimo Volume, gKo de Mondoh dei CSI ma poi la musica strumentale dei Giardini di Miro', il rock anglofono degli Yuppie Flu e uno dei piu' grandi gruppi grockh italiani di sempre: gli Zu, che pero' forse da quelle parti sono conosciuti per essere stati apprezzati e sponsorizzati da John Zorn. ![]() Leonardo: Voi siete orgogliosamente toscani, della Versilia, giusto? I giapponesi, purtroppo ( e lo dico sinceramente perchef mi piace molto la vostra zona, in particolare lfaria decadente e magica che si respira a Viareggio, in qualsiasi stagione, ma anche lfentroterra alle sue spalle che torno a visitare sempre, quando sono in Italia) non conoscono molto bene questa zona della Toscana offuscata dalla fama turistica di altre cittaf della regione... blando campanilismo a parte, che cosa vorreste dire a dei potenziali visitatori giapponesi, della vostra terra?
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...nel rock 'n roll sghembo di "E' dura essere Silvan", apologia della fatica di sostenere la propria immagine, sempre uguale a se stessi, e' contenuta forse la filosofia estetica che riassume, nella propria essenza, questo ultimo disco della band guidata da Manuel Agnelli.Opera rock dai forti connotati ghardh. Ma in questo molta ef (lfauto) ironia che il gruppo infonde a questo disco, affilati e urticanti entrambi. Un album fatto di urgenze espressive, che non sceglie scorciatoie, tanto nella forma (i suoni) quanto nei contenuti (le liriche). Citiamo qualche titolo, tra quelli che ci sono sembrati i piuf interessanti; una sorta di gmanometrih a indicare la pressione di un album costantemente sullforlo del collasso e con pochi istanti di respiro: il rock raggrumato e cafone di brani come gTutti gli uomini del presidenteh, lascia al posto alle fantasie visionarie e orchestrali, ricche di scampoli di elettronica e fiati di gMusa di nessunoh o di gDove si va da quih; e poi la ballata sballata, con tanto di cori gospel , gOrchi e streghe sono solih; tutto questo per rituffarsi nel clima visionario della sarabanda "finto-rock", dislessica e travolgente, di gNeppure carne da cannoneh. I milanesi ammazzano il sabato - titolo che mai come di questi tempi ci ef parso tanto azzeccato per unfopera (dfArte) quanto bellissimo se scelto per questo disco - mette in fila quindi una serie di poesie urbane con afflato bukovskyano, senza orpelli o fantasmi letterari a cui render conto. Il disco ef il punto di arrivo, nel 2008, di una band mutante, come poche in Italia, e anche per questo da considerare tra i pochi progetti di facile esportazione e di largo consenso anche allfestero (ricordiamo il loro recente tour in America e la produzione di John Parish). Ma non per questo chini a chissaf quale cliche esterofilo di sorta. Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente. gmediocri in salvo - di tutto il mondo - ovunque siate - ego vi assolvoh (Manuel Agnelli, gEf solo febbreh) Sito ufficiale e myspace: |
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...del nostro paese, oggi. Questo forse anche grazie ad una maggiore autoderminazione nelle nuove generazioni di musicisti - chi lo sa - soprattutto contro le globbyh di alcune delle grandi major della musica. Certamente supportati anche dallfaiuto delle infinitef possibilitaf offerte dai mezzi tecnici disponibili oggi - i computer, internet ecc. - e certamente dagli effetti, quelli positivi, della globalizzazione. Tante realtaf si schiudono come i cento fiori di Mao, in tante province italiane: dalla Sicilia dei Marta sui Tubi allfEmilia Romagna dei Penelope sulla Luna passando ancora, ad esempio, per il sud con i pugliesi il Quartetto LfEscargot. I Camera 66 provengono da queste scene. Sono una di queste voci, fin troppo poco nel coro, semplicemente brillanti. Parliamo un pof del loro disco: inutile negare le influenze orgogliosamente e intelligentemente assimilate e riproposte in chiave locale nella loro musica: su tutte, ci sembra, certo suono della Chicago anni f90 (alcune coordinate, ad esempio: David Grubbs e il suo folk-rock cubista , la classe dei Tortoise piuttosto che lfimmediatezza della musica dei June of 44). Ma tutto ciof efun loro pregio e non un difetto o un limite; ci si rende conto, attraverso questo e molti altri importanti particolari della loro musica (tra cui lfuso totalmente originale della voce e delle parole) che forse gquesti italianih fanno veramente sul serio per uscire dai propri confini nazionali e autopromuoversi coraggiosamente, accanto ad artisti di altri paesi. Cfef dellfaltro in gIn sospesoh: ad esempio, tanta elettronica, usata con gusto ed equlibrio. Un disco sobrio, un tantino troppo elegante, che si lascia ascoltare . Non ef vecchio, gioca su linguaggi espressivi diversi e ci fa sperare nel futuro della musica italiana: un futuro non necessariamente fatto anche di bravi copisti sempre chini perof a modelli stranieri o con una insuperabile venerazione (che nel frattempo sembra essersi trasformarta in irrecuperabile e sterile soggezione!) nei confronti dei mostri sacri nostrani e dei loro inarrivabili "capolavori". Avete dei punti di riferimento anche puramente ideali e che anche senza accorgervene confluiscono nella vostra musica... |
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ll Genio = amore per il vintage. Ma non solo. La Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia, seppur cosi radicata la cultura e lfamore per la melodia, mancava in tali fattezze. Il pop voluttuoso e celebrale dei Baustelle ci si avvicina, ma il Genio osa una formula piuf soft, almeno nelle apparenze. Meteora pop dai mille (ris)volti. Luminosi e nostalgici come una palla a specchi in una discoteca di altri tempi, ma non cosi digeribilli come le apparenze vorrebbero; proprio come lo era il divino (e giaf citato) Gainsbourg e accanto a lui le sue muse (dalla Bardot alla Birkin) a cui il pop elettronico e da modernariato del Genio sembra ispirarsi. Cugini piuf pop dei luminosi Blonde Redhead nel loro ultimo g23h, al posto di Kazu Makino (voce e femme fatale dei Blonde Redhead) troviamo Alessandra Contini con la sua voce da lolita erotico-provocante. Tutte orecchiabili e appiccicose queste canzoni con i titoli e le liriche dai significati piuf ambigui e intriganti (gPorno poph, gGli eroi del Kung-fuh , gApliqueh) e testimoni di una nuove stagione per la musica italiana. Inutile citare qualche traccia in particolare, si farebbe un torto a quelle non nominate; ma su tutte ci sentiamo almeno di chiamare in causa la splendida gA questo puntoh, capolavoro del duo e summa dellfestetica ambigua e sensuale di tutto lfalbum. Musiche tutte da gustarsi, sotto il sole, nella penombra di una afosa siesta estiva, a lume di candela, in agosto allfimbrunire, quando alzando gli occhi al cielo il tramonto sembra proprio non arrivare mai.
Abbiamo rivolto alcune domande a Gianluca De Rubertis (tastierista e arrangiatore del duo) e a Alessandra Contini (coautrice, voce e basso) che nonostante siano impegnatissimi con il tour promozionale del loro disco ci hanno regalato questa mini intervista: Cari Gianluca e Alessandra vorrei farvi una domanda con una introduzione un pof strana: In Giappone spesso parlando degli italiani e dei loro modi di fare si cita questa frase gitaliano: mangiare, cantare e amore.h Che ne pensate di questo stereotipo sugli italiani?
Che cosa ne pensate di quello che avviene in questi ultimi tempi in Italia (la politica, i problemi sociali come la mafia o le recenti vicessitudini di Napoli, la crisi economica e culturale eccetera...) che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
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...seguendo la band durante i loro concerti. E poi un reportage sulla loro incredibile performance dal vivo in un igloo in Van Senales: un concerto unico suonato solo con strumenti scolpiti nel ghiaccio (creati dal liutaio Tim Linhart).Insieme al dvd anche un cd con quattro nuove strabilianti canzoni in bilico tra rock, folk, sperimentazione, divertissement... Tutto questo come gustosa introduzione al loro prossimo album ufficiale,gSushi e cocah, che usciraf questo ottobre. Si prospetta un autunno molto interessante... In attesa di tutto questo li abbiamo intervistati. Ciao Gio, Ciao Carmelo e Ciao Ivan...
Molti giapponesi leggendo di voi, scoprendo che siete siciliani doc ma che vivete e lavorate fondamentalmente tutti a Milano si chiederebbero allora che cosa ci fate in una cittaf cosi lontana dalla vostra terra di origine? Da queste parti la Sicilia ef molto apprezzata e decisamente in risalita tra i gusti dei giapponesi nel turismo e per la cultura italiana. Che cosa ci potete dire di questa cosa? La componente live, l'esibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, come per altri artisti italiani mi sembra sia fondamentale per voi. Soprattutto con il vostro pubblico in Italia. Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi? Sogno:...riusciremo a vedervi anche qui in Giappone?!
Il nuovo disco hSushi e Cocah che mi dicevate usciraf a ottobre, ef prodotto da Taketo Gohara. Raccontateci un pof di questa collaborazione; qualche informazione sul signor Gohara; perchef avete deciso di lavorare con lui eccetera eccetera. In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani? Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone? Che cosa pensate di questo a proposito dellfimmagine e della fama allfestero del vostro paese e invece della realtaf tangibile, dei problemi, della politica e dellaf societaf dellfItalia attuale e che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese? Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo? Ok, vi ringraziamo tanto per questa interessante chiacchierata. Grazie.
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...tanti quanta la gente ai loro concerti o i fan ad attendere un loro gesto e pronti ad assecondare ogni loro capriccio. Fatto ef che il disco ef bellissimo, fatto di canzoni di alta qualitaf di scrittura, con incisi memorabili come non se ne sentivano dai tempi di gAzzurroh o gSe Telefonandoh.
Entriamo con occhio clinico in questo disco: chi segue la musica italiana da sempre si accorge che potrebbe essere unfinstantanea sullo stato attuale del pop nostrano. La poetica dei Baustelle ef un concentrato di raffinato cinismo; subliminale come gli effetti dellfassenzio; dolcemente iniettato nelle quindici tracce del disco. I veleni contenuti in queste musiche aggrediscono con non chalance le orecchie e la mente dellfascoltatore; questo soprattutto attraverso le liriche agrodolci di Francesco Bianconi, interpretate tanto dal leader maschile (dal cantato talvolta un pof salmodiante e umorale come Battiato, altre volte profondo e avvolgente come De Andref) quanto dalla voce sensuale della tastierista, Rachele Bastreghi. Gli arraggiamenti vantano poi, questa volta, una produzione pressochef impeccabile (a cura degli stessi Baustelle e in collaborazione con Carlo U. Rossi, giaf importante produttore nella scena indie italiana, dagli anni ottanta a oggi) ricchi di arrangiamenti orchestrali che accompagnano e interagiscono con il rock sofisticato e patinato dei Baustelle. Numerose le collaborazioni, doveroso citiare almeno il Maestro Alessandro Alessandroni (il famoso fischio, ma non solo, nelle celebri colonne sonore di Morricone per i film western di Sergio Leone) lf Orchestra d'Archi Edo Dea Ensemble di Edoardo De Angelis e Silvia Catasta diretta da Fabio Gurian, una sezione fiati, il musicista etiope Mulatu Astakte, Sergio Carnevale (giaf nei Bluvertigo ) Beatrice Antolini, lfarpista e percussionista Beatrice Martini e molti altri.
gIntanto Dio guardava il Figlio Suo E in onda lo mando'h. Amen.
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| Premessa: un tipo da spiaggia, una canzone da spiaggia...
Che la musica italiana, tradizionalmente, e che perciof anche le canzoni delle Luci della centrale a loro modo, abbiano nel loro dna una orecchiabilitaf latente, non ef un mistero. Non dimentichiamo poi che Vaso Brondi accompagna la sua voce solo con una chitarra (e qualche scampolo di elettricitaf ed elettronica). Far seguire perof a gcanzoni da spiaggiah lfaggettivo gdeturpatah fa presaggire a un qualcosa in piuf...ma entriamo nel disco e parliamone un pof.
Nelle sue gcanzoni deturpateh, cantate a squarciagola, con rabbia e disincanto, con i nervi scoperti, con il cuore in mano, lfArte ef nel suo momento di piuf alta ispirazione; mentre il corpo, quello dellfartista stesso, vive momenti anche di indigenza, di difficoltaf nel rapporto con il presente, per la sopravvivenza, nella lotta con le leggi di mercato che inquinano lfArte stessa. Vittima e compartecipe della crisi del mondo circostante e in particolare del proprio paese sempre piuf in mano ad una lobby di manigoldi, lfArtista osserva e racconta il degrado della societaf e dellfambiente in cui (soprav)vive. Non puof non emergere quindi anche il problema dellfautoaffermarzione e dei tortuosi percorsi che la impediscono. Vasco canta di questo e di molto altro, parlando soprattutto e in fin dei conti dfamore, trasfigurando paesaggi urbani giaf di per sef astratti e malcelatamente inospitali. La sua poesia rivela una visionarietaf maggiore e abbastanza diversa dai declami sarcastici e diretti, non privi perof di autoironia, sviluppati nella scrittura post-storicista di Max, mente e voce dei contemporanei Offlaga Disco Pax.
Un poeta, si...uno degli ultimi. Grazie di esistere.
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...come assistere alla visione di tanti cortometraggi privati delle immagini e a cui restino solo la voce del narratore e la colonna sonora.''
Questo secondo album esce a tre anni di distanza dal loro disco di debutto ''Socialismo tascabile''.
Opera che per la sua straordinaria novita', nonostante tutti i palesi riferimenti al passato sociale e
musicale degli anni ottanta in Italia, riusci a mettere d'accordo pubblico e critica. Bachelite insiste
sulla linea programmatica del suo predecessore. Leggermente piu' ironici ma sempre sferzanti
i toni delle narrazioni. Rispetto al passato, gli arrangiamenti (ancora tra elettronica e post-rock mutante) si fanno
talvolta piu' complessi e articolati. Pagine di letteratura in musica che fanno riflettere.
E a volte suscitano anche nell'ascoltatore un sorriso cinico e beffardo nei confronti di una realta' che,
non solo eufemisticamente, dal techinicolor si riavvia sempre piu' verso il bianco e nero. Sito ufficiale e myspace: Offlaga disco pax.it myspace di Offlaga Disco Pax |
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Romano di nascita ma figlio di emigranti calabrasi,
Rino cantava, prima della sua scomparsa prematura a trent'anni, nell'81,
in un incedente stradale, degli amori, dei dolori e delle speranze,
tradite e disincantate, di un uomo normale, sognatore quel tanto ma sempre
attento e compartecipe delle disgrazie del popolo. Scelte per questo box
commemorativo alcune tra le canzoni piu' famose, piu' belle e significative
del cantautore: da Il cielo e' sempre piu' blu, a Gianna, Nuntereggaepiu',
Berta filava e molte altre ancora. Indimenticabili le liriche di Rino
ma soprattutto la sua voce, per i toni talvolta sofferti e malinconici.
Acquisto consigliato per chi gia' lo conosce ma anche per chi non, afecionados e neofiti! |
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| ...con il presente e l'attualita'. Maggiore quindi l'attenzione alla produzione e ai suoni, piu' elettronici che acustici, anche se non sono rari gli inserti quasi orchestrali degli archi o le linee secche e talvolta dirompenti delle chitarre elettriche. Un gruppo ormai maturo, celebre quel tanto che basta per non cadere pero' ancora nel baratro della banalita' e della crisi creativa che spesso contagia molti progetti nati in questi ultimi anni gia' subito dopo gli esordi. Sito ufficiale: Subsonica.it |
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| ...un album di canzoni tutte nuove. E' la poetica di un cantautore disincantato e diciamo pure icona di un certo cantautorato italiano pop fatto di personaggi sempreverdi come anche Celentano, Vasco o Mina. Anche se non ci sono piu' le liriche sofferte e sferzanti di ''Sora Rosa'', le serenate coatte di ''Roma Capoccia'' o anche gli inni da stadio di ''Grazie Roma'', Antonello continua a far sognare con la sua romanticheria semplice e diretta vecchie e nuove generazioni di estimatori. Sito ufficiale: Antonello Venditti.it | |