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La Musica Italiana secondo noi a cura di Leonardo Marrone
Benvenuti nello spazio dedicato alla musica italiana. Aggiorneremo periodicamente questa pagina scegliendo alcune opere tra gli artisti italiani tra passato e presente. Abbiamo percio' creato ad hoc tre sezioni in cui troverete le nostre scelte: una prima ''Indie'' (Musica indipendente) intendendo perlopiu' artisti giovani o che in un particolare periodo della loro carriera hanno scritto opere molto particolari o totalmente fuori ogni schema (Area, Cccp, Skiantos, Bugo, Giardini di Miro' eccetera eccetera). Una sezione ''Popular'' dedicata invece agli artisti di maggior successo che hanno attraversato e attraversano tuttora le classifiche e che un po' tutti gli italiani, per amore o per odio, conoscono (Vasco, Elisa, Baglioni, Tiromancino eccetera eccetera). Un ultima sezione ''I classici del passato'' con alcune delle opere che ormai fanno parte della cultura popolare italiana (Battisti, De Andre', Dalla eccetera eccetera).

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Danza Silenda
Andrea Chimenti: "ChimentidanzaSilenda" (Soffici Dischi-Santeria, cd+dvd, 2008)
Cantautorato

Questa raccolta risulta il migliore dei modi per avvicinarsi allfopera di Andrea, assaporandone
i molti aspetti della sua arte e dei suoi passaggi nel tempo. Nulla togliendo... continua

Miro Sassolini e (P)neumatica
Andrea ai tempi con i ModaQualcuno forse lo ricorderaf, agli inizi degli anni ottanta, nei panni dell'affascinante front man dei Moda: una delle comete che attraversarono il panorama musicale italiano di quegli anni e che per un istante sembrarono la risposta autoctona alle mode new romantic di matrice anglosassone (fra tutti i "falsi miti di successo", parafrasando una verso di Battiato, citiamo per importanza e longevitaf almeno i Duran Duran). Proponevano un pop intelligente, raffinato, ben fatto ma soprattutto, aspetto distintivo, cantato in italiano. Questfultima caratteristica era un particolare non indifferente che mostrava un notevole coraggio e un'ingenuita' di fondo ammirevole. Una scelta di stile che fece poi scuola a tutta una pletora di band italiane. Lo scotto che si pagava all'epoca scegliendo l'una o l'altra strada ("italiano si, italiano no") poteva essere molto caro; rispondendo piu' o meno positivamente a esigenze commerciali e di autoaffermazione piuf consitenti. Cantare in inglese (o in tedesco o in francese...) era una mezza garanzia (o cosi sembrava) e poteva significare riuscire a creare intorno a se' un'aura meno "provinciale", tentando cosi di promuoversi anche al di fuori dellfItalia. Insieme ai Moda pero' furono tanti i progetti che dopo le prime smanie giovanili convissero spontaneamente questo ritorno progressivo all'uso dell'italiano, allfidioma dantesco. Di primo acchito ci vengono subito in mente gli intramontabili Litfiba, i CCCP, i Diaframma. Fu forse il riflesso condizionato di un'insieme di aspetti: da una parte, con tutta probabilita', la sicurezza in una maggior padronanza nell'uso della propria lingua rispetto allfinglese; dall'altra, una piu' controllata "coscienza" poetica nellfesprimersi con il proprio idioma; piu' semplicemente per seguire una voglia del tutto irrazionale e rivoluzionaria. Si cominciava cosi, sempre piu' spesso, a scegliere di cantare in italiano le proprie liriche (con risultati anche di grande pregio) innestando pero' una sensibilita' tutta "italica" su modelli musicali ancora non mediterranei.
Riassaporare con le orecchie di oggi alcuni dei brani dellfepoca firmati dai Moda ef una sfida non indifferente. Fatto ef che le tracce inserite in questa bellissima collezione dal titolo gChimentidanzasilendah (spiegheremo piu' approfonditamente il titolo qualche riga piu' sotto) come gSe fossih e gAmericah(da "Canto Pagano" del 1987) messe proprio in apertura del cd, non sfigurano affatto accorpate insieme al materiale che lfautore ha realizzato solista negli anni a seguire sino ad oggi (da gLa maschera del corvo nero ed altre storieh del 1992 a gVietato morireh del 2004). La delicatezza della sua voce, capace perof anche di bruschi cambi di registro, lo accosta ad un autore inglese con il quale Andrea ha collaborato e ha realizzato insieme la bellissima elegia "Ti ho aspettato". Stiamo parlando di David Sylvian. Tutto sommato il percorso dei due artisti, praticamente coetanei (Andrea ef del f59, David del e58) ha diversi punti comuni: tra cui gli inizi, che conciliano in entrambi pulsioni sperimentative a soluzioni marcatamente pop, il successo commerciale quasi sfiorato, la carriera solista volta ad un maggiore intimismo poetico e di ispirazione. Fino allfincontro, diretto, di questi due poeti della musica contemporanea e alla realizzazione di un'opera insieme (il brano sopra citato).

David Sylvian e Andrea Chimenti (1996)

Danza Silenda ef una retrospettiva. Non la solita collezione. Questo innanzitutto per la scelta dei brani che ricostruisce agilmente, senza particolari lacune e invece con molti pregi nella selezione, lo sviluppo di Andrea come cantante e come autore delle proprie canzoni. In secondo luogo per lfidea di allegare al cd musicale un dvd che crea quattordici sfondi ad altrettanti brani che compongono la collezione stessa. I filmati sono realizzati in collaborazione con Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo per la compagnia di Danza Silenda (Caen-Bassa Normandia-Francia) del duo fondatore "Festina Lente" (Laura Simi e Damiano Foa) che danza e coreografa quattordici delle sedici tracce del disco. Il lavoro di questa compagnia e' concentrato intorno al movimento inteso come "il pensiero fisico". Come amano definirsi, si tratta di gcollezionisti di movimentih interessati al processo di trasformazione delle emozioni in movimento. Collaborano spesso con altri artisti e sono continuamente impegnati in rappresentazioni che coinvolgono i bambini delle scuole materne, elementari e medie, bambini in difficoltaf, persone della terza etaf, ragazzi del liceo, studenti universitari, professori, amatori di danza e teatro, attori, danzatori. Il legame tra immagini e musica rimane costante e con rari momenti di scollamento. Un ottimo esperimento, sempre gradevole e seppur di approccio improvvisativo e sperimentale, estremamente fruibile e godibile. La raccolta gChimentidanzasilendah risulta cosi il migliore dei modi per avvicinarsi allfopera di Andrea assaporandone i molti aspetti della sua arte e dei suoi passaggi nel tempo. Nulla togliendo al piacere e alla fruizione di chi invece vuole semplicemente acquistare un cd, metterlo nel proprio lettore e degustarsi unforetta di buona musica! (e nel caso del dvd, godersi invece un bello spettacolo di danza). Ricordiamo che nel frattempo lfetichetta Soffici Dischi si ef presa premura di rimettere in circolazione il capolavoro gperdutoh dellfautore, gLfalbero Pazzoh(Soffici Dischi/Santeria, 2007) uscito originariamente tredici anni or sono per la serie economica gI taccuinih dellfallora attivissimo Consorzio Produttori Indipendenti. Un pezzo importante della musica italiana che fa da pari con questa ultima compilazione e che chiude il cerchio, almeno per ora, sullfopera di un autore colto forse poco visibile ma di una importanza imprescindibile per lo sviluppo del cantautorato italiano in questi ultimi due decenni. Unfultima curiositaf: troverete tra i filmati contenuti nel dvd in allegato allfultima versione deluxe di Siberia dei Diaframma (cd+dvd, Self 2007) alcuni preziosi ed interessanti frammenti di interviste e di sequenze live dei Moda finite del box dei Diaframma per una strana e fortuita coincidenza. Si tratta infatti di un documentario dellf84 (o dellf85) nel quale venivano messe a confronto due promettenti giovani band del momento: i Diaframma di Fiumani e di Sassolini, per lfappunto, e i Moda di Chimenti. Tra il serio e lo scherzo, questi enfant prodige proponevano la propria visione dellfArte e della Musica in un periodo di forti contrasti non solo in ambito artistico e musicale (tutta la questione sul rapporto immagine-contenuto sollevata delle mode musicali del tempo) ma anche sociale e politico. Consigliatissimo!

Danza Silenda

Abbiamo parlato con Andrea, qualche tempo fa, proprio nei giorni delle elezioni in America... ne ef uscita una interessante intervista. Grazie anche alla preziosa intercessione del suo manager, Roberto Bardelli, responsabile della bella etichetta Soffici Dischi.

Leonardo: Ti vorrei chiedere una cosa che forse ti sembreraf un pof strana e spero non la troverai offensiva (non ef nelle mie intenzioni!) e con la quale iniziare lfintervista; una prassi che qui e' qualcosa di molto importante nella vita sociale dei giapponesi, nellfinterazione con lfaltro: la propria presentazione.
Chi ef e che cosa fa Andrea Chimenti. Spieghiamolo ad pubblico giapponese o ad un fruitore che magari ancora non ti conosce, attraverso il punto di vista dellfartista stesso.

Andrea: Principalmente sono una persona emozionata di vivere... cerco di tradurre questa emozione e trasmetterla attraverso la musica, il teatro e quando posso attraverso lfimmagine. Il mio primo mestiere e' stato disegnatore di cartoni animati, ma con gli anni la musica ha preso il sopravvento diventando la mia occupazione principale. Oggi scrivo canzoni, musica per film e teatro.

L.: Tempo fa (scusa la lunga premessa alla domanda) proprio come abbiamo fatto ora con te, abbiamo raggiunto per mail Federico Fiumani. Usciva un suo libro e tante band gli tributavano un cd di cover intitolato, non a caso, gil Donoh(Self 2008). Ci sembrava il momento giusto - oltre che qualcosa, nel nostro piccolo, di dovuto - per intervistarlo e pubblicare poi questo testo, anche in giapponese, nel nostro sito. Alla nostra proposta lui ha evitato di replicarci con un diniego secco, rispondendoci con il distacco intellettuale che solo un personaggio della sua cifra riesce a gestire con tale nonchalance: ci ha detto gnon credo che qualcuno in Giappone possa essere interessato alla mia musicah. La sua affermazione (comprensibilissima, ma che ci ha un pof rattristato, sminuendo in parte anche il significato del nostro lavoro in toto!) riassume in effetti un problema: la trasmissione di un messaggio pensato in una determinata lingua (e con un certo background culturale) che viene tradotto in un idioma di un paese parecchio distante, anche culturalmente, dallforigine. Tralasciando ora gli aspetti che avvicinano e allo stesso modo allontano due artisti e due interpreti della musica italiana come Fiumani e Chimenti, ti vorrei allora chiedere, in merito a questo discorso: ritieni che esistano realmente delle barriere che, ad esempio, possano filtrare le attenzioni e gli interessi di ipotetici fruitori dellfArte, della Musica in particolare, tra un parte e lfaltra, nel mondo?Anche la gsensibiltafh avrebbe dunque dei luoghi geografici, fisici, ben precisi, delle ginfrastruttureh che realmente la provincializzerebbero?
Il prodotto artistico di Andrea Chimenti ef destinato quindi esclusivamente ad un pubblico italiano?

A.: Ricordo un aforisma di Confucio: gPer natura gli uomini sono vicini, l'educazione li allontana.h Io credo che la Musica, la Poesia, lfArte in generale abbiano proprio lo scopo di riscoprire la vera natura dellfUomo, andando a cogliere il centro, il significato ultimo, quello che sta allforigine. Quando lfarte arriva a cogliere il reale significato di cio' che ci circonda diventa totale, parte di un tutto dove tutti sono cittadini. Come la stessa frase di Confucio riesce a comunicare un messaggio importante a me dopo 2500 anni provenendo da una diversa cultura dettata non solo dalla geografia ma anche dal tempo, credo che allo stesso modo e con maggiore facilita' un contemporaneo possa comunicare il proprio gsentireh ad una cultura lontana. Ef proprio vero che spesso e' glfeducazioneh ad allontanarci creando inutili sovrastrutture che portano inevitabilmente a separazioni. Questo lo accetto nel semplice vivere del quotidiano, nella politica, folklore, usanze, costumi ecc... ma non nella comunicazione che passa attraverso il profondo, non nellfArte.

i Moda agli inizi degli ottanta

L.: Che tipo di interessi nutri per lfArte intorno a te, oggi? In particolare nei confronti della Musica e dei fenomeni della musica moderna? Ci sono dei progetti, degli artisti in italia che ritieni fondamentali per la tua formazione? Quali invece preferisci come ascolatore? Quali consiglieresti ad un gneofitah giapponese?

A.: La mia formazione nasce da molte cose disparate. Ho amato la musica classica cibandomi di questa per molti anni. Mio padre mi ha cresciuto insegnandomi ad amare questo genere di musica, avviandomi anche allfascolto del jazz , ma questfultimo non mi ha mai conquistato definitivamente. Ricordo che da ragazzo mi prestarono un disco di David Bowie g Dimond Dogsh. Rimasi folgorato dalla copertina in cui era ritratto Bowie mezzo uomo e mezzo animale...e' da li che ho iniziato ad appassionarmi al rock britannico che ha influenzato le mie scelte artistiche. Contemporaneamene ci sono stati autori italiani che ho apprezzato per la grande capacita' di cantare la loro poesia come Fabrizio De Andre', Fausto' (ricordo un suo album straordinario: gPoco Zuccheroh), alcune cose di Fossati. Ricordo negli anni f70 gli Area con la sperimentazione vocale di Demetrio Stratos, lo splendido disco gAriah di Alan Sorrenti. Poi sono seguiti gli anni f80 nei quali mi sono ritrovato uno dei protagonisti con il mio gruppo di allora i gModah, che insieme ai Litfiba, Diaframma e altri gruppi abbiamo in qualche modo aggiunto dei tasselli importanti alla storia musicale in quegli anni e sicuramente influenzandoci a vicenda.

L.: Ef uscito questo tuo nuovo lavoro che raccoglie tanti tuoi brani del passato e un nuovo progetto in dvd. Con quale criterio hai scelto le canzoni a rappresentare il tuo percorso artistico nel cofanetto gChimentidanzaSilendah? Potresti parlaci allora un poco dei tuoi dischi e dei suoi progetti, entrambi tra quelli che hai realizzato in collaborazione anche con altri artisti, che ritieni fondamentali nel suo percorso artistico sino ad oggi?

Andrea, ritratto I A.:
Il criterio di scelta dei brani che compongono gChimentidanzaSilendah e' stato quello della danza. Queste canzoni pescate in tutto il mio repertorio dovevano accompagnare gli esperimenti gestuali della compagnia di danza francese gSilendah. Alcuni brani sono stati scelti dai registi (Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo) altri da me. Non e' stato facile scegliere, in questo caso mi sono accorto di quanto lavoro avevo svolto negli anni e mi sono ritrovato ad ascoltare canzoni che non sentivo da molto tempo. Ho riascoltato il vinile di Canto Pagano (il secondo disco dei Moda) e sono riaffiorati molti ricordi tra cui la splendida collaborazione con Mick Ronson (chitarrista di D. Bowie, L. Reed, B. Dylan ecc...). Fu Ronson a produrre il disco e devo dire che oltre ad essere stato artisticamente uno splendido incontro, lo fu anche dal punto di vista umano. Nellf89 i Moda si sciolsero e per me inizio' un poeriodo molto difficile. Mi sono trovato solo e a dover ricostruire tutto da capo. Le difficolta' in Italia, in particolare per chi fa certe scelte musicali che escono dai canoni, sono sempre state tante. Viviamo in un paese che non da' supporto a chi cerca di fare musica e nonostante siamo stati una delle culle dellfarte piu' importanti al mondo, oggi siamo un paese che considera lfarte una sorta di hobby e nel migliore dei casi intrattenimento da sabato sera. Gli stessi problemi di oggi cferano agli inizi degli anni f90 dove mi sono trovato a ricostruire la mia strada da solo. Una delle collaborazioni importanti fu quella del C.P.I. (Consorzio Produttori Indipendenti) con il quale riparti la mia carriera da solista. Un altro momento importanate e' stato quello della collaborazione con David Sylvian nel 1996 con il quale ho scritto "Ti Ho Aspettato" (I Have Waited For You). Con Fernando Maraghini ho realizzato dei progetti discografici che riguardano la commistione tra poesia e musica, narrazione e musica. Ho realizzato diversi cd su questa linea fino a gIl Porto Sepoltoh dove canto le poesie di un importante poeta italiano del 900: Giuseppe Ungaretti.

L.: Quanto accade nel mondo e piuf da vicino in Italia confluisce gtematicamente e spiritualmenteh nel suo lavoro? In che termini e con quali risonanze?

A.: A volte accade che certi avvenimenti influenzino il mio lavoro, credo che sia una cosa inevitabile per chiunque. Cerco pero' di non parlare in modo diretto di certe problematiche... ad esempio non amo che la politica si mescoli alla mia canzone... e' lo stato dfanimo che mi interessa, lfemozione che scaturisce dagli avvenimenti, privati o pubblici che siano.

L.: Come ti poni nei confronti del mondo, non solo artistico, ma anche culturale, sociale e - scusami se te lo chiedo - gpoliticohdel tuo paese, oggi?

A.: Sono molto critico nei confronti del mio paese, critico perche' lo amo molto. Purtroppo ogni volta che esco fuori dallfItalia mi vedo costretto a fare dei paragoni e il mio paese ne esce sempre perdente. Io sono molto di parte, me ne rendo conto, ma trovo che in Italia si faccia pochissimo per la cultura mentre, al contrario, si fa moltissimo per rimbambire la gente. Ormai e' un dato di fatto, basta accendere le nostre televisioni. La gioventu' e' traviata da uno stile di vita ridicolo che tende ad omologare e a svuotare le coscienze. Sembra di vivere in una sorta di prolunga del miracolo economico degli anni f60, ma dove tutti si lamentano e allo stesso tempo spendono in miriadi di stupidaggi inutili, viviamo in uno scenario fatto di impalcature che sorreggono una scenografia colorata che riesce a malapena a restare in piedi... dietro a tutto questo cfe' il nulla pronto a divorarci appena apriremo i nostri occhi. Credo che questo sia un male che ammorbi gran parte delfoccidente, ma lfItalia ne e' lfemblema diventandone quasi caricatura.

L.: La Musica, oggi, sembra aver raggiunto il suo grado massimo di globalizzazione. A volte, spesso, si ha lfimpressione che sia stato giaf detto ed espresso tutto e ci si trovi sempre di fronte a qualcosa di giaf sentito; che lfArte sia arrivata davanti a un muro. Cosa pensi di questo fenomeno e quanto lo ritieni reale o meno?
Come te anche molti altri creativi - mi sembra di capire - credono e confidano nella contaminazione delle arti: ritieni che questa comunicazione sia il futuro (o addirittura giaf il presente) della Musica stessa?

Andrea, ritratto II

A.: La contaminazione non e' una scelta, ma unf inevitabile strada da percorrere. Oggi io mi trovo a dover necessariamente interagire con altre culture presenti dove vivo. Lfunica strada e' la contaminazione e se questo non avviene e' la rottura prima di tutto sociale. Se non siamo disposti a mettere in discussione la nostra cultura, renderla permeabile a nuove realta' e' semplicemente la collisione e lfannientamento. Questo avviene anche in campo artistico, almeno per quella frangia che lavora in prima linea dove si sperimentano nuove soluzioni, nuovi linguaggi. In musica e' stata realizzata la nona sinfonia di Beethoven fino al silenzio di John Cage... e' stato espresso se non tutto... direi molto, moltissimo! La strada della commistione, della contaminazione e' quella che puo' regalarci vitalita' e speranza.

L.: Un'ultima domanda... abbiamo contattato in questi giorni un altro artista italiano che apprezziamo molto: Garbo. Come te, ha percorso una strada a tratti non priva di punti in comune al tuo cammino artistico; raggiungendo perof, oggi, risultati e una maturazione certamente molto diversa dalla tua. Anche lui ha dato alle stampe, in questi ultimi mesi, un ottimo lavoro che ne segna profondamente la maturitaf. Se avessi lfoccasione di incontrare Garbo - diciamo anche virtualmente, come adesso ti offriamo noi tramite questo testo - per un veloce scambio di idee, che cosa vorresti dire a questo tuo gidealeh compagno di viaggio?

A.: Credo che con Garbo io abbia moti artisti in comune. Nonostante abbiamo percorso strade diverse, credo che ci troveremmo concordi su molti nomi che hanno segnato e influenzato il nostro percorso artistico. Ho molta stima di lui e penso che sia stato un vero antesignano della New Wave italiana. Mi e' capitato di incontrarlo molti anni fa e magari nasceranno occasioni in futuro per incontrarci nuovamente.

Andrea in uno scatto promozionale di"Vietato morire" del 2007


La traduzione in giapponese di questo spazio sara' pubblicata al piu' presto, nei prossimi mesi. Grazie.

Myspace e siti ufficiali:
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Andrea Chimenti - sito ufficiale
Soffici Dischi - sito ufficiale dell'etichetta

Miro Sassolini e (p)neumatica
Miro Sassolini e (P)neumatica: "gLe cose cambianoh (Autoprodotto-2008)
Indie

Una collaborazione artisticamente riuscitissima, per un esperimento rock moderno,
accelerato, fortemente comunicativo. Muscoloso ma mai violento. Il giusto trampolino... continua

Miro Sassolini e (P)neumatica
Miro Sassolini e Federico Fiumani ai tempi di Siberia (1984)"Disegna la parte finale del mio sogno!"

Formula dirompente quella di Miro +
(P)neumatica.
Una premessa: per chi non lo ricordasse, Miro Sassolini fu gunah delle voci che attraversarono e segnarono profondamente lo sviluppo dei Diaframma nella loro formazione storica, tra il 1984 e il 1989. Anzi, forse sarebbe meglio dire che non fu uno dei cantantanti del gruppo fiorentino ma bensi gla Voceh, inconfondibile, di questa band.
I Diaframma (... e Miro con loro) furono importanti non soltanto perche' poi sbrigativamente e lapidariamente etichettati, insieme ad altri, come i "padri" della cosiddetta new wave nostrana. Forse soltanto oggi se ne e' invece compreso appieno il ruolo che ebbero e l'influenza che esercitarono sullo sviluppo di certo cantautorato dei nostri giorni. Seminali sopprattutto per il loro taglio, poco
incline ai compromessi; musicalmente e per molti aspetti, piu' vicini alla musica popolare che non alla dark -wave di derivazione anglosassone (che invece ne caratterizzo' fortemente i primi passi, tra l'81 e l'83). Oggi la loro eredita' e' riconosciuta unanimamente come fondamentale modello di creativita', tutta da riscoprire, per tanti nuovi progetti. Molti gli artisti infatti che sempre piu' spesso, piu' o meno consapevolmente, si "pregiano" di omaggiarli o ne ricalcano l'estro nella realizzazione delle proprie opere.
Ma a chi, in particolare, avesse ora voglia di fare un tuffo temporale, nostalgico e corroborante, immergendosi nel mondo e nelle atmosfere di quellfepoca magica e lontana, non possiamo che consigliare di acquistare subito una copia del disco gSiberiah(IRA 1984); magari proprio in una delle sue ultime edizioni in cd, con un dvd in allegato e con tanti video di quel periodo. E' li che troverete gla voceh dei Diaframma: Miro Sassolini; con quella sua maniera di cantare, di sciorinare le parole stropicciandole e accarezzandole come fossero velluto; con quel suo modo di interpretare la poesia incerta, visionaria e evocativa di Federico Fiumani (leader e deus ex machina dei Diaframma); con quella profonditaftipica di certi suoi toni; con la fisicitaf del suo canto, il suo avvolgerti.
Epocale il disco, il periodo, Federico, Miro e tutto il resto...

I (P)neumatica sono invece un gruppo che si e' formato in questi ultimi dieci anni; questi musicisti sono cresciuti perciof ascoltando - come chi scrive - i dischi di Miro e raccogliendo lfereditaf di tutti quei progetti che si espressero al meglio proprio durante il decennio ottanta. Non toscani come Sassolini ma bensi sardi, i (P)neumatica sono una band, come amano definirsi, di rock gruvido ed intensoh. Nati a metaf degli anni novanta, il loro secondo disco gUltimi attimih ef stato prodotto e registrato nientemeno che da Giorgio Canali e come per il loro disco dfesordio, anche questa volta, pubblicato dallfetichetta indipendente, sarda, Desvelos Records.

Miro, dal booklet di "Tre volte lacrime" (1987)

Nel 2007 Maurizio Rocca [leader e voce dei (P)neumatica] propone a Miro, che negli anni ha sperimentato molti linguaggi dellfArte, l'utilizzo degli spazi interni del Covo Art Cafe' (a Cagliari) locale di culto del rock sardo, per una sua personale di disegni a pastello. L'incontro segna profondamente lfartista che riconsidera la possibilita' di ricominciare a fare Musica. Nel Giugno 2008 esce l'ep dei Pneumatica "Le Cose Cambiano" in cui Miro presta la sua voce e la sua interpretazione a due dei quattro brani del disco. Lavoro che non sa certo di un mero esperimento creato allfuopo per accogliere un ospite dfonore.
E questo lo si percepisce da subito, scorrendo le tracce di questo progetto realizzato insieme. Una collaborazione artisticamente riuscitissima, per un esperimento rock moderno, accelerato, fortemente comunicativo. Muscoloso ma mai violento. Capace di creare il giusto trampolino per una voce ancora disinvolta e capace come quella di Miro. Dellfineffabile orchestra che lo accompagna, i cagliaritani (P)neumatica guidati appunto da Maurizio Rocca, non cfef molto da aggiungere visto soprattutto il modo impeccabile con il quale interagiscono nel disco con Miro. Decisamente un'ottima prova. Bentornato Miro, standing ovation per la band di Maurizio.

(P)neumatica, foto di Luigi Corda

Abbiamo raggiunto per mail, qualche tempo fa, Miro e Maurizio che come altri artisti contattati hanno risposto con estrema gentilezza alle nostre domande.

Leonardo: Mi dicevi che se dovessi consigliare un tuo disco a ascoltatore giapponese sarebbe sicuramente gSiberia"... ci spieghi il perche' di questa scelta?

Miro: Credo fortemente nella trilogia "Siberia"... "Tre volte lacrime"... "Boxe" i primi tre album dei Diaframma hanno "segnato" la storia del rock italiano... sono soltanto tre dischi e' vero ma... fanno parte di un percorso unico... concatenato... inseparabile... e come in qualsiasi trilogia (le arti figurative... il cinema ... la letteratura) vanno ascoltati tutti in ordine cronologico... l'ordine della crescita e della maturita' artistica. Probabilmente un ascoltatore giapponese lo farei iniziare da qui... dalle cose che ho fatto con i Diaframma negli anni 84/89; sembra pura presunzione... ma ti assicuro che non lo e'... (non me ne vogliano gli altri grandi gruppi del rock italico di allora!) inoltre consiglierei l'ascolto del "Progetto Van Der Bosch": il mio personale iter musicale dal 1992 al 1997 in pratica il "dopo Diaframma"... e' tutt'ora materiale inedito... pronto per essere valutato alla luce delle sonorita' attuali.Leandro Cicchi e Miro Sassolini (1984)

L.: Maurizio, che ne pensi? Quali dischi regaleresti a un amico giapponese?

Maurizio: Sicuramente mi piacerebbe che scoprisse i (P)neumatica con gLe cose cambianoh. Non tanto perche' realizzato in combutta con Miro, ma piuttosto perche' come ovvio, gli ultimi lavori per chiunque si esprima con una qualsiasi arte, sono i piu' attuali, fotografano la propria gsalute mentaleh in quel momento, sono i piu' maturi artisticamente.

Dovrebbero poi non perdersi le cose che io ho amato negli ultimi 30 anni e che quindi mi sentirei di consigliare: gSiberiah dei Diaframma, gDesaparecidosh dei Litfiba , gAffinita'-divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore eta'h dei CCCP, per quanto riguarda gli anni f80. gCatarticah dei Marlene Kuntz per i e90. Sullfultimo decennio mi metti in difficolta'...

L.: Cambiamo argomento... Questa domanda ef una sorta di provocazione...Tante volte in Giappone ci e' capitato di sentirsi citare, vuoi per scherzo, vuoi per caso, diversi stereotipi sugli italiani... in questo periodo, poi! Vuoi seriamente o vuoi anche soltanto per sentito dire. Gli italiani, anche per come vanno da sempre le cose nel nostro paese, spesso vengono etichettati, nel bene nel male, per quelli che dallfesterno sembrano essere gli interessi e le attivitaf principali, per antonomasia, dellfitaliano medio: hmangiare, cantare, amoreh. Quanto vi sembra reale questo stereotipo?

Miro: Ef decisamente uno stereotipo... non solo in Giappone... questo non mi scalfisce piu' di tanto sappiamo quello che siamo stati... e quello che possiamo ancora offrire certo non possiamo ne dobbiamo affogare nella nostra memoria storica ne farci travolgere dalla bellezza della nostra arte... l'Italia possiede i due terzi del patrimonio artistico mondiale inoltre... ricordo a tutti che abbiamo un marchio di fabbrica che ci contraddistingue in tutto il mondo... il genio del nostro inimitabile stile certo... servono innesti di risorse innovative... che tengano il passo con i tempi stuprati e iperattivi del terzo millennio ma vi assicuro che vivere in questo paese e' meraviglioso la cosa che piu' detesto... in generale e' l'indifferenza verso il prossimo... l'inesistenza delle relazioni umane... la speranza ingannata... lo sbadiglio di chi se ne frega... la superficialita' del sorriso altrui... perche' alla base della convivenza fra i popoli esiste l'inizio di un ipotetico dialogo fra me... e chi la pensa diversamente... da me e per fare tutto questo devo essere capace di comunicare quindi offrire dell'ottimo cibo... cantare una bella canzone con voce tenorile... fare all'amore... e' il buon viatico del saper vivere direi che come "stereotipo"... non e' poi cosi male!

Maurizio: Penso che questo sia uno stereotipo diffuso un pof dappertutto nel mondo. Ef un dato di fatto che quando siamo allfestero la prima cosa che ci viene in mente per sbarcare il lunario e lfarte del cucinare. In questo siamo imitatissimi, mi e' capitato di vedere ristoranti spacciarsi per italiani ma gestiti dalle etnie piu' disparate, dai nomi ridicoli e dai menu' pieni di errori di ortografia come la gPizzeria Napoli Erezioneh a Berlino, questa emulazione vorra' pur significare qualcosa. Per quanto riguarda la canzone poi non abbiamo rivali, i nostri classici, anche quelli della tradizione dialettale sono conosciuti e cantati da tutti. Per quanto riguarda lfamore invece siamo decisamente in calo, sia dal punto delle prestazioni che da quello della fama. In ogni caso e cosa che facciamo comunque e' importante avere stile, il famoso gItalian styleh.

Alessandro Raimondi e Miro Sassolini (1987)L.: Miro, che cosa vorresti far conoscere della tua Arte e dellfItalia in Giappone??

Miro:
Se ci fosse la possibilitaf esporterei tutto me stesso! lascerei a "casa" solo le briciole dei miei malesseri o forse no! Mi porterei dietro anche i miei incubi... del resto bisogna avere il coraggio di svelarsi per quello che siamo non per quello che vorremmo essere la mia arte e' soltanto il marsupio del mio essere uomo consapevole quindi va dove vado io... per quanto riguarda L'Italia... esporterei una parte del nostro underground musicale attuale... incontrerebbe senz'altro molti consensi da parte dell'esigente e colto pubblico giapponese.

L.: Che cosa ne pensate di questa Italia del III millennio. Che cosa ha ancora da dire al mondo lfItalia secondo voi?

Miro: Sinceramente allineo l'Italia... con tutti i suoi problemi... e le ataviche contraddizioni al resto dei paesi europei industrializzati... ne piu' ne meno veniamo da una situazione storica che ci accumuna da secoli ci siamo scambiati... imperatori... re... papi... santi... e malavitosi e' un grande imbroglio far sprofondare il mio paese nella melma... mentre il resto dell'Europa convive con i suoi innumerevoli fantasmi direi... invece... che questa fantomatica democrazia occidentale se e' realmente esistita... si e' persa nei meandri del Mediterraneo o fra le stanze segrete del parlamento europeo vedi... non so perche' mediaticamente tutto quello che accade in Italia viene amplificato all'ennesima potenza mentre cio' che succede altrove non e' altrettanto..."pubblicizzato" vorrei far notare che tutto nel vecchio continente e' collegato da una fitta trama visibilissima agli occhi di molti osservatori fatta da immigrazione... disoccupazione... ignoranza... razzismo... intolleranza... bestiale violenza mancanza di fede (una qualsiasi) mi domando?... se quello che riusciamo a vedere o ad intuire ci fa cosi tanta paura... tutto quello che non ci dicono le cose che non ci fanno vedere quello che accade e non ci viene riferito quanto puo' essere pericoloso? QUANTO? infine... vorrei sottolineare come sia semplice guardare il giardino dell'altro e constatare quanto sia sporco... senza far niente per il proprio...

Maurizio: Ho vissuto gli ultimi due mesi a Berlino e sono quindi tornato in Italia da pochissimi giorni. Ho optato per il black-out dellfinformazione e devo ammettere che il rientro e' stato traumatico. Dal punto di vista mediatico in Germania non si parla granche' del bel paese tolte due interviste di approfondimento a Nanni Moretti e Massimo Carlotto ovviamente improntate sul gcavaliere neroh. Principalmente sono trapelate le immagini dei soldati e delle camionette nelle strade che fanno tanto Kabul dopo lfentrata in vigore del pacchetto sicurezza e qualche curioso fatto di cronaca. La cosa che mi ha colpito e' che in questo caso i tedeschi, quelli nelle gkneipeh, sono molto meglio informati di noi, ma soprattutto sono molto piu' preoccupati di quanto lo siamo noi della nostra stessa situazione. Allfaeroporto di Milano tre italiani che stavano andando in vacanza in Sardegna hanno discusso per almeno 15 minuti su quale acconciatura di capelli donava di piu' alla Pivetti, pseudo-presentatrice TV, leghista, la piu' giovane ex-presidente della camera dei deputati, il livello e' diverso. Tutto questo mi fa pensare che con gli illustri artistici e letterati antenati, lfattuale popolo italiano ha ben poco da spartire. Non e' neanche il caso di prendersela tanto con la classe politica che mai come attualmente e' degna e fedele rappresentanza del popolo. Non voglio fare di tutta un erba un fascio ne voglio essere troppo severo e disfattista nei confronti della nostra nazione. Non tutto e' da buttare ma per risollevarci bisogna lavorare davvero tanto. Per quanto riguarda lferba del vicino poi non tutto e' da esaltare e da promuovere, nella capitale tedesca ho dovuto aspettare tre ore ad un pronto soccorso e poi dicono della malasanita' dellfItalia meridionale...

(P)neumatica, foto di Luigi CordaL.: Ci parlate invece della vostra visione del Giappone.

Miro: Fin da piccolo ho sempre associato il Giappone alle formidabili onde di Katsushika Hokusai... uno dei mie pittori preferiti in assoluto le sue spettacolari trentasei vedute del monte Fuji... la forza dei particolari nelle scene quotidiane la sorprendente descrizione della sua terra... le meravigliose vedute d'insieme... il tratto di una contemporaneita' sconcertante per un artista dell'800 sono alla base della mia ammirazione per questo straordinario paese se attraverso il "Grand Tour d'Italia" tanto caro a Goethe... gli osservatori i viaggiatori del passato scoprivano il "bel paese" i grandi maestri della pittura giapponese... oltre a Hokusai... penso a Utamaro, Masanobu, Hiroshige, Harunobu, Moronobu, Ando... sono stati per me una vera rivelazione... posso dire che ho scoperto il Giappone attraverso i lori dipinti ancora oggi le arti figurative giapponesi contemporanee mi seguono ovunque... adoro Yamamoto e considero Yoshihara il piu' importante artista giapponese del XX secolo quando posso non mi lascio sfuggire una mostra... un evento sono d'accordo sul principio della forte convergenza fra due culture completamente opposte sulla diversita' che attrae...

Maurizio: Ho grande e profonda ammirazione per tutti quei paesi che nonostante siano usciti con le ossa rotte dalla 2‹Guerra Mondiale, si sono risollevati riuscendo a diventare delle vere e proprie super potenze. Personalmente e contrariamente da quello che si possa pensare, sono affascinato da quello che ha rappresentato la cultura giapponese nellfantichita', quella classica e medioevale dei guerrieri samurai. Se un giorno mi dovesse capitare di visitare il Giappone e' proprio da li che inizierei il mio approfondimento.
Come tutti gli ultra-trentenni poi sono cresciuto con i cartoons giapponesi, quelli dei robottoni eccettera eccetera e con i fumetti manga. So che cfe' una scena punk molto fertile. Per quanto riguarda la letteratura mi piacciono Banana Yoshimoto, Junichiro Tanizaki e Mishima Yukio.

L.: Miro, se dovessi presentarti ad un paese che non ti conosce ancora, che cosa diresti di te stesso? Chi ef Miro Sassolini?

Miro: Io... Miro? Abito l'Arte ma non gli pago l'affitto sono un uomo che si affida alle emozioni nel mio percorso non vorrei coinvolgere nessuno perche' se dovessi sbagliare... finirebbero per pagare (anche) gli altri non ho paura di imbattermi in un temporale non perdo tempo nel cercare un riparo tanto finirei con il bagnarmi lo stesso invece... aspetto che la pioggia inzuppi il mio corpo dopo un pof... la sensazione di essere un tutt'uno con essa e' stupenda... indescrivibile ecco cosa direi di me non sono un uomo qualunque...

L.: Tra il tuo primo e storico album con i Diaframma gSiberia", passando per "Tre volte lacrime" e tutto il resto fino a questa ultima collaborazione con i (P)neumatica e in attesa di un nuovo lavoro tutto tuo, quale canzone (o quali canzoni), quale passaggio o melodia pensi ti rappresenti di piuf? Ci sono delle liriche o delle parole che hai scelto per i tuoi testi (o hai deciso insieme a Federico al tempo) delle line melodiche, delle sfumature della tua voce alle quali sei particolarmente legato o ami di piuf? Dove e quali?

(P)neumatica, foto di Gabriela Pani

Miro: I testi scritti da Fiumani per Siberia... Tre volte lacrime... e Boxe sono stupendi del resto Federico continua a scrivere cose molto belle credo sia la sua principale caratteristica... saper scrivere ho un ricordo complessivo di tutto questo... un ricordo che si mischia agli umori del passato le frasi si accavallano... non ci sono preferenze... cose da ricordare come se dovessi ricomporre un puzzle ho vissuto la mia prima avventura artistica in un periodo storico/artistico irripetibile ho avuto fortuna... questo e' il segreto... non devo ricordare un momento in particolare..."ma... un mondo" la musica segue la stessa sorte... lo stesso approccio emotivo non so dirti qual'e' il brano dei Diaframma a me piu' caro... ma posso spiegarti perche' lo sono tutti... indistintamente amore per tutto quello che ho fatto in quel periodo con i Diaframma incondizionato amore... e la consapevolezza di avere una grande occasione davanti a me la gioventu' e una bella invenzione quando te lo puoi permettere quando ti viene "concessa"...

L.: Ci parli, anzi parlateci, vorremmo sentire certamente anche Maurizio (Rocca), di questo gLe cose cambianoh. Come e dove ef iniziata questa collaborazione? Come si ef sviluppata strada facendo? Che cosa significa per Sassolini e per i (P)neumatica questo progetto?

Miro: Per Sassolini e (P)neumatica questo progetto significa... aver chiuso un cerchio che rischiava di rimanere senza un'ultima curvatura di congiunzione quando si vuole disegnare un cerchio lo si completa anche se ci accorgiamo che non e' proprio... rotondo... giottesco. Mettiamola cosi, Maurizio mi regalo' un foglio ed una matita, mi bendo' gli occhi e disse: disegna la parte finale del mio sogno! io venivo da un progetto figurativo molto simile alla proposta di Rocca infatti nel progetto "La Marea Distante" avevo tentato un approccio al disegno molto fanciullesco sedermi, appoggiare un foglio sul tavolo da lavoro e fare quello che mi passava per la testa senza pensare, programmare, prevedere... come fanno i bambini colori e intrecci di linee in piena liberta', senza schemi legati alla prospettiva, alla profonditaf di campo etc etc. Devo dire che e' stata un'esperienza difficilissima... ah! ...la creativita' di un bambino... che prodigio! quindi... non e' stato difficile prendere un microfono e cantare... improvvisando quasi tutto... mi sono divertito tantissimo! per questa emozionante avventura musicale devo ringraziare Rocca e i (P)neumantica la vera amicizia e' una tentazione troppo forte molto piu' forte delle mie paure...

Maurizio: Non e' per gparaculismoh o perche' Miro sta leggendo, ma devo ammettere che poter gdividere il microfonoh con lui per me equivale ad aver coronato un sogno. A prescindere dallfanagrafe, i Diaframma di Sassolini, come ho avuto anche modo di dire qualche risposta fa, sono il rock italiano cantato in italiano, hanno dato un input a tutti coloro i quali negli anni a seguire hanno deciso di fare rockfnfroll con lfidioma di Dante. Ma la bellezza di gLe cose cambianoh e' che non e' un progetto concepito a tavolino, e' stato qualcosa di casuale che e' accaduto per caso. Come ho scritto nella presentazione sul nostro space allfindirizzo: www.myspace.com/lecosecambiano io e Miro stavamo nello stesso momento nello stesso posto ma per motivi diversi, lui era a Cagliari nella mia citta' a presentare una sua mostra di disegni nel club che gestisco, io in sala prove a registrare i quattro brani che compongono gLe cose cambianoh. La tentazione di chiamare Miro da dietro il vetro dello studio e goffrirglih il microfono e' stata fortissima! Alla base di tutto comunque ci sono i rapporti umani, c'e' una vera e sincera amicizia.

L.: Piuttosto che chiederti che cosa ne pensi di quello che ef stato, di che cosa era la musica quando hai iniziato con i Diaframma, accanto ai Litfiba e a tutti gli altri (una realtaf che comunque rimarrebbe lontana e inafferrabile a degli ipotetici lettori giapponesi, totalmente estranei a quel background distante, tutto italiano) vorrei invece sentire che ne pensi dello stato attuale dellfArte e in particolare della Musica italiana oggi.

Miro: L'artista dovrebbe essere soprattutto... un artigiano questa fondamentale dimensione artistica prettamente italiana e' andata perduta per sempre l'arte contemporanea in Italia e' compromessa da tempo poca voglia di rischiare il presente forti di un passato glorioso...amen! Nel cinema se facciamo uno o due ottimi film all'anno gridiamo immediatamente... alla rinascita del cinema italiano! ci vuole ben altro! La musica e per musica intendo... quella che in tanti abbiamo costruito mattone su mattonec attraversa un percorso diverso da tutto il resto era e deve rimanere undergroud se vuole vivere di luce propria e' in questo spazio... in questo spicchio di limbo... che nascono le stupende realta' musicali italiane io cerco di salvaguardare questo straordinario patrimonio... sapendo che tutto quello che ascolto ...tutto quello che mi entusiasma e' (anche) frutto del mio albero tenace. Grazie...

Miro (1987)

Il mini album di (P)neumatica-Sassolini non e' stato ancora stampato. Fino a pochi mesi fa si poteva ancora ascoltarlo on line dalla pagina di myspace del gruppo. Per questo motivo, nel nostro "Ascolta" dedicato a Miro, non troverete un estratto da questa collaborazione ma soltanto un frammento di "Siberia" dall'album omonimo dei Diaframma; brano, quest'ultimo, che secondo noi rappresenta al meglio Miro al suo acme artistico, per voce ed interpretazione. A chi fosse invece interessato a reperire "Le cose cambiano", suggeriamo di rivolgersi direttamente agli autori visitando i siti indicati alla fine di questo spazio. Inoltre consigliamo vivamente di ascoltare anche le tracce dal progetto mai edito di Miro "Van Der Bosch" attraverso Miro Sassolini Music.
La traduzione in giapponese di questo spazio sara' pubblicata al piu' presto, nei prossimi mesi. Grazie.

Myspace e siti ufficiali:
Miro Sassolini - my space
Miro Sassolini Music - un'altro my space dell'artista
(P)neumatica - my space
Desvelos Records - sito ufficiale dell'etichetta sarda
Diaframma - sito ufficiale
Diaframma - my space

Bar la Muerte - etichetta
Bar la Muerte: "Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate..."
Indie

La musica e lfArte va a braccetto con la sperimentazione, lfavanguardia, il concetto di
gmade by myselfh. Quanto di piuf lontano perciof dai prodotti nostrani nazionali... continua

Petretti, Brusaschetto e OvO
Bachi da Pietra "Tarlo Terzo"Benvenuti al Bar la Muerte!
Una piccola grande etichetta italiana

...e allfentrata un bel teschio piratesco (unficona@che tanto ci ricorda lfinsegna intermittente del One Eyed Jack dello sceneggiato Twin Peaks). Ma niente stramberie o mostri da baraccone, si tratta soltanto di musica realizzata e prodotta (retorica a parte) con zelo ed estrema selezione. Un progetto certo - questo di Bruno Dorella responsabile anche delle band OvO e Bachi da Pietra - che promuove artisti con forte propensione sperimentale, a tratti misteriosi e oscuri, talvolta di travolgente forza espressiva e poetica (come i citati Bachi e il loro cosiddetto gblues medievaleh). La musica e lfArte va a braccetto con la sperimentazione, lfavanguardia, il concetto di gmade by myselfh. Quanto di piuf lontano perciof dai prodotti nostrani nazionali di largo consumo. Proprio per questo di piuf facile sdoganamento; alcuni dei loro nomi sono oggi noti e finalmente apprezzati e distribuiti anche fuori dallfItalia. E cosi, tanto per citare alcuni degli artisti piuf interessanti tra gli esordienti, ci sentiamo di consigliare i Fuzz Orchestra. Interessantissimo ef il loro minialbum omonimo. Un groove confuso e dirompente (le cacofonie protopunk di Stooges e MC5) attraversato da intromissioni radiofoniche e voci dal dopoguerra. La zona tematica in cui sembra agitarsi lfintero progetto (vedi ad esempio le grafiche che ne riprendono anche il senso estetico) sembra essere il ventennio fascista o forse sarebbe meglio dire il ricordo edulcorato e contraffatto che se ha oggi troppo spesso in Italia di quei terribili anni. Questo anche attraverso i titoli dei brani, le parti documentaristiche dellfepoca, gli interventi e alcuni celebri commenti radiofonici negli anni dopo il conflitto; il tutto eccezionalmente mescolato alla musica.
Impossibile non citare poi i Ronin, probabilmente tra le realtaf piuf importanti, in questo momento, nella musica indipendente. Ef stato un mezzo best seller il loro disco omonimo di esordio, avvolto in atmosfere morriconiane, estremamente cinematiche; una sorta di blues desertico, molto dilatato. E poi i nostri preferiti: i Bachi da Pietra. Sempre a nostro modesto parere la proposta piuf originale e straordinaria di tutta la scuderia del Bar. Lfarte contemporanea, quella che conosciamo attraverso le tele di Fontana, le concrezioni di Burri, le sublimi astrazioni colate di Rothco (autori che hanno ispirato e continuano a influenzare non soltanto le arti visive ma anche la musica contemporanea) sembra finalmente trovare nelle composizioni dei Bachi da Pietra una sua giusta e piuf perfetta traduzione in musica. Sulla stessa scia di ispirazione, con molti punti comuni nellfestetica ma anche completamente diversi per stile e impatto, ?alos, progetto solista di Stefania Pedretti o anche lo stralunato canzoniere del menestrello della nuova apocalisse Daniele Brusaschetto... Soltanto due delle proposte piuf interessanti del Bar.
Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate...

Ronin di Bruno Dorella

Abbiamo intervistato Bruno Dorella (leader del Bar la Muerte e fulcro di molti dei soggetti dell'etichetta) e Giovanni Succi (voce e poeta dei Bachi da Pietra). Nonostante la loro refrattarieta', in generale, nei confronti del giornalismo e in particolare all'approccio spesso superficiale e per niente dialettico che offrono molti - forse la maggior parte - dei critici musicali, alla fine si sono resi molto disponibili per questa interessante chiacchierata insieme.

Leonardo: Caro Bruno tra i tuoi progetti di maggior respiro inizierei parlando di Ronin. In giapponese, come saprai bene, questa parola ha diversi significati. Quello piu' comune, che indica uno aspirante studente universitario che non riesce a superare il test dfingresso e che deve percio' aspettare ancora un anno per ritentare lfesame. E poi quello, diciamo, piuf antico e a suo modo gpoeticoh e geticoh che invece ef la definizione di gguerriero senza signoreh (signore = padrone) e per esteso, usando una sorta di eufemismo, gun cane scioltoh. Perchef avete scelto questa sigla? Quali significati raccoglie? Cosa distanzia Ronin dagli altri tuoi progetti, musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando? Puoi farci dei parallelismi o evidenziarci le differenze sostanziali, le esigenze e i traguardi raggiunti o che ti sei / vi siete imposto/i in ogni progetto in cui sei presente?

Bruno: Naturalmente il significato gantico e poeticoh e' quello che mi ha fatto optare per questo nome. Mi sento fortemente Ronin, soprattutto nellfaccezione piu' romanzata del termine. Senza un padrone ma con animo puro e nobile, un combattente destinato alla sconfitta ma a testa alta. Lferoe sconfitto e' uno dei concept della musica dei Ronin. Inoltre noi tutti nel gruppo siamo un pof Ronin, nessuno appartiene veramente al gruppo, tutti suoniamo anche in altri gruppi con i quali facciamo tuttfaltra musica... inoltre siamo sempre in tour... E' una vita un pof da Ronin, appunto. Ronin e' del tutto diverso dai miei altri progetti. Ci suono la chitarra, mentre negli altri gruppi suono la batteria, ed e' lfunico gruppo in cui scrivo io le musiche. Le differenze estetico musicali con OvO e Bachi Da Pietra poi sono abbastanza evidenti. Coi Ronin ho raggiunto un traguardo molto importante che e' quello che fare colonne sonore. Il gruppo e' molto cinematica, e speravo che prima o poi capitasse. Siamo stati fortunati, la proposta e' arrivata da una regista molto brava (Alina Marazzi) per un film molto bello (Vogliamo Anche le Rose). Questo e' un risultato importante. Ora dobbiamo riuscire a trovare il modo di suonare di piu' in tutto il mondo. Con gli OvO ho suonato in lungo e in largo in Europa e Nord America, con puntate in Messico, Israele, Turchia... ma coi Ronin le esigenze economiche, le spese e le vite di ognuno di noi ci hanno finora impedito di andare oltre lfEuropa, quando credo invece che le potenzialita' per un gsuccessoh internazionale sarebbero altissime, anche in altri continenti. Non sono mai venuto in Giappone con nessuno dei miei gruppi, nemmeno con gli OvO, il che e' clamoroso! aspettiamo inviti!

Fuzz Orchestra, liveL.: Quali altri artisti o progetti italiani, al di fuori dellfentourage di Bar la Muerte, ti stimolano di piuf o ritieni siano particolarmente interessanti per un ipotetico ascoltatore giapponese che si avvicina ad gun certo tipoh di musica (italiana) e perchef? Insieme ai vostri lavori, quali altri titoli italiani secondo te dovrebbe affrontare?

B.: I nomi sono tanti, ma su tutti direi i dischi del catalogo Wallace records. Come gruppi invece mi piace molto il modo in cui si stanno muovendo i Jooklo (fanno parte della famiglia anche Zurich vs Zurich e Hypnoflash), Jealousy Party e naturalmente Zu, che credo siano piuttosto noti anche in Giappone.

L.: Quanto ritieni importante per lo sviluppo e la prosperazione dei tuoi progetti la componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore? Non ho ancora ripercorso approfonditamente tutta la storia dei tuoi nuclei artistici sino ad oggi ma immagino che con il potenziale comunicativo di certe cose che fai, avrai giaf avuto molte volte lfopportunitaf di esibirti dal vivo, al di fuori dellfItalia... dove e che tipo di riscontro hai raccolto? Hai in programma di raggiungere anche il Giappone?!?

B.: Te lo dico subito: ucciderei per venire a suonare in Giappone. Non vedo lfora di vedere questo paese che mi incuriosisce in modo incredibile, so gia' che me ne innamorerei. Ma per ora non siamo ancora stati invitati, e voglio entrarci dalla porta principale, quindi aspetto che qualcuno mostri reale interesse e ci inviti. Per il resto, con gli OvO ho suonato praticamente in tutto lfOccidente, decine di toue europei e 6 tour americani. Coi Ronin come dicevo solo lfEuropa, coi Bachi Da Pietra, a causa della lingua, soprattutto lfItalia ma anche un pof dfEuropa con ottimi risultati.

Ritengo il live la componente fondamentale del mio approccio alla musica, che e' un approccio onnivoro ed omnicomprensivo che include il viaggiare, il mangiare, lfamare la vita stessa.

L.: Parlaci un pof dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi e spiegaci il perchef. Che cosfef Bar la Muerte?
Daniele Brusaschetto
B.: Bar La Muerte e' la mia casa discografica. Credo che i dischi fondamentali di Bar La Muerte siano quelli delle Allun e di ?Alos. I miei dischi fondamentali invece sono quelli usciti per altre etichette: direi gNon Ioh dei Bachi Da Pietra (Wallace records), gLemmingh dei Ronin (Ghost records), per OvO metto sia il disco di imminente uscita su Load records gCoceviah sia il disco di remix gOvO rmxd by Daniele Brusaschettoh appena uscito su Blossoming Noise. Sono i dischi piu' compiuti, completi e a fuoco di ogni gruppo, e credo che il fatto di averli incisi per altre etichette mi abbia spinto a lavorare meglio.

L.: Che ne pensi dellfimmagine e della fama che si ha del nostro paese all'estero e della realtaf tangibile, invece, e dellfessenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riversa (ha un peso reale, se lo ha) sul prodotto artistico dei tuoi progetti e degli altri artisti di Bar la Muerte?

B.: Da due anni vivo in Germania, e noto che tutto quello che si dice del pressappochismo italiano e' assolutamente vero. Siamo fatti cosi, anche se/e quando proviamo ad essere diversi (e spesso ci riusciamo). Ma quella e' la nostra natura. Siamo geniali ma pigri, orribilmente disorganizzati ma capaci di risolvere problemi pazzeschi con niente. LfItalia non funziona, un paese che vota Berlusconi tre volte non pu? funzionare. Ma anche la Germania, ad esempio, ha i suoi difetti. Una societa' cosi regolata ma incapace di risolvere problemi che esulino dal previsto, tanto fredda e spietata nei rapporti umani e lavorativi normali, quanto esageratamente libera ed autodistruttiva nei momenti di gfesta comandatah, con una tolleranza allfalcolismo ed alla violenza ghettizzata secondo me esagerati. Ogni paese ha il suo modo di vivere. Il tempo dellfItalia cfe' stato, come cfe' stato il tempo dellfEgitto, della Persia... ora lfItalia e' lo gscherzo geograficoh di cui parlava Bismarck, e a quanto pare e' quello che ci meritiamo, nonostante tante cose positive e tante menti geniali escano (letteralmente, nel senso che se ne vanno) dal nostro paese. Ma una cosa deve essere chiara: amo lfItalia, maledizione.

L.: Che idea hai invece tu del Giappone?

B.: Lfidea che ho del Giappone, che potrebbe essere anche del tutto falsata dalla mia immaginazione e dallfeffetto dei media, e' duplice. Da un lato Tokyo e le altre grandi citta', caotiche, deliranti, coi concerti che si tengono ai 39esimi piani dei grattacieli, i karaoke, il cibo da strada , gli odori di pesce, le curiosita' gastronomiche che mi farebbero impazzire dalla mattina alla sera, i giocattoli e le insegne coloratissime in un alfabeto sconosciuto, dallfaltra invece il resto del Paese, molto piu' quieto, i villaggi di pescatori, le isole, le terme con le scimmie, le ciotole di riso, i templi, il te', i futon, un Giappone molto piu' tradizionale.

Ascolto tantissima musica giapponese contemporanea. Dal rock di Zenigewa, Ultra Bide e Acid Mother Temple al garage di Guitar Wolf, dal noise di Merzbow, Masonna, MSBR, Fushitsusha, Yamatsuka Eye, alla classica contemporanea e allfavanguardia di Otomo Yoshihide, Ikue Mori, Mamoru Fujieda, Yuji Takahashi, Norman Yamada, Teiji Ito , passando per il mondo parallelo di Boredoms e Corrupted. Abbiamo fatto anche uno split con KK Null su Bar La Muerte, che mi piacerebbe fosse meglio distribuito in Giappone.


Bruno Dorella e Stefania Pedretti - OvOL.: Riguardo ai Bachi da Pietra, vorrei coinvolgere Giovanni, partendo anche in questo caso con la medesima domanda relativa al significato di questa vostra sigla.

Giovanni: ...pare che il destino della mia vita come musicista sia quello di spiegare eternemente il significato del nome dei miei progetti e cose del genere, che musica facciamo, qual'e' il nostro messaggio. Solo dopo tre lustri che lo faccio comincio a perdere un po' di entusiamo e mi viene da dire a chi me lo chiede: ascolta. Facciamo dischi apposta. Ma bene bene, faro' ancora una volta il compitino...

Bachi da pietra (come macchina da scrivere) significa bachi per fare la pietra e non la seta, come suggerirebbe il nome comune da cui e' tratto il gioco di parole (...difficile eh?); altre accezioni: bachi informatici in grado di intaccare la pietra; insetti che filtrano (inghiottono e cacano) pietra. Considera che pietra in inglese si dice rock.

Ed ecco che hai la risposta anche alla domanda "che musica fanno i Bachi": rock, nel senso non classica contemporanea o folk. Quale branchia della musica comunemente nota come rock? Blues, che in realta' ne e' la matrice... tutto questo In modo assai essenziale, sfruttando il carattere fondamentale del genere, quello della reiterazione ossessiva ad esempio; che ritrovi anche nella house o nella tekno. Esatto. Quindi come il nome collega idealmente preistoria e futuro anche la musica collega idealmente radici e contemporaneita'. Esatto. Quindi una specie di tekno blues fatto a mano; qualcuno ha detto "blues medievale": non ha senso ma puo' dare l'idea...

L.: Vorrei ricordare che il vostro disco gNon Iohef uscito per la Die Schachtel di Bruno Stucchi (precisando pero' che e' stato dato alle stampe lo scorso dicembre il bellissmo "Tarlo Terzo" per Wallace Records, acclamato da pubblico e critica): un'etichetta che si occupa fondamentalmente, per usare un definizione fin troppo di comodo, della pubblicazione di autori ormai gstoricizzatih, soprattutto nel contesto della musica moderna e dfavanguardia in Italia. In merito a questo discorso, non so, mi vengono in mente alcuni titoli che ho sottomano: Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza o le ultime pubblicazioni dellfetichetta; tra le ristampe: Zaffiri, Grossi e Bertoncini; tra le cose piuf recenti invece, Bosetti, Belfi, Pila...
Trovo - e bacchettatemi se oso troppo - che gNo Ioh, nonostate tutto questo parlare di avanguardia e contemporaneita' sia fondamentalmente un'opera spiazzante, di rock sperimentale, destrutturato, ma intimamente legato ad una forma canzone abbastanza gconvenzionaleh. Natura che rende il disco, a parer mio, un capolavoro della musica italiana contemporanea (comunque tutto ciof non ef che uno degli aspetti piuf interessanti di gNon Ioh e anche del nuovo "Tarlo Terzo"!).

G.: Esatto. Pero' e' tutto fatto con strumenti ridotti all'osso, senza elettronica: chitarre (una alla volta, mai sovraincise), due tamburi e un piatto..

Giovanni Succi di Bachi da Pietra

L.: "Non io" come gia' detto e' uno dei vostri capolavori... a parte il taglio musicale, quali sono le dinamiche mentali e artistiche che lo hanno ispirato?

G.: "Non io" e' l'entita' che parlando di se' l'uomo contrappone all'"io" nel quale si riconosce. Di solito ci si riconosce come innocente, giusto, in piena ragione, mai colpevole; di solito nessuno accetta un minimo grado di responsabilita' per se' in ogni minima cosa, tendendo ad addossare la responsabilita' del male a persone ed eventi al di fuori di se'. Questo in Italia accade al sommo grado: lfabbiamo elevato a sistema. Per questo siamo i campioni del declino del mondo occidentale, siamo il terzo mondo del primo mondo; siamo migliaia di mondi in uno, tutti in conflitto tra loro. Le nostre mafie producono migliaia di morti ammazzati lfanno e governano il mondo deturpandolo come cancri, ma da noi quando si parla di problema gsicurezzah si intende solo quella da crimini collegati allfimmigrazione. Il mondo fittizio nel quale viviamo e' fondato sulla contrapposizione elementare e farsesca di bene male. La catena degli eventi narrata nel testo riproduce il ripetersi perpetuo della storia intesa come scenario della sopraffazione e della violenza, letteralmente, da una parola in su. Basta individuare un diverso, ritenerlo colpevole del nostro male ed agire su di lui. Che e' piu' facile e sbrigativo rispetto all'agire su di noi. Di solito queste dinamiche partono da coloro che si ritengono piu' gsanih: scavi di due centimetri e scopri che il panettiere o il dentista o il tale che saluti ogni mattina, ha dei figli, un lavoro, una casetta col giardino, e' pronto a trasformarsi per paura in un sanguinario, e' pronto a scatenere lfArmaggedon se solo ne avesse lfopportunita'. Ma se glielo chiedi lui ti dira' che gli altri, i nemici, sono i malvagi: non lui. Se leggi il testo queste cose ci sono? Io credo o presumo (presuntuosamente) di si. Ma ecco l'"aiutino". L'arcano e' risolto. Riaggancia , hai vinto mille milioni di euro.

Ringraziamo Bruno Dorella e Giovanni Succi per la loro cortese e preziosa disponibilita'. Ma anche tutti gli altri artisti del Bar la Muerte. In realta' avevamo infatti contattato anche Daniele Brusaschetto, Stefania Pedretti (OvO, ?alos) e Luca Ciffo (Fuzz Orchestra). Da loro abbiamo ricevuto i promo di alcune opere e li abbiamo anche ascoltati in merito a diversi temi. Con il tempo contiamo di inserire tutto quanto in questo spazio e nel suo corrispondente in giapponese.

Stefani Pedretti (?alos)

Coniglio Nazionale (2007)
Gronge gConiglio Nazionaleh (Interbeat-Egea 2007)
Indie - Ritorni

Grande e inaspettato il ritorno dei romani Gronge. Sembra essere passato un secolo dai
tempi delle loro apparizioni travolgenti e spettacolari nei loro live negli anni 80... continua

Gronge
Marco Bedini al microfonoGrande e inaspettato il ritorno dei romani Gronge. Sembra essere passato un secolo dai tempi delle loro apparizioni travolgenti e spettacolari durante i loro concerti negli anni 80. Periodo in cui erano una delle realtaf piuf interessanti e innovative della musica in Italia. Mescolavano tanti generi, tante idee, tante esperienze, umane e artistiche. Raggruppando e riordinando tutto questo, quasi come se fossero tanti oggetti trovati e raccolti durante un lungo cammino, strada facendo. Istrionici e carnevaleschi, sempre impegnati socialmente ma mai vittime delle proprie ideologie. Nessuno probabilmente in Italia ha potuto e puof reggere il confronto con loro, in questo senso, anche oggi. Adesso il loro leader storico, Marco Bedini, dopo anni di meditazione, impegno artistico e politico ha rimesso insieme il progetto, riducendo allfosso lforganico. Coniglio nazionale ef una raccolta allora di canzoni collocabili in tutti i generi e in nessuno. Fondamentalmente un disco di rock elettronico (gHo visto coseh, gSquadroni della gioiah, gLfapparenza ingannah) con forti pulsioni improvvisative (gConiglio Nazionaleh, gNormal Killerh, gRimanevo a Romah ) e rapidi cambi di clima ("Strano Paese", "Karaokke", "Pigaciu'"). Godibile nonostante celi in sef delle urgenze espressive strabordanti e una forza drammatica dirompente. Consigliato a chi si intende di rock e vuole ascolatare qualcosa che lo allontani anche dai piuf nobili degli stereotipi della canzone italiana.

Coniglio Nazionale... vieni fuori... non temere.

Abbiamo ascoltato Marco Bedini, colui che, piuf di ogni altro membro, passeggero o gmomentaneamenteh stabile della formazione, rappresenta il vero spirito Gronge:

Leonardo: Spieghiamo ai giapponesi il significato del titolo del tuo nuovo disco gConiglio nazionaleh: perchef questa scelta e perchef sulla copertina del vostro disco cfef la pubblicitaf di un coniglio ben spellato, pronto per essere venduto e cucinato? (n.b. in Giappone il coniglio in genere non si mangia, ef considerato un animale domestico alla stregua di un gatto o di un cane; e' quindi impossibile immarginarselo come portata in un pranzo tipico giapponese... per i cuori piuf deboli questo discorso ef addirittura un tabuf!)

Marco: rispondo ai simpatici (eventuali) lettori nipponici che devono immaginare la copertina come se al posto di un coniglio ci fosse un cane oppure un qualsiasi animale ritenuto non commestibile in Europa e che possa rappresentare al meglio il popolo giapponese. Ovviamente scegliendolo dal catalogo di un supermercato qualsiasi.

Marco "Gronge" BediniL.: Ti chiedo una cosa su cui ho ascoltato anche altri artisti italiani che ho invitato a intervenire nel nostro sito; una sorta provocazione. Ma dietro lfironia sorniona e la vacuitaf del concetto che sto per esporti e sul quale vorrei interrogarti, si cela un dramma reale molto piuf profondo, relativo allfItalia ma soprattutto agli italiani e allfidea, stereotipata o meno, che si ha spesso di loro in altri paesi.

In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare,@cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ( escludo gente tipo stragisti e pseudo esuli politici come Zorzi, purtroppo anche loro qui in Giappone) ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto ti sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto ti riconosci, se ti ci riconosci, in questo gmodelloh come italiano e come artista italiano?


M.: Mangiare cantare amore sono delle meravigliose attivita' nelle quali e' sempre piu' difficile eccellere e che comunque in fondo non rappresenterebbero un pessimo font culturale se solo fossero un minimo vicine alla realta' che sempre piu' spesso purtroppo le esclude. Pero' a tutti i simpatici giapponesi che coltivano questi onorevoli pregiudizi vorrei ricordare che hanno forse dimenticato la mafia?

L.: La componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, che ruolo e che importanza ha per voi?

Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state di nuovo riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri concerti in altri paesi?

M.: Allargare il fronte x quanto possibile e' sempre nei nostri pensieri desideri. Il rapporto gruppo fruitore e' l'anello cardine intorno al quale si muove tutta la nostra (mia) esperienza. Credo che il palcoscenico sia ormai da considerare una struttura medievale gia' in grossa parte sorpassata dallo sviluppo tecno-mediatico che ha sterilizzato quasi completamente ogni forma di spettacolo imbustandolo e deprivandolo di odori sapori e di qualsivoglia contatto epidermico. Ogni esibizione live deve necessariamente trasformarsi in uno stage yoga x avere qualche speranza di continuita'. Ogni incontro artistico deve offrire al fruitore un ponte catartico per accedere allo stato di grazia al quale un pubblico "sano" deve aspirare x fottere definitivamente il vuoto commercio che offre il mainstream.

Marco e padre pioL.: Ho fatto questa stessa domanda a Remo Remotti e sono in attesa che mi risponda... ora la rivolgo anche a te. Roma rimane una delle cittaf italiane piuf amate e conosciute (sinceramente e profondamente) in Giappone. A volte ef difficile anche fronteggiare le richieste dei nostri visitatori o misurarsi con la conoscenza che si ha qui, in certi ambienti e con tanti estimatori giapponesi, della cittaf eterna. Come Remo Remotti e forse ispirandoti incosciamente a lui, hai scritto e interpretato , a tuo modo, la "romantica" elegia gRimanevo a Romah.

Che cosa significa per te questo gesto artistico e che significato ha il testo della tua canzone? Come spiegheresti gin prosah quello che ha sviluppato in gversih in gRimanevo a Roma"? Dove sono vicine e dove completamente distanti le due visioni e il senso del rapporto con la propria citta' nella tua canzone e in quella di Remotti? Ironia a parte, che senso ha per te questo "andarsene, tornarsene , rimanersene"...

Ha un significato oggi la (tua/vostra/nostra) romanitaf (e mi riferisco anche a certe esternazioni e a certi sintomi di parte del mondo politico e sociale attuale)?

M.: Quella mia non era ispirata da Remotti che tra l'altro conosco personalmente ma una risposta... e nella fattispecie cercavo di far capire che se uno va via da un posto un altro rimane. E l'altro cioe' io non se ne andava semplicemente perche' non sapeva cosa significava andare via per il banale fatto che gia' spostarsi da una borgata in centro rappresentava allora un bel viaggio. Per spostarsi occorre una cultura dello spostamento non soltanto un bisogno. Remo era ed e' un borghese con ampie possibilita' materiali e spirituali io ero e sono un sottoproletario che ha acquisito proprieta' spirituali ma al quale ancora languono quelle materiali. Chiarito questo (senza polemica) vengo a spiegarti la romanita' vera o presunta tale; ma veramente ce n'e' ancora bisogno in un mondo di localismi esasperati che chiedono da ogni dove autonomie x paesi che contano 500 000 persone (gli abitanti di Cinecitta') ? La romanita' per tornare a Remotti non e' un attibuto di zona ma un sentirsi tale ed io nei miei viaggi complessi e forse mistici trascino ovunque un puro e semplice senso d'appartenenza. Chiaro?

L.: Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste gesportareh di voi, della vostra Arte e dellfItalia in Giappone?

M.: Esportare? io viaggiando di solito importo.

L.: Che idea avete invece tu del Giappone? Se ti interessa, per quale motivo? Quali progetti o autori giapponesi preferisci o ti sembrano particolarmente interessanti? Hanno in qualche modo o qualche volta ispirato i tuoi/vostri lavori?

M.: Il Giappone? kitano yakuza kitano e sushi.

Marco Bedini

Myspace e sito ufficiale:
Arti(e)rumori - pagina dedicata
Myspace di Gronge

Tutte le foto all'interno dello spazio sono di Fabrizio Cerroni (Ghostwood)

l'inerme e' l'imbattibile (2008)
Massimo Zamboni gl'inerme e' l'imbattibileh (il Manifesto, cd+dvd+book, 2008)
indie - Novitaf

Come recita Wikipedia, con impeccabile piglio enciclopedico, quasi stesse parlando di Cavour
o Ugo Foscolo, Massimo Zamboni (Reggio Emilia, 27 gennaio 1957) e' ... continua

Massimo Zamboni
...un Chitarrista; Cantautore e Scrittore Italiano. E' stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei successivi CSI.
l'inerme e' imbattibile

























Ma Massimo Zamboni ef gsoltantoh questo?

Diciamo pure che sarebbe abbastanza, considerando il valore di galcuneh opere che ha ideato, realizzato e prodotto sotto le sigle sopra citate (gli album "Affinita' e divergenze tra il compagno Togliatti e noi" o "Kodemondo", tanto per fare due esempi esplicativi, sono pagine di Storia "nostra").
Ma ef il suo contributo allo sviluppo della Musica italiana di questi ultimi trentfanni che lo rende ormai quello che in Giappone chiamerebbero un Mukeibunkazai ("Tesoro Culturale Nazionale"); e perche' no, una voce enciclopedica!
Ironia a parte ef bene dire che con i CCCP, gruppo (post) punk emiliano nato alle soglie degli anni ottanta, Zamboni ha firmato alcune delle canzoni piuf importanti di quel periodo e della musica italiana nel suo intero, regalandoci degli album estremamente particolari e bizzarri. Il loro stile era una sorta di punk isterico, fatto di improvvisi cambi di umore e sonoritaf, arricchito da melodie mediorientali, canti popolari sovietici, cori delle mondine, ritmi e danze da balera romagnola... Insomma niente di mai sentito prima in Italia. Su tutto la voce unica, sgraziata e ammaliante, schizofrenica e irritante, fascinosa e urticante di Giovanni Lindo Ferretti; un pof poeta maledetto, un pof muezzin, un pof dilettante al microfono. Autore delle liriche piuf pregne di significato e influenti, nel campo della letteratura applicata alla musica e ai testi di una canzone, mai pubblicate prima. Dopo i C.c.c.p., con i C.s.i., i due hanno proseguito il loro cammino, insieme, cambiando e perdendo alcuni pezzi per strada (i performer , da loro ribattezzati gartisti del popoloh , Fatur e Annarella) aggiungendone di piu' o meno preziosi: citiamo Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, il compianto Ringo De Palma, Giorgio Canali.
Un pochino in piuf di agiatezza, rispetto certamente agli esordi "punk", sopraggiunta con il successo negli anni '90, li ha leggermente irrigiditi, ne ha smussato le parti piuf velenose e caustiche del loro carattere. Questa trasformazione li ha resi perof nel frattempo anche piuf popolari, piuf forti, piufpolitically correctly. Piuf lungimiranti e se vogliamo talvolta anche troppo di manica larga, soprattutto in merito a certe loro amicizie, per alcuni del tutto sbagliate, con certi personaggi del mondo dello spettacolo; spesso paradossalmente scelti proprio tra gli emblemi di una sottocultura da loro sempre criticata. E poi le loro apparizioni in tv, alcuni passi falsi nelle loro pubblicazioni, il successo, i flop, la chiusura... fino allfabbandono a se stessi, finchef la barca va... (ci sentiamo di citare in questo senso i pretenziosi e imbarazzanti tentativi dei P.g.r., venuti dopo i C.s.i.).

Fatur, Annarella, Massimo e Giovanni

E' da qui, o quasi, che comincia la carriera solista di Zamboni.

Nel 2004 - citiamo sempre lfineccepibile Wikipedia - ha pubblicato l'album gSorella sconfittah realizzato con Nada, Lalli, Fiamma Fumana e il soprano Marina Parente (...). Ha realizzato per il cinema diverse colonne sonore quali: "Passano i soldati" di Luca Gasparini, "Benzina" di Monica Stambrini, "Velocita' massima" e "L'orizzonte degli eventi" di Daniele Vicari.
Zamboni ha intrapreso, almeno fino a oggi, un cammino totalmente diverso dalla sua controparte storica Giovanni Lindo Ferretti che ha scelto invece un ritiro radicale o quasi dalle scene; ritrovando una vena artistica ancora fertile e produttiva, non solo come musicista ma anche come eccellente scrittore. Sempre Wikipedia ci dice che sino a oggi ha pubblicato tre libri, uno dei quali con Giovanni Lindo Ferretti: "In Mongolia in retromarcia" (Giunti Editore) nell' anno 2000. Gli altri sono "Emilia parabolica" (Fandango) nel 2002 e "Il mio primo dopoguerra" (Mondadori) nel 2005.

Questfultimo, donatoci da Massimo, si rivela come una sorta di meta-diario dellfautore stesso. Suddiviso in tre parti ef dedicato a tre cittaf: Berlino, Beirut, Mostar. Si capisce subito, scorrendo il libro, che per lo scrittore questi tre gcentri umanih sono distanti soltanto apparentemente e geograficamente. Al contrario, infatti, si rivelano tre cittaf fortemente vicine, per la loro essenza e per la loro storia, allfanimo e allo spirito dellfautore/narratore/protagonista del testo. E' lui stesso, in prima persona, che osserva queste tre cittaf (anche visitandole e soggiornandoci!) e le fa interagire nel testo come tre luoghi geografici, tre poli culturali e umani, tre cittaf gmadreh; lfautore ha legato indissolubilmente le proprie esperienze e la propria coscienza ad esse. Sente in profondita' il loro modo di trasformarsi, i loro conflitti interiori, nel tempo e nello spazio.

il Consorzio Suonatori Indipendenti
Il disco glfinerme e' l'imbattibileh (che vuole probabilmente parafrasare proprio un passaggio dal libro sopra citato, nella parte dedicata a Beirut; il libro stesso si rivela un ottimo compendio per comprendere il senso di quest'opera ) ef un progetto realizzato con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e con la collaborazione di molti artisti (citiamo Nada, Nabil Salameh, Marina Parente). Si compone di un cd, un dvd (con un bel documentario realizzato con il supporto di Stefano Savona) e un libro. Dobbiamo ammettere che eravamo piuttosto scettici nei confronti di questa opera; soprattutto in base a quanto detto sopra e per i giudizi che circolavano in rete e sulla carta stampata. Ad ascolto fatto, glfinerme e' l'imbattibileh ci sembra un opera tanto ambiziosa quanto convincente. Anche se inevitabili sono i confronti con quanto fatto sinora dal proprio autore. Tanto che a tratti il disco risulta una sorta di suo zibaldone artistico.
Non cfef da stupirsi allora se durante il suo ascolto si incappasse in degli ovvi dejaf vu; che si riuscisse improvvisamente a intravedere lo gspettroh di Ferretti nella voce di Zamboni (gPersona non gratah); che le chitarre ancora sfavillanti e melodiose ci riportassero alla memoria i C.s.i. (gProve tecniche di resurrezioneh e la coda di gDon' forgeth). Ma se questi sono dei glimitih ef bene considerarne anche i pregi: intanto per cominciare la fine tappezzeria elettro(nica)acustica che lfautore sceglie per le proprie composizioni, interessante anche se talvolta giaf sentita (gGloria gracileh); poi le voci, non soltanto la sua o quella di Nada ma anche quella di una cantante lirica; le bass line molto trip hop (gL'ovvio diritto al nucleare di una vergine iranianah con uno sfondo che sembra rubato da un pezzo gmai scrittoh dei Massive Attack!), la poesia cubista e romantica di Zamboni nei suoi testi. Tutto ciof confluisce in un disco molto ricco; un pof patinato, certo, punto di arrivo di un (cantante) autore capace ancora di sorprenderci e di deliziarci.
Tutto sommato glfinermeh ef un bellfoggetto sonoro e visivo, incartato e impacchettato per il piacere nostro e di chi vorraf dedicargli, anche soltanto per pura e semplice curiositaf, un ascolto appassionato.
In Italia, ci sentiamo di consigliarlo soprattutto a chi ha amato fino a oggi la collaborazione Zamboni-Ferretti, nei tempi in cui era ancora un matrimonio (artistico) navigato ma felice; in Giappone, a chi invece vuole partire dallfalto di una montagna (la lunga carriera e la decennale esperienza dellfautore) e scendere piano piano a valle, oltre, verso il mare: alla scoperta di un Emilia per niente gparanoicah(*).

(*) nota per chi siavvicina per la prima volta al mondo dei CCCP: gEmilia paranoicah ef un brano storico dei vecchi CCCP, caratterizzato da un suono molto cupo e da un testo estremamente nichilista. Oggi Zamboni ha decisamente ammorbidito questo sound e alleggerito in parte i toni della sua poetica anche se rimane un musicista artisticamente e socialmente sempre molto impegnato e una figura di riferimento).


Abbiamo fatto una chiacchierata con Massimo che ci ha raccontato un pochino di lui, del suo passato, delle proprie esperienze come musicista e artista e soprattutto del suo presente come compositore, solista, scrittore e "essere umano".

MassimoCaro Massimo Vorrei fare innanzitutto una tua presentazione, anzi falla tu: Chi e' "Massimo Zamboni" secondo Massimo Zamboni?

Ho cominciato a suonare seguendo un percorso di salvezza personale, per una esigenza di vita piu' che di arte. A una eta' in cui allargare la frattura tra il se' che si vorrebbe e la costrizione sociale che ti circonda e opprime diventa un imperativo assoluto. Ho avuto fortuna, gli incontri e le possibilita' ricevute mi hanno lasciato seguire questa strada. Che e' diventata man mano piu' consapevole del carattere universale, salvifico, appunto, di questa ricerca. Fondare un gruppo come CCCP-Fedeli alla Linea, fondarlo su una urgenza immediata in una terra come lfEmilia Romagna che ha nella sua storia tutta la passione, gli ideali e le sconfitte suscitate dallfesperienza socialista del e900, significava prendere coscienza di chi si e', da dove si viene. Suonare gpunk filosovieticoh, significava inventarsi uno strumento di opposizione agli stilemi del rock e allfimmaginario filoamericano. I successivi CSI, molto piu' popolari di CCCP, sono stati un allargamento di queste gistruzioni per sopravvivereh e un aumento della coscienza della possibilita' di affrontare il nostro mondo con gli occhi dellfarte. Poi e' cominciato un percorso solista, che continua a indagare, con musica e scrittura, alcuni temi cardine del nostro vivere assieme: la sconfitta, lfinermita', la grande forza della irripetibilita' individuale e allo stesso tempo la serialita' del nostro esserci. Forse scrivo canzoni dfamore, senza un corpo fisico.

Che cosa distanzia lfessenza dei tuoi lavori piu' recenti (come solista) da quella dei tuoi vecchi progetti: musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando?

Il mio percorso assomiglia sempre piu' alla mia natura. Lavorare da solo ti sprofonda in un viaggio ben piu' profondo di quello offerto dalle dinamiche di gruppo. Dinamiche ricche, grazie alla diversita', ma che prima o poi si cristallizzano necessariamente in un punto di incontro che rende sterili. Essere soli non e' garanzia di per se', e fare musica non puo' essere una attivita' solitaria. Cosi' sono i compagni di strada, gli incontri casuali, spiazzanti, quelli capaci di dare nuovo fiato alla creativita'. Cfe' una gferociah negli obiettivi di un gruppo, che non sono in grado di sostenere, mi sento piu' adatto ai percorsi di deriva.
Mi sento un isolato. Ef un momento molto difficile per la cultura italiana, la musica in particolare e' una disciplina inesistente, svilita, divisa tra piccole parrocchie e sogni di gloria. Credo che la musica debba saper fare i conti con la storia, e non con la musica, per ritenersi sensata. Certo, ci sono canzoni anche fulminanti, ma durano un attimo. E gruppi interessanti, ogni tanto... ma a me interessa altro, senza alcuna sciocca superiorita', non riesco a trovare gcolleghih. Amici si, certo, e persone che stimo: Nada, Saro Cosentino, Wolfango... Altre potenzialita' interessanti, Offlaga Disco Pax, Le Luci della Centrale Elettrica

Nada e MassimoQuanto ritieni importante per lo sviluppo e la prosperazione dei tuoi progetti (allora come oggi) la componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore? Ti sei esibito allfestero come solista, allfinterno di altri progetti o in collaborazione con altri artisti? Hai in programma di raggiungere anche il Giappone?!

Molto importante, lfappartenere allo stesso spazio mentale e' insufficiente, senza la condivisione dello stesso luogo fisico. Il guardarsi negli occhi, le 2 chiacchiere veloci dietro il palco sono lo stimolo ulteriore per andare avanti. Io scrivo in Italiano, forse suono anche in Italiano, e come solista non sono mai stato allfestero. Il Giappone sarebbe un buon sogno, forse uno tra i pochi paesi dove sarebbe possibile oltrepassare la barriera delle lingue con immediatezza

Parlaci dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi.

Il primo 45 giri di CCCP, in vinile rosso, del 1984,"Ortodossia". Poche canzoni di punk filosovietico, dai titoli che sono gia' un programma: Live in Pankow, Spara Jurij, Punk Islam. Nasce tutto da li, da quelle intuizioni.

"Linea Gotica", di CSI, il farsi carico della storia, capire il proprio segmento storico e portarlo in musica.

Sorella Sconfitta, il mio primo album da solo, il primo sprofondamento personale dentro la condizione umana nella sua nudita', il carattere collettivo e salvifico della sconfitta

Raccontaci invece della tua attivita' come scrittore. Dove si concilia con il mestiere di musicista e compositore e dove invece diverge e prende altre strade.

Massimo, oggi... Scrivere e' una estensione del suonare, e' un altro ritmo, tutto diverso; e' un mestiere solitario fino alla fine. Al contrario della musica, dove le canzoni sono gia' contenute in potenza nei primi accordi, ogni pagina e' una sorpresa, e' una deriva del pensiero e questo e' molto simile a me. Le note corrono via e sono inafferrabili, le parole possono essere trattenute, restano a lungo... Sento tutta la responsabilita' delle parole che scrivo, sono tutte pensate a lungo e discusse tra me. Non sono un narratore, ne' in musica ne' in scrittura, se devo raccontare una persona, come una situazione, non parto mai dalla pelle, ma da quello che cfe' sotto. Purtroppo scrivere chiede tempi lunghi, e' quasi un lusso poterseli concedere.

Che cosa ne pensi a proposito dellfimmagine del nostro paese e della sua fama allfestero; e in contrapposizione, della realta' tangibile e della vera essenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riflette sul prodotto artistico dei tuoi progetti, oggi?

Questa e' una delle centralita' del mio lavoro, e della mia vita. Provo quotidianamente sulla pelle e nei pensieri la frattura e lfimbarazzo tra le tensioni alle quali tu alludi nella domanda, e questa italianita' di melassa del "volemose bene", e dellfitaliano "brava gente" e' una oppressione, in quanto carattere nazionale. Mi sento spesso come un esule in patria. Ho scritto su questi stimoli una canzone per il film Il mio paese di Daniele Vicari, si chiama La Mia Patria Attuale, dove alla ggrande cecita'h in cui siamo costretti a vivere sento di dover opporre una crescente gpassione accesah

Che idea hai invece tu del Giappone?

Conosco poco del Giappone, per una sorta di gtimore sottopelleh per una visceralita' che non so spiegare meglio. Ne sento il grande fascino, e amo lfessenzialita' e la coerenza di certe linee. Quei mondi interi resi con un solo dettaglio minimo... li sento molto vicini al mio procedere, ne ho anche descritto nel libro Il Mio Primo Dopoguerra. Ricordo un musicista anni f70, Stomu Yamashita, ovviamente conosco Ryuichi Sakamoto, lfimmancabile Banana Yoshimoto, ma confesso di conoscere poco altro.

Ti ringrazio molto per questa preziosa chiacchierata.

Massimo parlando di una sua visita ai villaggi Chatila e Sabra (Palestina):
...Si impara a sopportare e condividere il sorriso dei profughi, che "buca" una possibilita' di vita quotidiana, dobbiamo condividere i "Riprendi me!" urlati alle telecamere, con un sorriso e il pollice al petto. Ogni sorriso declama: "Io esisto". L'inerme e' imbattibile. Ogni sorriso e' una pratica di resistenza.

da Massimo Zamboni , il mio primo dopoguerra, Mondadori, 2005.

Massimo, il suo studio, le sue chitarre...

Myspace e sito ufficiale:
Massimo Zamboni.it
l'Inerme
Myspace di Massimo Zamboni

Madcap Collective
Madcap Collective: una interessante etichetta italiana
Indie - Avant folk ecc.

Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (tanti gli artisti coinvolti)
che in questo caso possiamo definire veramente e finalmente "liberi"!... continua

Madcap Collective
Batrice AntoliniAbbiamo fatto una stimolante chiacchierata con Federico Federici (nome e cognome interessanti, no?!) in merito alla sua etichetta. Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (molti infatti anche gli artisti, i grafici e il film-maker coinvolti) che in questo caso possiamo definire veramente gliberih; caratterizzati cioef da un senso estetico e da una filosofia artistica completamente fuori dagli schemi (oggi caratteristiche rare!). Tuttavia questo bizzarro entourage sembra avere dei punti di riferimento ben precisi. Il primo nome che viene in mente a noi e che ci cita lo stesso Federici come fonte di ispirazione dellfintero Madcap, ef innanzitutto il compianto Syd Barrett (genio e motore dei primi Pink Floyd... quelli piu' belli e piu' innovativi, per intenderci); dal titolo del suo primo album solista, "Madcap laughs", trae addirittura origine la sigla dellfetichetta. Ef soprattutto al suo modo di intendere la musica che si ispirano questi artisti: una sorta di bislacco folk vaudeville, attraversato da suoni moderni e di chincaglierie varie; e poi alla sua voce e al suo modo di interpretare il canto, pigolante e ammaliante. Al suo estro nell'appropriarsi e giocare con il senso delle parole e con la musica popolare stessa. Tutto questo si riversa, in chiave contemporanea e riaggiornata nel suono generale dei progetti accolti nel Madcap, tra "puro" weird e allegorie barocche di Fairport Convention e Incredible Strig Band (citazione da Blowup n. 125). A noi pero' viene in mente anche il folk primitivo e pericolante del grandissimo Moondog; i Gentle Giant; non so perchef ma anche Robert Wyatt e certo suono di Canterbury anche se meno serioso rispetto a quellfepoca magica e lontana e talvolta piu' misterioso... Tutti riferimenti indicativi che si dissolvono, come polvere di stelle, nelle musiche del carnevale folle allestito da questi artisti. Su tutti ci ef piaciuta molto Beatrice Antolini e il suo debutto nel 2006 gBig Saloon"h, simile ad una girandola frenetica o a un caleidoscopio dai folli contrasti cromatici; Father Murphy, e il loro suono oscuro e ossessivo; Gretel e Hansel, visionari e un pof residentsiani; Pentolino e il suo assurdo strimpellare folk...

Father Murphy

Ma lasciamo la parola a Federico che si ef offerto di rispondere ad alcune nostre domande. Ne e' venuta fuori una presentazione intrigante del suo collettivo, la cui sigla e' dedicata proprio alla buonanima del Signor Barret.

Federico Federici: Il Collettivo Madcap nasce come una famiglia allargata. Segnati dalla cabala, i tre fondatori, nati in sequenza di tre anni uno dall'altro, trovarono in Madap un chiaro omaggio al 6, e al 3 di Syd (se invece provi con Barrett fa 7, non funziona, ma non diciamolo in giro).
L'idea iniziale era quella di provare ad essere a tutti gli effetti un'etichetta. Nel giro di pochissimi mesi, abbiamo invece iniziato a convogliare la nostra attenzione sul creare un legame tra le persone che mano a mano si andavano a noi unendo, in modo tale da avere una sorta di nostro marchio di fabbrico, data appunto dai due criteri sopra esposti, corroborato pero', principalmente, dal rispetto reciproco e dal rapportarsi l'uno con l'altro sempre ad un livello umano molto vicino a quello che puo' intercorrere tra membri consanguinei di una stessa famiglia. E quindi, produrre e distribuire artigianato, che arte e' un termine che spaventa, diventa un modo per poter far si che i vari scambi che nascono e si succedono all'interno del Collettivo non si esauriscano in sangue povero, continuo col paragone familiare, ma vadano via via a contaminarsi con quanti spunti, atmosfere, produzioni che possano marginalmente, completamente, sempre in maniera del tutto personale influenzare questa o quella produzione/performance/uscita, cercando sin dall'inizio chi fa parte del collettivo a cercarsi, a seconda del proprio indirizzo, una realta' consona che possa al meglio rappresentarlo e supportarlo. Un trampolino ecco, un tappeto elastico.

Pentolino

Ci sono molti artisti non italiani nel vostro catalogo, sono presenti anche musicisti-artisti giapponesi?

Federico Federici: A livello di artisti giapponesi, ti devo confessare la mia ignoranza. So che l'anno scorso Gomma Workshop ha coordinato alcuni seminari insieme ad un ragazzo giapponese molto conosciuto in patria, di cui purtroppo adesso non ricordo il nome. L'ambito era comunque sempre quello della performance video-sonora. Io personalmente ho avuto la possibilita' di organizzare alcune date agli storici Ghost, e di conseguenza anche Damon and Naomi, dove era presetne uno dei Ghost. Quando eravamo piu' piccolini ascoltavamo volentieri Zenigeva e Melt Banana, ma l'elenco penso potrebbe andare avanti ancora molto...

Gretel e HanselCfef qualcosa del Giappone che vi affascina o da cui voi o qualche artista del vostro collettivo trae in qualche modo ispirazione?

Federico Federici: La furia compositiva di molto progetti noise, la scrittura ossessiva che hanno anche quando cercano di seguire la forma canzone. Abbiamo amici che vivono tuttora in Giappone, ogni tanto ci segnalano questo o quel gruppo su myspace. Come anche nuovi tentativi di insegnarci alcuni piatti della cucina tipica. Io recentemente ti direi i peschi, i fiori di peschi. Con Father Murphy ci siamo ripromessi di provare a venire a presentare il nostro nuovo disco a primavera li in Giappone. Appena torniamo dal tour americano ci metteremo subito sotto!

Che ne pensi dello stato attuale della Musica, dellfArte e della societa', oggi e in particolare in Italia?

Federico Federici: E' una domanda complessa. Ti rispondo a livello personale. Cercando di rimanere piu' che altro sulla tematica della musica e delle produzioni, cosi di primo acchito ti risponderei che la rivoluzione di internet ha di certo contribuito ad abbattere molti ostacoli, dando la possibilita' a molti gruppi di poter essere conosciuti piu' facilmente all'estero. Un difetto e' la mancanza di filtri, anche se e' sempre difficile chi possa dirsi filtro o censore. Credo che per la musica italiana ci siano poche speranze finche' le persone si sentiranno al sicuro solo all'interno delle frontiere del proprio stato, la solita mamma che ci dice che siamo bravi a cantarcele e suonarcele tra di noi. Ci sono proposte di certo valide, tutte pero' con forti esperienze di vita e di attivita' live all'estero. Per chiudere con del romanticismo, penso che la situazione attuale possa avere uno spiraglio per non cemetarsi in una sorta di palude stagnate solo grazie alla riscoperta del supporto, in senso di produzione fisica che attesta un lavoro, un progetto. Il tutto ben mescolato alle enormi possibilita' date dalle piattaforme per la vendita digitale. Accontentare gli estremi, facendo andare in rovina schemi vecchi e classici come le distribuzioni. e' forse un po' estremo, ma penso renda l'idea. vendere solo vinili con dentro o il cdr, o un codice per poter una sola volta scaricare il disco ad alta qualita'. Oppure comprare direttamente dalla piattaforma, per poi aspettare con ansia che il gruppo passi a suonare piuf o meno vicino al luogo dove si vive, per comprarne i dischi. Beatrice Antolini

Relativamente a Beatrice: ce la presenti un pochino?

Federico Federici: Beatrice abbiamo avuto modo di conoscerla grazie ad un amico in comune che aveva gia' notato questa sorta di affinita' elettiva. Pur avendo iniziato a collaborare da un punto di vista quasi esclusivamente professionale, adesso penso a lei prima come ad una amica e ad un membro del collettivo, che a quella matta artigiana di suoni e voci che e'. Penso che Beatrice sia proprio un esempio calzante. Il suo Big Saloon, disco d'esordio, ci ha dato innumerevoli soddisfazioni, ci siamo divertiti a seguirla mentre suonava su e gia' per la penisola. Il disco nuovo e' quasi pronto, e' una bomba. Ma in onesta' le abbiamo detto che speravamo potesse trovare una realta' piu' consolidata, per aver piu' visibilita', piu' possibilita' per suonare dal vivo eccetera eccetera. Lei fa parte di Madcap, ma e' giusto che segua il suo percorso. Adesso pero' non so se posso gia' dare informazioni in merito al suo prossimo disco, quindi mi fermo qui.
(n.b. Federico fa riferimento al nuovo disco di Beatrice"A due" uscito per Urtovox questo ottobre; quando lo abbiamo intervistato, prima dell'estate, l'argomento era ancora"top secret"!)

Ma non ho praticamente risposto alla tua domanda.

Beatrice suona quasi tutto da sola quando registra. Si intende di registrazione, mixaggio e finalizzazione del tutto. Sa avvalersi sempre di ottimi collaboratori, vedi come ultimo Davide Cristiani del Bombanella studio che le ha registrato e premixato il disco negli ultimi 6-7 mesi. Penso che a volte Beatrice faccia fatica a trovar del tempo per fermarsi e respirare, ma di certo e' sempre molto onesta nel modo in cui si presenta, e questo secondo me e' uno dei suoi punti di forza. Penso che consiglierei a tutti, per accingersi al suo mondo, di provare ad assistere ad un suo concerto. Penso sia il modo migliore, insieme alla sua musica, per capire da dove possa venir fuori...

Leonardo: Grazie Federico, speriamo di vedervi presto da queste parti.


Sito ufficiale del Madcap e Myspace di alcuni artisti dell'etichetta:
il Maledetto
myspace di Andrea Rottin
myspace di Beatrice Antolini
Father Murphy - pagina ufficiale
myspace di Gretel e Hansel
myspace di Pentolino's Orchestra

Esterina - Diferoedibotte (2008)
Esterina gDiferoedibotteh (Nopop-Emi 2008)
(rock) Indie - novita'

Band della Versilia o meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa.
Il loro debutto ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale... continua

Leggi il commento e la nostra intervista a Esterina!
EsterinaBand esordiente della Versilia (anche se in realtaf attivi giaf da molti anni).
O meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa, in provincia di Lucca.
Il loro debutto gDiferoedibotteh ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale. La musica, carica di tensione ma sempre orecchiabile e godibile nella sua essenza, lascia intravedere talvolta certe influenze: probabilmente soltanto delle somiglianze, vista la maturitaf e la forte caratterizzazione del loro sound. A tratti, ascoltando con sincero entusiasmo il loro disco, ci sono tornate infatti alla mente alcune complicate melodie dei Radiohead (quelli certamente piuf ispirati, dei dischi piuf recenti); altre volte, il loro impatto e il loro stile ce li hanno avvicinati alla forza espressiva di certe soluzioni melodiche e di alcuni particolari incastri ritmici, tipici del rock asciutto e epico dei Mogwai. Piuf in generale, si tratta perof di tutta farina del proprio sacco, senza dover ricorrere necessariamente a paragoni eccessivamente forzati.
Su tutto si staglia la voce limpida ed espressiva di Fabio Angeli, talvolta affilata, altre volte dolcemente increspata; interprete capace, narratore di storie di persone e di stati dfanimo, di sconfitte e sguardi allo specchio, di "ferro e di botte"....
Veramente un bel disco e un ottimo inizio (nel loro caso forse un "traguardo", vista la lunga gavetta!). Il fatto che la gstarh Vasco Rossi li abbia voluti accanto a se' nel suo ultimo tour in giro per lfItalia, non saraf mica un caso...

Bravi, bravissimi.

Abbiamo raggiunto per mail Fabio che ha risposto con entusiasmo ad alcune nostre domande.

Innanzitutto grazie per la vostra risposta e per la disponibilitaf. Siamo veramente felici di poter accogliere Esterina tra le pagine del nostro nuovo sito. Immagino che in questo periodo sarete abbastanza occupati con la promozione di gDiferoedibotteh. Perciof non vi rubiamo tanto tempo.

Leonardo: Se dovessimo tradurre cosi comfef, letteralmente, il titolo del vostro disco in giapponese non se ne capirebbe bene il significato e i perchef e soprattutto non si riuscirebbe a far comprendere se esiste veramente o meno una certa ironia dietro questa scelta. Gli ipotetici fruitori attribuirebbero la cosa al solito humor sornione, bizzarro e al nonsense che per i giapponesi risulta talvolta misterioso e inspiegabile, degli italiani e del loro modo di pensare. Perchef avete scelto gEsterinah e che cosa significa veramente gDiferoedibotteh? Quale significato o quali significati avete voluto dare a queste due scelte?

Fabio: Esterina e' un nome di donna, diminutivo di un nome ormai poco diffuso, se non nelle persone anziane che il caso vuole gzittelleh (nubili) o vedove. In ogni paese delle nostre parti se c'e' un'esterina e' sola. Per questo noi la definiamo nella nostra biografia guna donna minoreh. E' una scelta di gsconsuetudineh e indipendenza dai gbattesimih roboanti dell'immaginario rock dove spesso le band cercano nel nome una sintesi improbabile e/o gagiograficah della loro attitudine. Esterina e' anche la prima parola e il soggetto della poesia gfalsettoh di Eugenio Montale : Esterina, i vent'anni ti minacciano; oltre che un film di Carlo Lizzani, dove si racconta, nell'Italia dell'immediato dopo guerra, la storia di una ragazza (Esterina appunto) che vuole scappare dalla campagna per la citta'.
Noi siamo cresciuti e viviamo in un piccolo paese di campagna e tutte queste cose penso chiamino bene la nostra vicenda oltre che dargli un nome. Per di gdiferoedibotteh il discorso e' un po' diverso nel senso che e' un esperimento. gDi fero e di botteh e' un verso della canzone gferoh, parola dialettale che indica il ferro, ma come ho cercato di spiegare in altre occasioni, con un senso deteriore o iperbolico. Cerco di spiegarmi meglio: la parola fero nella mia esperienza (mio padre fa il fabbro) porta con se un rapporto semiotico diverso tra significante (fero anziche' ferro) e significato (il metallo) fero oltre a indicare il metallo ne indica nell'intercalare un materiale scadente per la sua debolezza alla ruggine o la pesantezza di un materiale duro da trasportare, cosi come viceversa, la capacita' di un uomo di sopportare gli eventi, ge' di feroh e' un espressione tipica per dire quanto uno sia capace di portare il dolore o la fatica, consapevoli del fatto che il ferro o meglio il fero non e' eterno. gdiferoedibotteh proviene dal verso ge' di fero e di botteh, verso che racconta di un uomo che e' fatto di gferoh (indistruttibile) e di gbotteh ovvero di percosse, di tonfi, di danni, perde il verbo iniziale e si contrae in un'unica parola che non esiste in italiano e che tenta di sintetizzare quello che ho cercato di spiegare fin qui con grossa difficolta'.

Leonardo: Se oltre al vostro disco doveste consigliare qualche titolo ad un vostro potenziale ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? Quali altri titoli italiani secondo voi dovrebbe assolutamente non perdersi?

Fabio: Non credo di poter consigliare dei percorsi conseguenti, che spero costituiscano l'esperienza che ognuno fa dell'arte in particolare e del mondo in generale. Cioe' non saprei. Forse bisognerebbe parlarne. Voglio dire se uno e' innamorato di Hemingway non e' detto che lo debba essere di Conrad ma magari di Camus si. Ho visto che sul vostro sito avete parlato de gle luci della centrale elettricah che e' una voce nuova nel panorama italiano e merita di essere conosciuto. Credo che uno dei lavori piu' importanti per quanto riguarda la canzone italiana (ma non solo) degli ultimi anni e per molti altri ancora sia gOvunque proteggih di Vinicio Capossela, (vado a braccio e per frequentazione piu' che per tassonomica classificazione) la voce di Nada, il nuovo cantautorato di Moltheni e Marco Parente, le parole di Emido Clementi dei Massimo Volume, gKo de Mondoh dei CSI ma poi la musica strumentale dei Giardini di Miro', il rock anglofono degli Yuppie Flu e uno dei piu' grandi gruppi grockh italiani di sempre: gli Zu, che pero' forse da quelle parti sono conosciuti per essere stati apprezzati e sponsorizzati da John Zorn.

Esterina

Leonardo: Voi siete orgogliosamente toscani, della Versilia, giusto? I giapponesi, purtroppo ( e lo dico sinceramente perchef mi piace molto la vostra zona, in particolare lfaria decadente e magica che si respira a Viareggio, in qualsiasi stagione, ma anche lfentroterra alle sue spalle che torno a visitare sempre, quando sono in Italia) non conoscono molto bene questa zona della Toscana offuscata dalla fama turistica di altre cittaf della regione... blando campanilismo a parte, che cosa vorreste dire a dei potenziali visitatori giapponesi, della vostra terra?

Fabio: Si noi siamo toscani, non esattamente versiliesi anche perche' nemmeno Viareggio a dirla tutta sarebbe Versilia, ma di quella zona compresa tra Versilia storica (Pietrasanta), il mare di Viareggio, il lago di Massaciuccoli (Puccini!) e le colline che ci separano da Lucca. Di Massarosa, nati tutti all'ospedale di Viareggio a pochi metri dal mare, tranne Giovanni Butori (il bassista) che e' di Lucca e che noi usiamo come anticorpo [:-)] visto che esiste un blando campanilismo che ci oppone ai gbigottih lucchesi raccontati anche nella canzone gbaciapileh e una differenza (oltreche' una profonda diffidenza) che definirei culturale da quell'ambiente gurbanoh che la citta' di Lucca da secoli rappresenta anche iconograficamente, cinta dalla sue mura che la separano dal mondo e che ne hanno protetto piu' idealmente che praticamente il sistema di potere economico, politico ed ecclesiastico. Mi dilungo un po' su questo argomento per raccontare, della terra che ci ospita, uno dei tratti che io credo piu' importanti e piu' peculiari: la controversia, la sua alterita'. Come anche tu ricordi, uno dei fascini preminenti della Versilia e' la decadenza, che ha catturato negli anni molti viaggiatori anche importanti, che fra le altre cose ne hanno determinato la sua popolarita' internazionale, ma e' la controversia di questa terra la ricchezza piu' grande o che perlomeno merita di essere portata in salvo come una cosa mai conciliata. Nel giro di pochi chilometri si dipanano: Pietrasanta citta' d'Arte, l'alta Versilia dei cavatori e delle roccaforti anarchiche, le Alpi Apuane, il turismo alto borghese di Forte dei Marmi, la natura dimenticata della palude intorno al Lago di Massaciuccoli, la Viareggio della satira popolare del Carnavale, i cantieri per sceicchi, i bagnanti della domenica. Popolare e borghese, polvere e pepite, nazional popolare e underground, sacro e profano, solidarieta' e violenza. Per me e' una terra di sangue, di limite iscritto nelle mani di questa gente stretta tra la montagna e il mare. E se il paesaggio, le cose buone da mangiare e da bere, la storia ne giustificano una visita anche disintossicante dallo stupore prevedibile di Piazza dei Miracoli consiglio di fare un giro in questi posti d'inverno magari a carnevale per vedere i carri allegorici di cartapesta e come dice una famosa canzone del carnevale viareggino (il carnevale) g... ci dona per un mese l'illusion che tutto 'il mondo e' fatto di cartonh ecco, forse potrebbe essere un buon inizio per un giapponese.

Leonardo: La componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, che ruolo e che importanza ha per voi? Mi sembra di capire che avete accompagnato lfultimo tour di Vasco Rossi, in giro per lfitalia...come ef nata questa possibilitaf e come descrivereste questa, credo, importante esperienza? Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi?

Fabio: Per piu' di dieci anni abbiamo suonato (e lo facciamo tuttora) nella nostra sala prove, una stalla abbandonata che noi stessi abbiamo risistemato. Ci si trova una o due volte a settimana e si suona. Ci si incontra la', fare la musica e' stato un modo per stare insieme, per non perdersi, non solo tra noi cinque ma anche con gli amici che ci seguono da sempre. Come imparare a parlare una lingua, andare nei luoghi dove si parla e' un po' liberarla e un po' impararla di nuovo, riconoscerla. Fare ascoltare la propria musica e' cosi. Saremo fortunati e felici di poterla praticare il piu' possibile. Suonare, per noi, e' dal vivo. Il nostro produttore si chiama Guido Elmi e in Italia e' famoso per essere il produttore di Vasco Rossi. Per aiutarci nella promozione dell'album ha chiesto all'entourage di Vasco di farci aprire due date del tour estivo, loro hanno accettato e noi abbiamo suonato. Per esterina e' stata l'esperienza della dismisura. Da 10 persone a 50.000 in un pomeriggio e' stata un'esperienza di cui ancora non ci rendiamo bene conto, e di cui nessun manuale di apprendimento pratico aveva fin'ora parlato. Di sicuro c'e' che ci ha cambiati. Per una serie fortuita di casi abbiamo anche aperto la prima data del tour europeo di Neil Young e l'unica data italiana dei Chicago. Abbiamo notato che la nostra musica ha avuto un riscontro positivo presso il pubblico straniero presente e quindi noi siamo stati molto contenti, e' una cosa molto bella poter parlare a delle persone che non conoscono la nostra lingua ma riconoscono nella nostra attitudine musicale qualcosa che li riguarda.
Suonare all'estero per un gruppo italiano non e' facile, non solo per la lingua ma perche' il nostro paese non ha e non mantiene un sistema culturale all'interno del territorio nazionale, figuriamoci se possa averne delle propaggini all'estero anche solo d'impresa culturale. Il nostro e' un mestiere del sopravvivere prima di tutto ma ci piacerebbe molto poter portare la nostra musica all'estero. Vorremo mandare il nostro disco ma anche tutta la produzione di video che abbiamo realizzato a qualche istituto di cultura italiana, per esempi a S.Francisco vivono molti massarosesi chissa' se saranno interessati?

Leonardo: Le domande che seguono sono un pof una sorta di gprovocazioneh. Una specie di questionario alla marzullo che gsottoponiamoh un pof a tutti gli artisti che ci hanno concesso un incontro.

Fabio

In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ( escludo gente tipo stragisti e pseudo esuli politici come Zorzi, purtroppo anche loro qui in Giappone) ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media.

Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani?

Fabio: Non credo nello slogan anche se ne comprendo il senso, perche' e' sempre strumentale. L'Italia e' un paese anomalo e gravemente malato a ogni livello della vita pubblica, solo i parlamentari italiani assumono portaborse a nero e poi legiferano in tema di lavoro nero e per nessuno e' motivo di scandalo. Solo a Napoli si fa una manifestazione contro un campo Rom che rimbalza su tutti i media nazionali perche' gattenta alla sicurezza della citta'h quando la citta' e' una discarica e muoiono di morte camorrista centinaia di persone all'anno, bambini inclusi. Io credo alle storie singolari, alle persone. Credo che l'Italia sia molto di questo, della bellezza che resiste nelle persone e nei luoghi che nei millenni hanno saputo rendere meraviglie. Credo che questo sia il presente possibile in tutti coloro che sono in grado individualmente e senza far parte di un sistema vero di portare la verita' nella loro vita. Mio padre fa il fabbro, c'e' un detto dalle nostre parti che dice: se vuoi pati' le pene dell'inferno fa il fabbro d'estate e il muratore d'inverno. Come mio padre, molti della sua eta' nel nostro paese (sessantacinque anni) dopo aver lavorato un giorno intero e magari 10 o 12 ore fanno i turni alla Misericordia del paese (una sorta di pubblica assistenza che ha le ambulanze con i medici a bordo coordinate da un centro nazionale sanitario che localmente ha una sede a Viareggio) chi il telefonista, chi il barelliere, chi l'autista. Spesso fanno la notte e se devono fare un intervento (a volte due) stanno via delle ore e quindi la notte non si dorme ma la mattina si torna al lavoro. Ecco questa per me e' l'Italia, di persone che fanno le cose senza guadagnarci niente e in un modo normale. Secondo me e' rischioso metterli nel mucchio dello slogan, dell'etichetta, quando lo si fa e' sempre per denigrare non per raccontare. Come sarebbe ingiusto dire che i Giapponesi sono dei gmangiabaleneh oppure, per esempio in questo momento sono in Abruzzo, a pochi metri da dove mi trovo ci sono i trabocchi, delle costruzioni tradizionali situate sulla costa per la pesca, non pescano quasi piu' nulla perche' poco lontano nelle acque internazionali i pescherecci giapponesi pescano molto di piu' e piu' in fretta di qualsiasi altro sistema, impoverendo il mare adriatico, la stessa cosa succede in Sicilia con i tonni. La legge glielo consente. E' una questione di forza. Ma non credo possa bastare a definirli come usurpatori. Non credo che si possa definire gli americani come degli assassini anche se la guerra e' una prassi per mantenere la loro economia e quella che loro chiamano democrazia. E' la civilta'. Sono un sistema, l'Italia e gli italiani degli outsider senza regole, E' per questo sopravvivono in un paese che non esiste e di cui non m'importa molto di per se, in quanto tale, la patria come la famiglia per me non sono un valore ma un'esperienza.

Leonardo: Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?

Fabio: Non credo spetti a me a dirlo pero' visto che me lo chiedi, in qualche modo vorrei che si potesse apprezzare la nostra inconciliata corrosivita'. Ecco questo.

Leonardo: Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo? Conoscerete sicuramente la musica moderna giapponese o altre forme d'arte di questo paese. Prescindendo dalle distanze culturali e fisiche che separano i due paesi quali progetti o autori giapponesi preferite o vi sembrano interessanti (non so, vi cito ad esempio il cinema o il fenomeno Esterinaculturale e mediatico degli anime, la letteratura...)? Vi hanno in qualche modo o qualche volta ispirato?

Fabio: Per noi il Giappone e' veramente un posto molto lontano e credo in gran parte sconosciuto. La cosa che mi incuriosisce di piu' e' la capacita' della societa' giapponese di essere onnivora, far coabitare nello stesso luogo tradizione, istanze ultrapop, influenza europee colte, trash. Sono curioso di capire come succede cosa e' che favorisce questo processo.
Non credo di poter dire di essere stato influenzato dalla cultura giapponese anche se ho letto qualcosa di Mishima, ho seguito con interesse la vicenda artistica di Sakamoto e conosco un po' di musica giapponese, forse la cosa che ci ha influenzato di piu' pero' pensandoci e' la tecnologia che in quel paese e' stata prodotta e dalla quale tutti dipendiamo: Korg, Yamaha, Roland, Zoom, Takamine e molti altri sono i marchi che da sempre sono nella nostra sala prove e senza i quali faremo della musica profondamente diversa.

Mi fermerei qui, non vorrei impegnarvi oltre. Grazie ancora a nome del nostro centro.


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Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato (2008)
Afterhours gI milanesi ammazzano il sabatoh (Universal 2008)
(rock) Indie - novita'

Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso
classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente... continua

gli Afterhours
Afterhours...nel rock 'n roll sghembo di "E' dura essere Silvan", apologia della fatica di sostenere la propria immagine, sempre uguale a se stessi, e' contenuta forse la filosofia estetica che riassume, nella propria essenza, questo ultimo disco della band guidata da Manuel Agnelli.

Opera rock dai forti connotati ghardh. Ma in questo molta ef (lfauto) ironia che il gruppo infonde a questo disco, affilati e urticanti entrambi. Un album fatto di urgenze espressive, che non sceglie scorciatoie, tanto nella forma (i suoni) quanto nei contenuti (le liriche). Citiamo qualche titolo, tra quelli che ci sono sembrati i piuf interessanti; una sorta di gmanometrih a indicare la pressione di un album costantemente sullforlo del collasso e con pochi istanti di respiro: il rock raggrumato e cafone di brani come gTutti gli uomini del presidenteh, lascia al posto alle fantasie visionarie e orchestrali, ricche di scampoli di elettronica e fiati di gMusa di nessunoh o di gDove si va da quih; e poi la ballata sballata, con tanto di cori gospel , gOrchi e streghe sono solih; tutto questo per rituffarsi nel clima visionario della sarabanda "finto-rock", dislessica e travolgente, di gNeppure carne da cannoneh.

I milanesi ammazzano il sabato - titolo che mai come di questi tempi ci ef parso tanto azzeccato per unfopera (dfArte) quanto bellissimo se scelto per questo disco - mette in fila quindi una serie di poesie urbane con afflato bukovskyano, senza orpelli o fantasmi letterari a cui render conto. Il disco ef il punto di arrivo, nel 2008, di una band mutante, come poche in Italia, e anche per questo da considerare tra i pochi progetti di facile esportazione e di largo consenso anche allfestero (ricordiamo il loro recente tour in America e la produzione di John Parish). Ma non per questo chini a chissaf quale cliche esterofilo di sorta. Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente.

gmediocri in salvo - di tutto il mondo - ovunque siate - ego vi assolvoh

(Manuel Agnelli, gEf solo febbreh)

Manuel e Patty Smith

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Afterhours.it
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Camera 66 - In sospeso (2008)
Camera 66 gIn sospesoh (autoprodotto 2008)
Indie - novita'

Efun momento particolare per la musica italiana...sembra. Contrariamente alle tendenze
nichiliste e annichilenti della politica e della societaf e parte della cultura...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista ai Camera 66!

...del nostro paese, oggi. Questo forse anche grazie ad una maggiore autoderminazione nelle nuove generazioni di musicisti - chi lo sa - soprattutto contro le globbyh di alcune delle grandi major della musica. Certamente supportati anche dallfaiuto delle infinitef possibilitaf offerte dai mezzi tecnici disponibili oggi - i computer, internet ecc. - e certamente dagli effetti, quelli positivi, della globalizzazione. Tante realtaf si schiudono come i cento fiori di Mao, in tante province italiane: dalla Sicilia dei Marta sui Tubi allfEmilia Romagna dei Penelope sulla Luna passando ancora, ad esempio, per il sud con i pugliesi il Quartetto LfEscargot. I Camera 66 provengono da queste scene. Sono una di queste voci, fin troppo poco nel coro, semplicemente brillanti. Parliamo un pof del loro disco: inutile negare le influenze orgogliosamente e intelligentemente assimilate e riproposte in chiave locale nella loro musica: su tutte, ci sembra, certo suono della Chicago anni f90 (alcune coordinate, ad esempio: David Grubbs e il suo folk-rock cubista , la classe dei Tortoise piuttosto che lfimmediatezza della musica dei June of 44). Ma tutto ciof efun loro pregio e non un difetto o un limite; ci si rende conto, attraverso questo e molti altri importanti particolari della loro musica (tra cui lfuso totalmente originale della voce e delle parole) che forse gquesti italianih fanno veramente sul serio per uscire dai propri confini nazionali e autopromuoversi coraggiosamente, accanto ad artisti di altri paesi. Cfef dellfaltro in gIn sospesoh: ad esempio, tanta elettronica, usata con gusto ed equlibrio. Un disco sobrio, un tantino troppo elegante, che si lascia ascoltare . Non ef vecchio, gioca su linguaggi espressivi diversi e ci fa sperare nel futuro della musica italiana: un futuro non necessariamente fatto anche di bravi copisti sempre chini perof a modelli stranieri o con una insuperabile venerazione (che nel frattempo sembra essersi trasformarta in irrecuperabile e sterile soggezione!) nei confronti dei mostri sacri nostrani e dei loro inarrivabili "capolavori".
Complimenti.
Patrick, Alessandro, Alex e Cristian
Abbiamo rivolto alcune domande ai Camera 66; sono stati gentilissimi e cosi chiacchierando ne ef venuta fuori una interessante mini intervista:

Avete dei punti di riferimento anche puramente ideali e che anche senza accorgervene confluiscono nella vostra musica...
I nostri attuali punti di riferimento sono Tortoise, Autechre, Gastr del sol, Pink Floyd di gMeddleh o meglio del gLive a Pompeiih, Fennesz, Alva Noto + Ryuichi Sakamoto. In effetti i riferimenti piu' comuni che ci hanno affibbiato nella maggior parte delle recensioni si fermano alle gapparenzeh e ad un ascolto superficiale che appunto si limita a delimitare un quadrato di puro post-rock che comunque non mancava nei primo mesi di prove, e che non neghiamo di aprezzare; ma da allora, come ben hai carpito tu, altre sonorita' come quelle citate sopra hanno avuto la meglio proprio per la loro dinamicita' e apertura, cosa che il post-rock non ha, anzi purtroppo alla lunga risulta aime' statico e ripetitivo. Lfassurdo sta nel considerare Tortoise, Fennezs, Gastr del sol e addirittura il progetto Alva noto + Ryuichi Sakamoto post-rock. Quindi che significa post-rock? Il nostro tentativo e' quello di mischiare diversi linguaggi come lfelettronica, il pianismo classico, incastri ritmici quasi progressive (quasi), psichedelia e le parole in un armonia (un equilibrio) che, sia musicalmente che narrativamente, aspirano allfavanguardia del 900, cioe'al tentativo di unire musica e parola senza schemi di genere. Questo e' quello che proviamo a fare e che ci piacerebbe arrivare a suonare...poi vedremo...vedremo...
Patrick, Alessandro, Alex e Cristian
Che cosa significa il titolo del vostro disco...come lo spieghereste ad un pubblico non italiano...tradurlo letteralmente, ad esempio in giapponese, non ne spiegherebbe, credo, le sfumature che gli avete voluto dare.
In sospeso pu' significare: una situazione non definita e non definitiva; tesa emotivamente; un istante precedente un avvenimento non chiaro ma atteso. Qualcosa di simile...piu' o meno...

Sceglieteci nel vostro disco una canzone e una frase nei testi che piu' vi rappresenta o ha un messaggio importante per voi.
Come brano scegliamo la title track gIn sospesoh il brano meglio equilibrato. La frase piu' significativa e' nella seconda traccia (gTutto ef bene quel che finisceh) e dice: gTutto quello che non sai ef importante...dubitare per capireh. Cercare di svegliarsi da questa globotomizzazioneh mediatica e questa standardizzazione culturale. Ricordando che conoscere e interrogarsi e' il miglior modo per capire, scegliere e riconoscersi realmente in cio'che si pensa e si crede.

Sito ufficiale e myspace:
Camera66.it
myspace di Camera 66

Il Genio (2008)
Il Genio gil Genioh (Cramps, Disastro Records, 2008)
(Retrof) Popular - novitaf

Il Genio = amore per il vintage. Ma non solo. la Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a
noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista al Genio!
Alessandra e Gianlucall Genio = amore per il vintage. Ma non solo. La Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia, seppur cosi radicata la cultura e lfamore per la melodia, mancava in tali fattezze. Il pop voluttuoso e celebrale dei Baustelle ci si avvicina, ma il Genio osa una formula piuf soft, almeno nelle apparenze. Meteora pop dai mille (ris)volti. Luminosi e nostalgici come una palla a specchi in una discoteca di altri tempi, ma non cosi digeribilli come le apparenze vorrebbero; proprio come lo era il divino (e giaf citato) Gainsbourg e accanto a lui le sue muse (dalla Bardot alla Birkin) a cui il pop elettronico e da modernariato del Genio sembra ispirarsi. Cugini piuf pop dei luminosi Blonde Redhead nel loro ultimo g23h, al posto di Kazu Makino (voce e femme fatale dei Blonde Redhead) troviamo Alessandra Contini con la sua voce da lolita erotico-provocante. Tutte orecchiabili e appiccicose queste canzoni con i titoli e le liriche dai significati piuf ambigui e intriganti (gPorno poph, gGli eroi del Kung-fuh , gApliqueh) e testimoni di una nuove stagione per la musica italiana. Inutile citare qualche traccia in particolare, si farebbe un torto a quelle non nominate; ma su tutte ci sentiamo almeno di chiamare in causa la splendida gA questo puntoh, capolavoro del duo e summa dellfestetica ambigua e sensuale di tutto lfalbum. Musiche tutte da gustarsi, sotto il sole, nella penombra di una afosa siesta estiva, a lume di candela, in agosto allfimbrunire, quando alzando gli occhi al cielo il tramonto sembra proprio non arrivare mai.

Alessandra e Gianluca



Abbiamo rivolto alcune domande a Gianluca De Rubertis (tastierista e arrangiatore del duo) e a Alessandra Contini (coautrice, voce e basso) che nonostante siano impegnatissimi con il tour promozionale del loro disco ci hanno regalato questa mini intervista:

Cari Gianluca e Alessandra vorrei farvi una domanda con una introduzione un pof strana: In Giappone spesso parlando degli italiani e dei loro modi di fare si cita questa frase gitaliano: mangiare, cantare e amore.h Che ne pensate di questo stereotipo sugli italiani?
In questo momento, mentre rispondiamo alla tua domanda, stiamo mangiando, dopo probabilmente canteremo, riguardo all'amore non abbiamo riserve. Non ci sembra nemmeno un brutto stereotipo.

Alessandra ContiniSe ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?
Semplicemente quello che racchiude la nostra musica: musicalita', ironia, sensualita'.

Che cosa ne pensate di quello che avviene in questi ultimi tempi in Italia (la politica, i problemi sociali come la mafia o le recenti vicessitudini di Napoli, la crisi economica e culturale eccetera...) che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
Non portiamo messaggi sociali o discriminanti sui costumi di un popolo. L'Italia oggi e' un paese un po' piu' provinciale di prima, e' una cosa vera. Ma che male c'e'? Crediamo che ognuno, in prima persona, porti il suo personale messaggio, e, quando quel messaggio viene colto e apprezzato, il pubblico dimentica il background sociale da cui una persona proviene.

Che idea avete invece voi del Giappone? Vi interessa, per quale motivo? Nel campo dellfArte e della Musica in particolare quali progetti o autori giapponesi preferite o vi sembrano interessanti? Vi hanno in qualche modo o qualche volta ispirato? (n.b. nel disco compare anche la cover di gGiapponese a Romah di Kahimi Karie!)
Ci piace molto il cinema di Kitano, la letteratura di Mishima e Murakami, la cucina giapponese, Cornelius, i Pizzicato Five e tanta musica nipponica. Anche i giapponesi sono attratti dalla melodia francese d'altri tempi, quindi condividiamo con il Giappone, per cosi dire, un gusto raffinato e demode' nei confronti della musica. Bellissima poi la cover delle Cibo Matto di "Je t'aime, moi non plus".

Alessandra e Gianluca

Myspace:
myspace di Disastro Records
myspace di il Genio

alcune foto

Marta sui Tubi - Nudi e Crudi (2008)
Marta sui Tubi gNudi e Crudih (Tamburi Usati 2008)
Indie - novita'

Un dvd con tutti i video clip della band siciliana piufinteressante del momento. Piufun
documentario on the road a spasso per lfItalia insieme a Marta Sui Tubi...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista a Marta!
Carmelo, Ivan e Giovanni...seguendo la band durante i loro concerti. E poi un reportage sulla loro incredibile performance dal vivo in un igloo in Van Senales: un concerto unico suonato solo con strumenti scolpiti nel ghiaccio (creati dal liutaio Tim Linhart).
Insieme al dvd anche un cd con quattro nuove strabilianti canzoni in bilico tra rock, folk, sperimentazione, divertissement...
Tutto questo come gustosa introduzione al loro prossimo album ufficiale,gSushi e cocah, che usciraf questo ottobre.
Si prospetta un autunno molto interessante...

In attesa di tutto questo li abbiamo intervistati.

Ciao Gio, Ciao Carmelo e Ciao Ivan...
Che cosa significa veramente gMarta sui Tubih? Quale significato o quali significati avete voluto dare a questa scelta? E perchef avete pensato e poi deciso gSushi e cocah per il titolo del vostro prossimo disco?
Gio:
Il nome e' venuto fuori da una serata alcolica in cui io e Carmelo, il chitarrista, dovevamo assolutamente scegliere un nome per il nostro neonato progetto musicale fino ad allora senza nome, in quanto il proprietario del locale nel quale dovevamo suonare voleva fare delle locandine per pubblicizzare il concerto e gli serviva il nome. Tutto quello che abbiamo saputo tirare fuori quella sera fu Marta sui tubi. A me allfinizio quel nome non piaceva e lo accettai con riserva con la condizione che lfavremmo cambiato quando ne avremmo trovato uno che ci convincesse di piuf. In quel concerto perof molta gente ci fece la tua stessa domanda: gche significa marta sui tubi ?h cosi capimmo che quel nome destava curiositaf e alla fine decidemmo di tenerlo. A quel punto non ci rimaneva che dargli un significato ex post o trovare una spiegazione. Lfidea fu quella di dire in giro che Marta era una ragazza che ci contendevamo entrambi senza saperlo e una volta scoperta la tresca ci spiegammo, picchiandoci in un cantiere dove cferano dei tubi. Tanto stupida la storia, tanto clamore fece presso i primi intervistatori che incontrammo per il nostro album di debutto. Il nome del nostro prossimo disco gSushi e cocah ef il titolo di una canzone che faraf parte dellfalbum. Parla di Milano, la cittaf dove vivo, e dipinge uno stile di vita che comprende anche il cibarsi di sushi (cibo qui italia considerato esotico e in quanto economicamente caro, anche dfelite) e fare uso di coca (a te lfonere di interpretare se il riferimento ef diretto alla bevanda o ad altro).
Carmelo: Marta sui tubi ef lfalternativa ad un nome che inevitabilmente ci avrebbe fatto diventare ricchi e famosi e di cui non possiamo parlare per un voto fatto davanti alla statua di Ricky Gianco.

il trio sicilianoSe doveste consigliare un vostro disco ad un vostro nuovo ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? E insieme al vostro (o ai vostri) cd, quali altri titoli italiani secondo voi non dovrebbe assolutamente perdersi?
Gio
: Sicuramente dal prossimo, perchef ef il piuf sperimentale di quelli finora realizzati. Ef il disco che secondo me si fa ascoltare meglio rispetto agli altri soprattutto da un ascoltatore che non puof capirne le parole. Anche se la parte testuale nelle nostre canzoni ef un elemento fondamentale, in questo disco la musica fa la parte del leone e tutte le canzoni possono essere apprezzate anche solo per la loro costruzione strutturale. Altre band che mi sento di consigliare? Teatro degli orrori , Disco Drive, Paolo Benvegnu'.
Carmelo: Potrebbe partire dal nostro primo disco, sicuramente la cosa migliore che abbiamo mai fatto! Altri titoli italiani che consiglierei sono: Uochi Toki, Benvegnuf, Gigi e La Pallottola (!?) eccetera.

Molti giapponesi leggendo di voi, scoprendo che siete siciliani doc ma che vivete e lavorate fondamentalmente tutti a Milano si chiederebbero allora che cosa ci fate in una cittaf cosi lontana dalla vostra terra di origine? Da queste parti la Sicilia ef molto apprezzata e decisamente in risalita tra i gusti dei giapponesi nel turismo e per la cultura italiana. Che cosa ci potete dire di questa cosa?
Gio:
In realtaf sono solo io che vivo a Milano, Carmelo vive a Bologna e Ivan sta a Bergamo. Viviamo tutti comunque lontani dalla nostra terra natia perchef da quelle parti non cfef una industria discografica nef locali o strutture che ti permettono di intraprendere una carriera artistica professionale. Milano invece ef il centro dellfindustria discografica e tutto quello che accade li, si reverbera in tutto il territorio nazionale. La Sicilia comunque rimane nel nostro cuore e quando ci ef possibile torniamo, soprattutto dfestate, per goderci quegli spazi sconfinati e quella luce che piuf di ogni altra cosa ha influenzato il nostro essere uomini e musicisti.
Carmelo: Prima o poi torneremo a vivere tutti e tre in Sicilia, stiamo solo usando il nord (ahahahah!!!!!) proprio per poterci permettere una dignitosa vecchiaia nella nostra terra di origine.
Ivan: il Giappone e la Sicilia sono entrambi isole, terre di filosofi e di contraddizioni...

La componente live, l'esibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, come per altri artisti italiani mi sembra sia fondamentale per voi. Soprattutto con il vostro pubblico in Italia. Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi? Sogno:...riusciremo a vedervi anche qui in Giappone?!
Gio:
Fino ad ora non abbiamo mai suonato allfestero. Ci sono arrivate delle proposte ma non se ne ef fatto ancora nulla. Molta gente ci dice che la musica potebbe essere bene apprezzata anche allfestero ma andarci a suonare senza una distribuzione discografica e senza una minima distribuzione comporterebbe piuf un costo che un effettivo vantaggio. Per tutti noi il sogno piuf grande sarebbe quello di fare un tour internazionale ma siamo un gruppo indipendente e possiamo contare solo sui nostri contatti e non su quelli di una multinazionale che ci promuove allfestero. Chissaf!

Carmelo, Gio e Ivan
Ivan: il sogno sarebbe nostro, sia perchef il gpubblicoh nippo ef uno dei piu attenti alle novitaf ed alle innovazioni in musica; sia per poterlo finalmente visitare.
Carmelo: Non vediamo lfora di venire in Giappone e chissaf che questa non sia la volta buona!

Il nuovo disco hSushi e Cocah che mi dicevate usciraf a ottobre, ef prodotto da Taketo Gohara. Raccontateci un pof di questa collaborazione; qualche informazione sul signor Gohara; perchef avete deciso di lavorare con lui eccetera eccetera.
Gio:
Taketo lo abbiamo conosciuto tramite dei nostri amici musicisti. Lui aveva lavorato con loro e a noi piaceva il sound che aveva dato a quelle produzioni. Poi abbiamo scoperto che era un nostro fan e in qualche modo si ef imposto a noi come produttore mostrando un entusiasmo tale per la nostra musica che ci ha conquistato. Poi ef una persona molto calma e razionale che bene si combina alle nostre indoli esuberanti e tendenti allo sclero. Con il suo lavoro e la sua personalitaf ha fornito un punto di equilibrio importante che ha influenzato non poco il nostro ultimo lavoro.
Ivan: Taketo ef stato sin da subito sulla nostra lunghezza dfonda cercava di ottenere da noi intensita e passione piuf che robe perfettine per enfatizzare lfatmosfera live delle esecuzioni in presa diretta.
Carmelo: Taketo...quanti ricordi!

In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani?
Gio: Sono tre fra le cose possono rendere un uomo felice. E non solo un uomo italiano. Da noi si usa dire: canta che ti passa, ed e' una cosa vera. La musica e soprattutto il cantare fornisce una via di sfogo ai pensieri scuri che ogni tanto offuscano le giornate. Per quel riguarda lfamore e il cibo... Piuf ce nfef meglio ef. Lo stereotipo ef sempre dietro lfangolo ma va bene cosi. Gli stereotipi sono come i soprannomi, vengono attribuiti a chi presenta peculiaritaf forti e distintive che trasmettono carattere. Ma non si possono scegliere, sono lfabito che qualcuno ti ha cucito addosso per evitare di vedere le tue parti peggiori!

Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?
Gio: di noi tutto, dellfitalia ti dico invece cosa non esporterei: il vaticano, la classe politica e la burocrazia.
Carmelo: ommioddio!!!! Sono un italiano!

Che cosa pensate di questo a proposito dellfimmagine e della fama allfestero del vostro paese e invece della realtaf tangibile, dei problemi, della politica e dellaf societaf dellfItalia attuale e che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
Gio:
Ci sono due italie; quella traffichina fiscalmente e legalmente borderline che trova in berlusconi un profeta e un esempio da seguire lasciandolo leggiferare accettando che si faccia le leggi ad personam per non finire in galera e per difendere i suoi interessi economici, e quella che invece desidera un ceto politico e una politica trasparente con leggi uguali per tutti senza eccezioni e disciminazioni. Questfultima perof non riesce piuf ad organizzarsi politicamente a causa della ossessiva tendenza dei suoi leaders a frammentarsi in piccoli partiti che si arroccano alla propria poltrona dietro sfumature della stessa idea. Ci sono dei paradossi nella politica italiana; nella coalizione che governa convivono anime secessioniste che vorrebbero un nord Italia staccato dal resto del paese e per assurdo invece le regioni che hanno votato in maniera piuf compatta a destra sono state proprio le regioni meridionali!!! Il destino politico di questo paese non saraf mai chiaro e limpido fino a quando esisteranno poteri occulti come la mafia, la massoneria e la chiesa.
Ivan: in genere sarebbe saggio non fermarsi mai ai luoghi comuni, la storia ci insegna che possono diventare un pericoloso pretesto...

Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo?
Ivan:
il Giappone ha 1000 motivi di interesse, dalle cerimonie antike alle grandi metropoli, i manga e le mutandine...akira e kurosawa, i treni, i terremoti, i karaoke, i kamikaze, i loudness...

Ok, vi ringraziamo tanto per questa interessante chiacchierata. Grazie.
Grazie e a presto. Cia'.


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Baustelle - Amen (2008)
Baustelle gAmenh (Warner Atlantic 2008)
Pop - novita'

Difficile parlare di questo disco. Fiumi di carta stampata sono stati scritti sui Baustelle
in questi ultimi mesi; blog affollati dai commenti sul loro gAmenh...  continua

Baustelle
la band...tanti quanta la gente ai loro concerti o i fan ad attendere un loro gesto e pronti ad assecondare ogni loro capriccio. Fatto ef che il disco ef bellissimo, fatto di canzoni di alta qualitaf di scrittura, con incisi memorabili come non se ne sentivano dai tempi di gAzzurroh o gSe Telefonandoh.

Entriamo con occhio clinico in questo disco: chi segue la musica italiana da sempre si accorge che potrebbe essere unfinstantanea sullo stato attuale del pop nostrano.

La poetica dei Baustelle ef un concentrato di raffinato cinismo; subliminale come gli effetti dellfassenzio; dolcemente iniettato nelle quindici tracce del disco. I veleni contenuti in queste musiche aggrediscono con non chalance le orecchie e la mente dellfascoltatore; questo soprattutto attraverso le liriche agrodolci di Francesco Bianconi, interpretate tanto dal leader maschile (dal cantato talvolta un pof salmodiante e umorale come Battiato, altre volte profondo e avvolgente come De Andref) quanto dalla voce sensuale della tastierista, Rachele Bastreghi. Gli arraggiamenti vantano poi, questa volta, una produzione pressochef impeccabile (a cura degli stessi Baustelle e in collaborazione con Carlo U. Rossi, giaf importante produttore nella scena indie italiana, dagli anni ottanta a oggi) ricchi di arrangiamenti orchestrali che accompagnano e interagiscono con il rock sofisticato e patinato dei Baustelle. Numerose le collaborazioni, doveroso citiare almeno il Maestro Alessandro Alessandroni (il famoso fischio, ma non solo, nelle celebri colonne sonore di Morricone per i film western di Sergio Leone) lf Orchestra d'Archi Edo Dea Ensemble di Edoardo De Angelis e Silvia Catasta diretta da Fabio Gurian, una sezione fiati, il musicista etiope Mulatu Astakte, Sergio Carnevale (giaf nei Bluvertigo ) Beatrice Antolini, lfarpista e percussionista Beatrice Martini e molti altri.

Francesco e RacheleCome dicevamo, quella dei Baustelle ef una poetica nichilista, poco narrativa e molto riflessiva; spesso una sorta di invito, tra le righe, al gsuicidio" (intellettuale e non). Attraversata dalle infinite inquetudini, vere o ipocrite che siano, di un paese sullforlo di una crisi di nervi, interiormente lacerato da crisi di identitaf.Questo disco, manifesto di una generazione disillusa e talvolta un pof troppo radicalchic ma sempre molto presente e molto piuf ingerente di quanto non si veda, nasce quindi da un humus tutto italico, rivolto al presente e allfattualitaf: dagli effetti collaterali della spazzatura campana, ai drammi sociali come la storia di Alfredino , passando per la crisi culturale e mediatica dellfitalietta berlusconiana, sino alla situazione paradossale delle recenti vicessituini politiche che frustrano e danneranno per molto tempo ancora, il Belpaese. E poi come dice Bianconi nelle sublimi strofe di gAlfredoh (Parafrasando in poesia le atmosfere dellfera in cui stiamo vivendo: tempi in cui la grealtafh- fittizia - dei media sembra avere piuf valore del presente stesso.):

gIntanto Dio guardava il Figlio Suo E in onda lo mando'h.

Amen.


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Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata (2008)
Le luci della centrale elettrica gCanzoni da spiaggia deturpatah (La Tempesta 2008)
Indie - novita'

...uno degli ultimi cantautori italiani, forse il primo, grande, di questo nuovo secolo. Che poi
questo Vasco Brondi, meglio conosciuto con il nome del suo progetto...  continua

Le luci della centrale elettrica
Premessa: un tipo da spiaggia, una canzone da spiaggia...

VascoDefinire una canzone gda spiaggiah, a noi italiani fa immaginare o intendere una canzone facile da canticchiare, che tutti ricordano, di facile orecchiabilitaf. Una di quelle canzoni che magari dfestate, qualcuno, imbracciando la chitarra, inizia a intonare mentre gli amici, intorno a un falof in riva la mare, lo seguono canticchiandone le parole o alcune frasi che, per forza di cose, per amore o per odio, sono rimaste nella memoria collettiva.

Che la musica italiana, tradizionalmente, e che perciof anche le canzoni delle Luci della centrale a loro modo, abbiano nel loro dna una orecchiabilitaf latente, non ef un mistero. Non dimentichiamo poi che Vaso Brondi accompagna la sua voce solo con una chitarra (e qualche scampolo di elettricitaf ed elettronica). Far seguire perof a gcanzoni da spiaggiah lfaggettivo gdeturpatah fa presaggire a un qualcosa in piuf...ma entriamo nel disco e parliamone un pof.

VascoNon un collettivo, come il nome suggerirebbe, ma ma bensi una vera e propria one man band. Ad una ascolto piuf attento perof ci si accorge che il disco, pur essendo firmato dalle Luci, ha in realtaf alle spalle una produzione eccezionale, molto piuf complessa di quanto non sembri, anche se mai troppo invadente: tanti e importanti sono infatti i suoni sparsi, le sottili architetture di chitarre elettrificate, i borbottii acustici dei bassi, i tamburi e le piccole diavolerie elettroniche disseminate, educatamente, nelle dieci tracce del disco dal nume tutelare e co-produttore di questo disco, Giorgio Canali (Rosso Fuoco, P.R.G., C.S.I.). Tutto questo a fare da sostanzioso contorno alle ballate per voce e chitarra di uno degli ultimi cantautori italiani, forse il primo, grande, di questo nuovo secolo. Che poi questo Vasco Brondi, meglio conosciuto con il nome del suo progetto Le luci della centrale elettrica, sia giovanissimo, ventiquattrenne, ferrarese (proveniente cioef non da una di quelle cittaf italiane che soltanto grazie alla fama conclamata delle loro scene musicali e dei loro artisti sdoganerebbero il disco, subito, lanciandolo nello star system ufficiale) non sono che particolari trascurabili. La sua adolescenza e probabilmente i suoi primi ascolti saranno stati segnati da alcuni importanti eventi ed ef facile immaginarne qualcuno: negli anni novanta, nella musica italiana, scomparivano alcuni grandi (pensiamo ad esempio a Battisti, nel 1998 o a De Andref , nel 1999); la cosiddetta new wave italiana era giaf storicizzata e anche il cantautorato assumeva forme nuove ed interessanti, opinabili o meno.

Vasco dal vivoVasco, con disinvoltura, estro e intelligenza riesce a creare e a manifestare nella propria musica un rapporto esclusivo, tutto per sef, diretto e di non subordinazione, con i maestri prima di lui ai quali, in parte, si ispira. Omaggia Rino Gaetano, ad esempio, soprattutto nel suo modo di cantare e nella visionarietaf della sua poetica: nei versi bellissimi di gNei garage a Milano nordh in cui, in coda, inserisce, in punta di piedi, un trasparente cut up a rievocare alcuni passaggi di gIl cielo ef sempre piuf bluh (n.b. celebre brano di Rino Gaetano). Ma anche per Vasco come per il compianto Rino, che soleva cantare di una realtaf amara tentando di esorcizzare lfessenza piuf negativa e insofferente della societaf umana stessa, il cielo ef in veritaf gsempre piuf grigioh.

Nelle sue gcanzoni deturpateh, cantate a squarciagola, con rabbia e disincanto, con i nervi scoperti, con il cuore in mano, lfArte ef nel suo momento di piuf alta ispirazione; mentre il corpo, quello dellfartista stesso, vive momenti anche di indigenza, di difficoltaf nel rapporto con il presente, per la sopravvivenza, nella lotta con le leggi di mercato che inquinano lfArte stessa. Vittima e compartecipe della crisi del mondo circostante e in particolare del proprio paese sempre piuf in mano ad una lobby di manigoldi, lfArtista osserva e racconta il degrado della societaf e dellfambiente in cui (soprav)vive. Non puof non emergere quindi anche il problema dellfautoaffermarzione e dei tortuosi percorsi che la impediscono. Vasco canta di questo e di molto altro, parlando soprattutto e in fin dei conti dfamore, trasfigurando paesaggi urbani giaf di per sef astratti e malcelatamente inospitali. La sua poesia rivela una visionarietaf maggiore e abbastanza diversa dai declami sarcastici e diretti, non privi perof di autoironia, sviluppati nella scrittura post-storicista di Max, mente e voce dei contemporanei Offlaga Disco Pax.

Vasco
Nonostante questo, il suo stile, talvolta onanistico e viscerale, con lfuso di un linguaggio a tratti fortemente introspettivo e simbolista, risulta perof di una straodinaria comunicativitaf.

Un poeta, si...uno degli ultimi.

Grazie di esistere.


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le luci della centrale elettrica blogspot
myspace delle luci

Offlaga disco pax - Bachelite 2008
Offlaga Disco Pax gBacheliteh (Santeria 2008)
Indie - novita'

Come si legge spesso tra i blog in rete (ne citiamo uno in particolare) ''descrivere un disco degli Offlaga non e' cosa facile; loro non scrivono canzoni.'' E ancora ''raccontano storie ed e'...  continua

Bachelite
...come assistere alla visione di tanti cortometraggi privati delle immagini e a cui restino solo la voce del narratore e la colonna sonora.'' Questo secondo album esce a tre anni di distanza dal loro disco di debutto ''Socialismo tascabile''. Opera che per la sua straordinaria novita', nonostante tutti i palesi riferimenti al passato sociale e musicale degli anni ottanta in Italia, riusci a mettere d'accordo pubblico e critica. Bachelite insiste sulla linea programmatica del suo predecessore. Leggermente piu' ironici ma sempre sferzanti i toni delle narrazioni. Rispetto al passato, gli arrangiamenti (ancora tra elettronica e post-rock mutante) si fanno talvolta piu' complessi e articolati. Pagine di letteratura in musica che fanno riflettere. E a volte suscitano anche nell'ascoltatore un sorriso cinico e beffardo nei confronti di una realta' che, non solo eufemisticamente, dal techinicolor si riavvia sempre piu' verso il bianco e nero.

Sito ufficiale e myspace:
Offlaga disco pax.it
myspace di Offlaga Disco Pax


Rino Gaetano - Figlio unico 2007
Rino Gaetano gFiglio Unicoh (Rai Trade 2007)
Classici del Passato

Antologia di inediti e rarita' (preziosa soprattutto la raccolta di alcuni filmati della Rai contenuti nel dvd accluso) per uno dei personaggi piu' interessanti, bizzarri e compianti della musica italiana.  continua

Rino Gaetano
Romano di nascita ma figlio di emigranti calabrasi, Rino cantava, prima della sua scomparsa prematura a trent'anni, nell'81, in un incedente stradale, degli amori, dei dolori e delle speranze, tradite e disincantate, di un uomo normale, sognatore quel tanto ma sempre attento e compartecipe delle disgrazie del popolo. Scelte per questo box commemorativo alcune tra le canzoni piu' famose, piu' belle e significative del cantautore: da Il cielo e' sempre piu' blu, a Gianna, Nuntereggaepiu', Berta filava e molte altre ancora. Indimenticabili le liriche di Rino ma soprattutto la sua voce, per i toni talvolta sofferti e malinconici. Acquisto consigliato per chi gia' lo conosce ma anche per chi non, afecionados e neofiti!


Subsonica - L'eclissi 2007
Subsonica gL'Eclissih (Virgin 2007)
Popular (elettro) - novita'

Nuovo album dei Subsonica. Continua la ricerca intrapresa da qualche anno della band di Torino all'insegna di un suono piu' sofisticato e testi piu' introspettivi, talvolta ricchi di richiami ...  continua

i Subsonica
...con il presente e l'attualita'. Maggiore quindi l'attenzione alla produzione e ai suoni, piu' elettronici che acustici, anche se non sono rari gli inserti quasi orchestrali degli archi o le linee secche e talvolta dirompenti delle chitarre elettriche. Un gruppo ormai maturo, celebre quel tanto che basta per non cadere pero' ancora nel baratro della banalita' e della crisi creativa che spesso contagia molti progetti nati in questi ultimi anni gia' subito dopo gli esordi.

Sito ufficiale: Subsonica.it


Antonello Venditti - Dalla pelle al cuore 2007
Antonello Venditti gDalla pelle al cuoreh (RCA Italiana 2008)
Popular - novita'

Ritorno del grande cantautore romano. Accanto alle decine di raccolte e best che hanno tempestato il mercato natalizio dei regali, tra autori nostrani e celebrita' internazionali, Venditti ci regala...  continua

Antonello Venditti
...un album di canzoni tutte nuove. E' la poetica di un cantautore disincantato e diciamo pure icona di un certo cantautorato italiano pop fatto di personaggi sempreverdi come anche Celentano, Vasco o Mina. Anche se non ci sono piu' le liriche sofferte e sferzanti di ''Sora Rosa'', le serenate coatte di ''Roma Capoccia'' o anche gli inni da stadio di ''Grazie Roma'', Antonello continua a far sognare con la sua romanticheria semplice e diretta vecchie e nuove generazioni di estimatori.

Sito ufficiale: Antonello Venditti.it

un mix da L'illusione del volo un mix da Chimentidanzasilenda un frammento di Siberia dei Diaframma un mix del Bar un mix del Bar un mix da Coniglio Nazionale un mix dagli artisti del Madcap un mix da "Diferoedibotte" un mix da "I milanesi ammazzano il sabato"un mix da "In sospeso" un mix da "Il Genio" qualche immagine da "Nudi e Crudi"un mix da "Amen"un mix da "Canzoni da spiaggia deturpata"un mix da "Bachelite"mix da Figlio Unico mix da L'eclissi mix da Dalla pelle al cuore